sabato 31 dicembre 2016

(cit.)

"È più facile ingannare la gente che convincerla che è stata ingannata." (Mark Twain)

"È un bene che gli abitanti della nazione non capiscano abbastanza il nostro sistema bancario e monetario, perché se lo facessero, credo che ci sarebbe una rivoluzione prima di domattina." (Henry Ford)

"Quando un governo non fa ciò che vuole il popolo, va cacciato via anche con mazze e pietre." (Sandro Pertini)

Cos'hanno in comune queste tre frasi? Almeno due cose. La prima: sono molto citate, solitamente con aria compiaciuta e molti punti esclamativi di contorno, sul web complottista, filo-grillino e anti-sistema in genere. La seconda: sono tutte e tre false. 
La domanda "Ma perchè diavolo ti preoccupi della corretta attribuzione di tre frasi diffuse in Rete?" è legittima, ma il fatto è che io, da che mi ricordi, ho sempre avuto la passione per le citazioni. Le frasi argute, i motti di spirito, le osservazioni fulminanti che in poche parole riescono a stupire, a divertire, a cambiare la prospettiva sul mondo, mi hanno sempre affascinato, continuano a farlo, e mi sembra come minimo corretto che quando si cita qualcuno, lo si citi con un minimo di accuratezza. 
Vista la mia età, ho esercitato questa mia passione in due epoche e con due modalità ben distinte: prima e dopo l'avvento dell'Interwebs*. Prima sono stato un accanito consumatore di florilegi e dizionari di citazioni, nonchè un devoto lettore del geniale "Anche le formiche nel loro piccolo s'incazzano" e dei numerosi seguiti. Dopo, come in tanti altri ambiti, è cambiato tutto. E, come in tanti altri ambiti, a un aumento enorme della disponibilità e della facilità di reperimento si è affiancato un aumento enorme della fuffa, ossia, in questo caso, di citazioni errate, attribuite alla persona sbagliata o addirittura inventate di sana pianta. 
Non sorprende che spesso questa fuffa venga diffusa da ambienti complottisti o affini al complottismo: in fondo da chi non verifica le fonti parlando di cospirazioni per sterminare l'umanità, non ci si può aspettare l'accuratezza filologica di andare a cercare il vero autore di una frase.
Ad esempio, le citazioni di Twain** e Ford*** in apertura, particolarmente amate dai complottisti di corrente signoraggista/sovranista**** sono, nella migliore delle ipotesi, delle riformulazioni fatte da terzi di concetti vagamente simili espressi dai due presunti autori, mentre la paternità di quella di Pertini è stata smentita direttamente dalla Fondazione a lui intitolata.
Purtroppo, anche quando viene dimostrata la falsità, o almeno l'errata attribuzione di una citazione, la sua circolazione non diminuisce, se non in maniera minuscola. Le reazioni tipiche quando, come mi è capitato, si fa notare l'errore e lo si corregge con tanto di fonti, sono piuttosto prevedibili e piuttosto scoraggianti: "[presunto autore] non l'avrà detto, ma lo pensava"; "[presunto autore] non l'avrà detto, ma il concetto resta valido"; "non l'avrà detto [presunto autore], ma l'ha detto [presunto altro autore, altrettanto sbagliato]"; "non hai niente di più importante a cui pensare?"; "fatti i cazzi tuoi".
Eppure, per quanto marginale, credo che si tratti dell'ennesima spia di un modo di pensare che vedo sempre più diffuso e che francamente mi spaventa: il rifiuto della competenza, l'esaltazione del dilettantismo e dell'approssimazione, la refrattarietà ad accettare fatti che contrastino con le proprie opinioni già formate. In politica, quest'anno va di moda parlare di post-truth, in altri ambiti, da sempre, lo si è chiamato antiscienza.

(Piesse: avevo iniziato a scrivere questo post qualche settimana fa, ed è solo una coincidenza che l'abbia finito oggi. Approfitto per fare ai miei dodici lettori gli auguri per un 2017 che sia - come minimo - migliore di questo 2016 che sta finendo. Non dovrebbe essere difficile.)

* Ossia, per me, gennaio 1997. In data opportuna verrà pubblicato post (auto)celebrativo.
** In originale "It's easier to fool people than to convince them that they have been fooled."
*** In originale "It is well enough that people of the nation do not understand our banking and monetary system, for if they did, I believe there would be a revolution before tomorrow morning."
*** A cui prima o poi ho intenzione di dedicare un post: è una delle branche del complottismo più divertenti e più strampalate; purtroppo è anche piuttosto tecnica, quindi è richiesta un po' di preparazione.

domenica 18 dicembre 2016

FilmRece: Rogue One

Recensione veloce per l'ultimo film ambientato nella galassia lontana, lontana, ovviamente senza spoiler, anche se ha poco senso parlare di spoiler per una vicenda di cui già in partenza, e già da trentanove anni, si conosce il finale.

Si era parlato di un film che, per la prima volta nella saga di Star Wars, avrebbe mostrato in maniera realistica la guerra, in tutto il suo orrore e in tutta la sua crudezza; ora, Rogue One non è Salvate il soldato Ryan, ma è sicuramente meno patinato e meno stilizzato dei suoi predecessori: ci sono sequenza in che non stonerebbero in un Platoon, un Apocalypse Now o un Full Metal Jacket, ovviamente escludendo X-wing e AT-AT*.
In più, per la prima volta si mostra l'inevitabile lato oscuro della Ribellione: non si tratta più di eroi senza macchia come negli altri film, ma di uomini (o umanoidi) pronti a scendere a compromessi per la Causa, pronti a tradire e uccidere a sangue freddo; personaggi più realistici, più definiti, e quindi più interessanti.
Ovviamente si tratta pur sempre di un film Star Wars, per di più sotto l'egida Disney, quindi non mancano i momenti leggeri, ma il tono generale del film è decisamente cupo, e perfettamente adeguato alla storia che si racconta: in particolare ho trovato davvero azzeccato il finale, sia dal punto di vista emotivo che da quello puramente cinematografico.
Gli attori, da Felicity Jones (Jyn) e Ben Mendelsohn (Krennic, grande antagonista) a tutti i comprimari, sono ottimi, e non vedo l'ora di ascoltare in originale la prestazione di Alan Tudyk nel ruolo del robot imperiale riprogrammato K-2SO**.
In conclusione un'ottima aggiunta all'universo Star Wars, all'altezza degli episodi migliori della saga e, ancora più importante, un ottimo film anche se considerato da solo.

Rogue One su IMDb: 8.3/10
Rogue One su Rotten Tomatoes: 84%

* C'è una scena che è quasi identica a quella in soldato Ryan in cui Tom Hanks spara con la sua pistola ad un carro armato, ovviamente senza alcun effetto, e viene salvato solo dall'intervento imprevisto di un aereo.
** Che a tratti mi ha ricordato parecchio il Paranoid Android Marvin della Guida galattica per autostoppisti.