giovedì 31 dicembre 2015

B(ufal)otti

Premessa 1: considero i botti, capodanneschi e non, uno dei modi più imbecilli, se non il più imbecille in assoluto, per sprecare i propri soldi. Ergo, nemmeno quest'anno, come da più o meno vent'anni, farò esplodere alcunchè. Credo di non avere in casa più nemmeno le stelline di Capodanno.
Premessa 2: da sempre, nella mia famiglia c'è stato - e c'è tuttora - un cane; in passato abbiamo avuto anche pesci, canarini, criceti, tartarughe e, quando ero bambino, anche le galline. Ergo, pur senza pretese di rappresentatività statistica, so di cosa sto parlando.
Detto questo: c'è qualcuno tra i miei dodici lettori che ha avuto un animale, o che conosce direttamente* qualcuno che ha avuto un animale che ha riportato danni seri, o che addirittura è morto in seguito ai botti? Perchè a giudicare dagli allarmi diffusi dai media (social o meno) ogni 31 dicembre dovrebbe esserci una strage di
dimensioni bibliche di cani, gatti e passerotti, che non potrebbe passare inosservata. Io, sinceramente, non me ne sono mai accorto. Certo, la notte di S. Silvestro non è sicuramente la più piacevole dell'anno per gli animali domestici, ma dalla mia esperienza diretta e da quella delle persone che conosco, non è peggiore di una qualunque notte di temporale.
Insomma, ho l'impressione che, al di là della forma grammaticale quanto meno discutibile dell'immagine là sopra, questa campagna allarmista sia l'ennesima scempiaggine animalista, basata su statistiche inventate quando non sul nulla assoluto. E dire che di motivi per promuovere un uso quantomeno consapevole dei botti ce ne sarebbero parecchi**, ma al solito, quando si diffonde fuffa, si rischia di eclissare anche quel po' di buono che ci potrebbe essere nella causa che si sostiene.
Bufale un tanto al chilo ha pubblicato un articolo molto interessante sul tema, e per gli approfondimenti rimando ivi i miei dodici lettori.

Buon anno.

* Ribadisco, direttamente, il de relato o la storia raccontata da mio cuggino non valgono.
** Le centinaia di feriti e l'occasionale morto ad ogni Capodanno, ad esempio.

sabato 19 dicembre 2015

Film(mini)Rece: Star Wars Ep. VII - Il Risveglio della Forza (senza spoiler!)

Mini recensione, rigorosamente senza spoiler, appena rientrato dalla visione de Il Risveglio della Forza (ovviamente all'Arcadia di Melzo, nella rinnovata sala Energia). Mi è piaciuto. Molto. Concordo con le critiche di chi dice che la trama è molto/troppo simile a quella della trilogia originale, ma concordo anche con chi dice che in fondo non ci si poteva aspettare niente di diverso da un film che deve essere (anche) il primo atto di una nuova saga, e deve riuscire contemporaneamente a rituffare i vecchi fan nell'universo che conoscono e amano e a conquistare chi si accosta per la prima volta alla galassia lontana lontana. Personalmente ho trovato alcune battute del film una strizzata d'occhio ai vecchi fan, come se J.J. ci stesse dicendo: "D'accordo, lo so che questa scena l'avete già vista, però portate pazienza, in qualche modo dovevo citare/omaggiare/copiare i vecchi film."
Che cosa funziona? I nuovi protagonisti sono azzeccati, in particolare Rey, dura, dolce e con uno sguardo che non si dimentica; il nuovo droide-pallone da spiaggia BB-8 è adorabile; i vecchiacci della trilogia originale, Han Solo su tutti, sono impeccabili; la musica di John Williams pure; il 3D è forse il migliore che abbia mai visto in sala dopo Avatar; la storia (con le riserve sul copia&incolla a cui accennavo sopra) scorre che è una meraviglia e il bilanciamento tra azione, umorismo e dramma è perfetto.
Cosa funziona meno? Sostanzialmente solo i cattivi, che (almeno per ora) non hanno il carisma di un Vader o di un Imperatore. Non una carenza da poco, indubbiamente, ma credo che Kylo Ren abbia il potenziale per diventare un personaggio molto interessante.
Insomma, un grande ritorno nell'universo di Star Wars, che spazza via anche solo con le prime due scene l'intera trilogia-prequel, e che mi lascia con enormi speranze per gli episodi VIII e IX.

