giovedì 17 settembre 2015

L'inaspettata fama dei secondi arrivati

Tutti, spero, sanno chi era Neil Armstrong. Moltissimi, spero, sanno chi era Edmund Hillary. Molti meno, temo, sanno chi è Buzz Aldrin e ancora meno, sono quasi certo, sanno chi era Tenzing Norgay; questo nonostante le imprese dei primi non sarebbero state possibili senza i secondi*. Aldrin e Tenzing sono però sicuramente più visti delle loro controparti: entrambi sono infatti i protagonisti - anche se a volto coperto - delle immagini più iconiche delle rispettive imprese. Curiosi parallelismi: entrambe le fotografie sono state scattate dai loro compagni e non esistono immagini nè di Armstrong sulla superficie della Luna nè di Hillary sulla cima dell'Everest**.

I miei dodici lettori, a questo punto, potrebbero legittimamente prorompere in un sonoro "Esticazzi?", e non avrebbero torto. Semplicemente ho appena finito di leggere l'ottimo Into Thin Air di Jon Krakauer, in preparazione della visione di Everest la settimana prossima, mi è capitata sotto gli occhi, dopo anni che non la vedevo, la fotografia di Tenzing e mi è venuto spontaneo il confronto con quella di Aldrin. A volte non serve una ragione particolarmente profonda per avere voglia di scrivere qualche riga.

*E, nel caso del primo allunaggio, senza Michael Collins e le migliaia di persone che lavorarono al Programma Apollo. E sì, i lunacomplottisti possono allegramente soocare.
** Più precisamente, non esistono immagini *decenti* di Armstrong sulla superficie della Luna.

sabato 12 settembre 2015

M5S: The Gift That Keep On Giving

Poteva trascorrere una data simbolica com'è l'11 settembre senza che qualche grillino se ne uscisse con una stupidaggine complottista? Ovviamente no. L'anno scorso, in occasione dell'anniversario del primo allunaggio, abbiamo potuto ammirare l'indimenticabile performance dell'On. Sibilia, in cui il Nostro dimostrava un rapporto quantomeno flessibile sia con la storia dell'astronautica che con l'aritmetica. Stavolta conquista le luci della ribalta l'On. Angelo Tofalo che, su Twitter e Facebook, ha condiviso un video dell'associazione americana Architects and Engineers for 9/11 Truths, accompagnato dall'affermazione "non smetterò mai di cercare la verità". Non ho il tempo nè la voglia di andare ad analizzare nel dettaglio le affermazioni che vengono fatte nel video, anche perchè già da tempo sono state ampiamente debunkate; rimando chi avesse voglia di approfondire all'indispensabile blog undicisettembre, alle sue FAQ e al suo motore di ricerca.
Voglio solo, una volta di più, esprimere la mia gioia per non aver contribuito con il mio voto a spedire in Parlamento persone del genere. A questa si affianca però una certa preoccupazione, perchè l'On. Tofalo, oltre che Deputato della Repubblica, è membro nientemeno che del COPASIR, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, ossia l'organo parlamentare per il controllo dei Servizi segreti.
Giusto ieri (prima di scoprire la perla dell'On. Tofalo) scrivevo su Twitter:
Ora, non so cosa ne pensino i miei dodici lettori, ma l'idea che una persona così abbia qualunque cosa a che fare con i Servizi segreti del mio paese mi fa correre un brivido gelido lungo la schiena.

venerdì 11 settembre 2015

Book(mini)Rece: Terry Pratchett - The Shepherd's Crown (con una divagazione sulla perdita degli autori che si amano)

Un paio di giorni fa ho finito di leggere The Shepherd's Crown, quarantunesimo e ultimo libro della saga di Discworld, di Terry Pratchett. Ultimo nel senso più definitivo del termine, perchè purtroppo Pterry è morto nel marzo di quest'anno e sua figlia ha dichiarato che non verranno pubblicati, da lei o da altri, ulteriori libri. 
È la prima volta che mi capita di dover affrontare in diretta la morte di uno scrittore che amo, sebbene di un amore decisamente tardo, dato che prima del 2008 non avevo idea di chi fosse Terry Pratchett. Un collega dell'epoca* mi parlò entusiasticamente di questi strani libri di fantasy comica**, cercai qualche informazione sull'Interwebs e acquistai immediatamente The Colour of Magic. Sette anni e quarantuno libri dopo, finisco un viaggio bellissimo in questo curioso mondo piatto, sostenuto da quattro giganteschi elefanti che a loro volta poggiano su una ancor più gigantesca testuggine, che fluttua nell'universo. E il senso di perdita è enorme perchè, dannazione, Pterry non aveva finito di raccontarci le sue storie di streghe e draghi, elfi e goblin, maghi e troll, déi dal dubbio senso dell'umorismo e commercianti dalla dubbia moralità, che in teoria non avrebbero dovuto avere nulla in comune con la nostra Terra e invece chissà come parlavano proprio di noi e del nostro mondo tondo. Si dice che gli appassionati di libri a volte si dispiacciono più per la morte di un personaggio di carta che per quella di una persona reale: non dico che non sia vero, dico solo che chi non legge non può capire che quando si ama una storia, la distinzione è priva di senso. Tiffany Aching, Samuel Vimes, Ponder Stibbons, Granny Weatherwax, Moist Von Lipwig sono persone reali, e fa male pensare che le loro storie sono finite.