Consiglio ai miei dodici lettori anche le recensioni senza spoiler, e sicuramente più interessanti di queste mie poche righe, di Zerocalcare, del Dr. Manhattan, e di Paolo Attivissimo.

Episodio VII su IMDb
Episodio VII su Rottentomatoes

sabato 12 dicembre 2015

La buona fede dei complottisti, ovvero: ci sono o ci fanno?

Una delle domande che mi pongo più spesso quando ho a che fare con un complottista è: ma ci è o ci fa? O, traducendo: crede davvero alle assurdità che racconta o interpreta una parte perchè gli conviene? Non pretendo di avere una risposta valida per tutti e per tutte le circostanze, ma almeno nel caso del video qui sotto credo che la seconda ipotesi sia quella giusta.


Il video è stato pubblicato giusto oggi* da Rosario "Tanker Enemy" Marcianò, principale proponente italiano della delirante teoria delle scie chimiche e, come ho già avuto modo di dire, persona che disprezzo profondamente. Perchè dico che nel caso di questo video è evidente la malafede di chi lo diffonde? Perchè, molto semplicemente, se io ho trovato in cinque minuti la prova che le affermazioni fatte nel video sono delle sesquipedali baggianate, per di più già dimostrate tali da quasi due anni**, lo poteva fare anche chi l'ha caricato. In fondo, se sostengo di avere le prove di una gigantesca cospirazione per irrorare di sostanze tossiche miliardi di persone, il minimo che posso fare è una verifica delle fonti. Se non faccio nemmeno questo piccolo sforzo, è lecito pensare che non mi interessi nulla della verità, e voglio solo continuare a lucrare sui gonzi che si bevono le mie assurdità.

Piesse: no, nemmeno questo è il famoso post sul complottismo in generale che ormai sta diventando un vaporware quasi al livello di Half-Life 3. Però continuo a pensarci, giuro. Anche perchè quando si sentono cazzate come quelle di chi sostiene che Valeria Solesin non sarebbe morta al Bataclan, ma sarebbe parte di un complotto giudo-pluto-massonico, ci si rende conto che ogni piccolo contributo che può neutralizzare cialtroni del genere, compreso quello, minuscolo, che posso dare io, è benvenuto e necessario.

* E mi scoraggia vedere che in questo momento, su 296 visualizzazioni, ha 31 "mi piace" e 2 "non mi piace", tra cui il mio.
** No, non scriverò in questo post perchè sono delle sesquipedali baggianate. È tutto spiegato molto bene nel thread che ho linkato.

mercoledì 4 novembre 2015

Di Pasolini, Muccino e della saggezza dei mistici russi

In queste ore sta tenendo banco, sull'Interwebs italiano* la querelle tra Gabriele Muccino e il resto del suddetto Interwebs, scatenata dalla sua critica a Pier Paolo Pasolini. Premesso che:
  • non conosco alcunchè nè di Muccino nè di Pasolini;
  • non mi interessa approfondire nè l'uno nè l'altro;
  • così, a pelle, il primo mi sta moderatamente antipatico, mentre il secondo mi è del tutto indifferente;
chiedo al Saggio per antonomasia di dirimere una volta per tutte la Vexata quaestio.


Come sempre, grazie, o Sommo, per le tue illuminate parole.

* Ossia, per importanza, più o meno come il campionato di calcio guatemalteco.

giovedì 17 settembre 2015

L'inaspettata fama dei secondi arrivati

Tutti, spero, sanno chi era Neil Armstrong. Moltissimi, spero, sanno chi era Edmund Hillary. Molti meno, temo, sanno chi è Buzz Aldrin e ancora meno, sono quasi certo, sanno chi era Tenzing Norgay; questo nonostante le imprese dei primi non sarebbero state possibili senza i secondi*. Aldrin e Tenzing sono però sicuramente più visti delle loro controparti: entrambi sono infatti i protagonisti - anche se a volto coperto - delle immagini più iconiche delle rispettive imprese. Curiosi parallelismi: entrambe le fotografie sono state scattate dai loro compagni e non esistono immagini nè di Armstrong sulla superficie della Luna nè di Hillary sulla cima dell'Everest**.

I miei dodici lettori, a questo punto, potrebbero legittimamente prorompere in un sonoro "Esticazzi?", e non avrebbero torto. Semplicemente ho appena finito di leggere l'ottimo Into Thin Air di Jon Krakauer, in preparazione della visione di Everest la settimana prossima, mi è capitata sotto gli occhi, dopo anni che non la vedevo, la fotografia di Tenzing e mi è venuto spontaneo il confronto con quella di Aldrin. A volte non serve una ragione particolarmente profonda per avere voglia di scrivere qualche riga.

*E, nel caso del primo allunaggio, senza Michael Collins e le migliaia di persone che lavorarono al Programma Apollo. E sì, i lunacomplottisti possono allegramente soocare.
** Più precisamente, non esistono immagini *decenti* di Armstrong sulla superficie della Luna.

sabato 12 settembre 2015

M5S: The Gift That Keep On Giving

Poteva trascorrere una data simbolica com'è l'11 settembre senza che qualche grillino se ne uscisse con una stupidaggine complottista? Ovviamente no. L'anno scorso, in occasione dell'anniversario del primo allunaggio, abbiamo potuto ammirare l'indimenticabile performance dell'On. Sibilia, in cui il Nostro dimostrava un rapporto quantomeno flessibile sia con la storia dell'astronautica che con l'aritmetica. Stavolta conquista le luci della ribalta l'On. Angelo Tofalo che, su Twitter e Facebook, ha condiviso un video dell'associazione americana Architects and Engineers for 9/11 Truths, accompagnato dall'affermazione "non smetterò mai di cercare la verità". Non ho il tempo nè la voglia di andare ad analizzare nel dettaglio le affermazioni che vengono fatte nel video, anche perchè già da tempo sono state ampiamente debunkate; rimando chi avesse voglia di approfondire all'indispensabile blog undicisettembre, alle sue FAQ e al suo motore di ricerca.
Voglio solo, una volta di più, esprimere la mia gioia per non aver contribuito con il mio voto a spedire in Parlamento persone del genere. A questa si affianca però una certa preoccupazione, perchè l'On. Tofalo, oltre che Deputato della Repubblica, è membro nientemeno che del COPASIR, il Comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica, ossia l'organo parlamentare per il controllo dei Servizi segreti.
Giusto ieri (prima di scoprire la perla dell'On. Tofalo) scrivevo su Twitter:
Ora, non so cosa ne pensino i miei dodici lettori, ma l'idea che una persona così abbia qualunque cosa a che fare con i Servizi segreti del mio paese mi fa correre un brivido gelido lungo la schiena.

venerdì 11 settembre 2015

Book(mini)Rece: Terry Pratchett - The Shepherd's Crown (con una divagazione sulla perdita degli autori che si amano)

Un paio di giorni fa ho finito di leggere The Shepherd's Crown, quarantunesimo e ultimo libro della saga di Discworld, di Terry Pratchett. Ultimo nel senso più definitivo del termine, perchè purtroppo Pterry è morto nel marzo di quest'anno e sua figlia ha dichiarato che non verranno pubblicati, da lei o da altri, ulteriori libri. 
È la prima volta che mi capita di dover affrontare in diretta la morte di uno scrittore che amo, sebbene di un amore decisamente tardo, dato che prima del 2008 non avevo idea di chi fosse Terry Pratchett. Un collega dell'epoca* mi parlò entusiasticamente di questi strani libri di fantasy comica**, cercai qualche informazione sull'Interwebs e acquistai immediatamente The Colour of Magic. Sette anni e quarantuno libri dopo, finisco un viaggio bellissimo in questo curioso mondo piatto, sostenuto da quattro giganteschi elefanti che a loro volta poggiano su una ancor più gigantesca testuggine, che fluttua nell'universo. E il senso di perdita è enorme perchè, dannazione, Pterry non aveva finito di raccontarci le sue storie di streghe e draghi, elfi e goblin, maghi e troll, déi dal dubbio senso dell'umorismo e commercianti dalla dubbia moralità, che in teoria non avrebbero dovuto avere nulla in comune con la nostra Terra e invece chissà come parlavano proprio di noi e del nostro mondo tondo. Si dice che gli appassionati di libri a volte si dispiacciono più per la morte di un personaggio di carta che per quella di una persona reale: non dico che non sia vero, dico solo che chi non legge non può capire che quando si ama una storia, la distinzione è priva di senso. Tiffany Aching, Samuel Vimes, Ponder Stibbons, Granny Weatherwax, Moist Von Lipwig sono persone reali, e fa male pensare che le loro storie sono finite.