Due parole sul libro: questo Shepherd's Crown non è senz'altro il migliore della saga***, e a tratti si percepisce che per quanto sia un testo completo e finito (e non, come spesso accade per le pubblicazioni postume, un'accozzaglia di appunti messi insieme alla bell'e meglio), è mancata un'ultima ripulitura; in più non è un libro di transizione, ma uno che porta cambiamenti radicali nel Mondo Disco, e quindi la fine, anche se non è un cliffhanger nel senso più classico del termine, lascia una gran voglia di sapere che effetti avrebbero portato quei cambiamenti. È comunque una conclusione più che degna per la saga di Discworld, e posso fare finta che quel groppo alla gola che ho sentito quando ho chiuso il libro era solo commozione per alcune delle cose successe nelle sue pagine, e non la consapevolezza che avevo finito per sempre**** una delle avventure più divertenti, più coinvolgenti e più intelligenti mai incontrate nella mia quasi quarantennale vita di lettore.
La terra ti sia lieve, Pterry, e grazie di tutto.

* Davide, se mai leggerai questo post, grazie mille.
** Discworld è molto più che fantasy comica, specialmente negli ultimi libri, ma come iper-semplificazione può andar bene.
*** La mia Top 5, se interessa, è: Small Gods, Monstruos Regiment, Carpe Jugulum, Night Watch e I Shall Wear Midnight.
**** Come dicevo qualche post fa, ho intenzione di rileggere tutto Discworld, prima o poi, ma non ci saranno più storie nuove. 

lunedì 7 settembre 2015

L'importanza del rombo di un V10

L'altro ieri, con la mia metà e una famiglia di amici, sono tornato all'Autodromo di Monza dopo più di dieci anni per vedere le qualifiche del Gran Premio. È stata una bellissima giornata, per la compagnia, per l'atmosfera unica dell'Autodromo in un fine settimana di gara, per il risultato delle Ferrari (risultato, ahimè, ripetuto solo in parte in gara), ma è stata anche l'amara presa di coscienza che una certa Formula 1, quella con cui sono cresciuto, è probabilmente morta per sempre. Mi spiego meglio. Ho visto la Formula 1 dal vivo per la prima volta nel 1989 e per l'ultima volta nel 2004 (con una gloriosa visita ai box Ferrari durante una prova privata): il primo anno in cui i motori tornarono ad essere 3.5 litri aspirati dopo la parentesi turbo degli anni '80, e in cui sulla griglia c'erano V8, V10 e V12, e il penultimo anno dell'era dei 3.0 litri V10. Il ricordo più nitido che ho delle mie cinque o sei visite a Monza è il suono dei motori, e posso garantire: chi non ha sentito dal vivo un V10 di Formula 1 lanciato a 320 chilometri all'ora e a 18.000 giri al minuto non ha idea di che cosa sia. È più di un suono, è una vibrazione che prende lo stomaco e risale fino alla gola, è l'aria stessa che sembra strapparsi, è brutale, viscerale, feroce, è un'apocalisse. Ed è, anzi era, dannatamente forte.
Perchè la presa di coscienza a cui accennavo prima è questa: i nuovi turbo V6 ibridi sono dei capolavori di ingegneria e di tecnica, non c'è dubbio. Il fatto che riescano a reggere per cinque o sei gare, e garantiscano prestazioni di poco inferiori ai V8 usati fino al 2013, con consumi inferiori fino al 30% è un miracolo tecnologico. Ma hanno un suono ridicolo. Dalla Parabolica si sentiva arrivare un V10 fin dalla seconda di Lesmo; questi V6 non si sentivano nemmeno dall'uscita della variante Ascari. In più, invece del furente rombo dell'apocalisse a cui ero abituato, producevano un rantolino a metà tra un aspirapolvere e un ventilatore con il perno impolverato. Mestizia.
Pare che dal 2017 la FIA voglia introdurre, tra le altre modifiche, anche un qualche sistema per tornare ad avere un suono del motore perlomento decente (anche se l'urlo da banshee dei V10 dei primi anni 2000 non tornerà più): lo spero, perchè francamente, con questi V6 non vale proprio la pena di vedere le gare dal vivo.