Due parole sul libro: questo Shepherd's Crown non è senz'altro il migliore della saga***, e a tratti si percepisce che per quanto sia un testo completo e finito (e non, come spesso accade per le pubblicazioni postume, un'accozzaglia di appunti messi insieme alla bell'e meglio), è mancata un'ultima ripulitura; in più non è un libro di transizione, ma uno che porta cambiamenti radicali nel Mondo Disco, e quindi la fine, anche se non è un cliffhanger nel senso più classico del termine, lascia una gran voglia di sapere che effetti avrebbero portato quei cambiamenti. È comunque una conclusione più che degna per la saga di Discworld, e posso fare finta che quel groppo alla gola che ho sentito quando ho chiuso il libro era solo commozione per alcune delle cose successe nelle sue pagine, e non la consapevolezza che avevo finito per sempre**** una delle avventure più divertenti, più coinvolgenti e più intelligenti mai incontrate nella mia quasi quarantennale vita di lettore.
La terra ti sia lieve, Pterry, e grazie di tutto.

* Davide, se mai leggerai questo post, grazie mille.
** Discworld è molto più che fantasy comica, specialmente negli ultimi libri, ma come iper-semplificazione può andar bene.
*** La mia Top 5, se interessa, è: Small Gods, Monstruos Regiment, Carpe Jugulum, Night Watch e I Shall Wear Midnight.
**** Come dicevo qualche post fa, ho intenzione di rileggere tutto Discworld, prima o poi, ma non ci saranno più storie nuove. 

lunedì 7 settembre 2015

L'importanza del rombo di un V10

L'altro ieri, con la mia metà e una famiglia di amici, sono tornato all'Autodromo di Monza dopo più di dieci anni per vedere le qualifiche del Gran Premio. È stata una bellissima giornata, per la compagnia, per l'atmosfera unica dell'Autodromo in un fine settimana di gara, per il risultato delle Ferrari (risultato, ahimè, ripetuto solo in parte in gara), ma è stata anche l'amara presa di coscienza che una certa Formula 1, quella con cui sono cresciuto, è probabilmente morta per sempre. Mi spiego meglio. Ho visto la Formula 1 dal vivo per la prima volta nel 1989 e per l'ultima volta nel 2004 (con una gloriosa visita ai box Ferrari durante una prova privata): il primo anno in cui i motori tornarono ad essere 3.5 litri aspirati dopo la parentesi turbo degli anni '80, e in cui sulla griglia c'erano V8, V10 e V12, e il penultimo anno dell'era dei 3.0 litri V10. Il ricordo più nitido che ho delle mie cinque o sei visite a Monza è il suono dei motori, e posso garantire: chi non ha sentito dal vivo un V10 di Formula 1 lanciato a 320 chilometri all'ora e a 18.000 giri al minuto non ha idea di che cosa sia. È più di un suono, è una vibrazione che prende lo stomaco e risale fino alla gola, è l'aria stessa che sembra strapparsi, è brutale, viscerale, feroce, è un'apocalisse. Ed è, anzi era, dannatamente forte.
Perchè la presa di coscienza a cui accennavo prima è questa: i nuovi turbo V6 ibridi sono dei capolavori di ingegneria e di tecnica, non c'è dubbio. Il fatto che riescano a reggere per cinque o sei gare, e garantiscano prestazioni di poco inferiori ai V8 usati fino al 2013, con consumi inferiori fino al 30% è un miracolo tecnologico. Ma hanno un suono ridicolo. Dalla Parabolica si sentiva arrivare un V10 fin dalla seconda di Lesmo; questi V6 non si sentivano nemmeno dall'uscita della variante Ascari. In più, invece del furente rombo dell'apocalisse a cui ero abituato, producevano un rantolino a metà tra un aspirapolvere e un ventilatore con il perno impolverato. Mestizia.
Pare che dal 2017 la FIA voglia introdurre, tra le altre modifiche, anche un qualche sistema per tornare ad avere un suono del motore perlomento decente (anche se l'urlo da banshee dei V10 dei primi anni 2000 non tornerà più): lo spero, perchè francamente, con questi V6 non vale proprio la pena di vedere le gare dal vivo.

martedì 30 giugno 2015

Sette espressioni che detesto (e perchè le detesto)


 Popolo della Rete/Popolo del Web
  
Questa, che credo sia un'espressione esclusivamente italiana, è quella che detesto di più, specialmente perchè rivela il solito insopportabile provincialismo della Terra dei Cachi. In paesi più maturi del nostro quanto a diffusione e utilizzo dell'Interwebs (praticamente tutti quelli più sviluppati, stando alle statistiche), non c'è bisogno di qualificare in maniera specifica chi conosce la Rete e la usa nel quotidiano: sarebbe come parlare di "Popolo della lavatrice" o "Popolo del frigorifero". In più, sono convinto da sempre che Internet non cambia la natura di una persona: semplicemente rende più facile diffondere le proprie idee e venire in contatto con le idee altrui. Ma se uno è stronzo su Feisbù, sarà stronzo anche al lavoro o al supermercato; se una è intelligente su Twitter sarà intelligente anche al bar e in vacanza.

Il Premier non è stato eletto da nessuno

Questa la destesto perchè mostra, da parte di chi parla, profonda ignoranza o totale malafede: nessun Premier*, nella storia della Repubblica Italiana, è mai stato eletto, da nessuno. Per il semplice** motivo che l'Italia è una Repubblica parlamentare, non presidenziale. Ossia: i cittadini eleggono il Parlamento, e il Parlamento concede o ritira la fiducia a un Governo e al suo Primo Ministro. Come dicevo pochi giorni fa su Feisbù, propongo di sospendere il diritto di voto per una legislatura a chiunque lo dica su un social o in altro luogo pubblico; sospensione per due legislature e decadenza immediata dall'incarico se chi lo dice è un politico o un amministratore.

Poteri Forti™

Espressione che detesto sia perchè nessuno ha mai saputo dire esattamente chi diavolo siano, questi Poteri Forti™***, sia perchè spesso si tratta solo di una traduzione moderna e socialmente accettabile di "I Savi di Sion", e soprattutto perchè sempre, anche quando non c'è quell'unticcia componente cripto-antisemita, la trovo una risposta semplicistica e infantile alla complessità della realtà. La crisi economica? Colpa dei Poteri Forti™. Il terrorismo (islamico)? Finanziato dai Poteri Forti™. Il cambiamento climatico? Prima provocato, e poi tenuto nascosto dai Poteri Forti™. Si può anche combinare con l'espressione precedente: Il Premier non è stato eletto da nessuno, è stato messo dove sta dai Poteri Forti™. Ultimamente, tra i Poteri Forti™ è entrata di prepotenza anche la temutissima Lobby Gay®, nota anche come "Il Gender®".

Oltre la verità ufficiale/La verità che nessuno dice/Quello che ci vogliono far credere/Quello che ci vogliono tenere nascosto

Quest'espressione, nelle sue varie incarnazioni, è la premessa per qualunque articolo complottista che si rispetti, e già questo basterebbe per detestarla. In più, detesto l'implicito significato della premessa: "siete un branco di pecoroni imbecilli che non sanno pensare con la loro testa e si bevono tutto quello che i media (espressione dei Poteri Forti™) propinano. Ma per fortuna ci sono IO che dalla cantina di casa, leggendo qualche pagina sull'Interwebs ho scoperto La Verità". E poi comincia l'ennesima scempiaggine sull'undici settembre/una paginata di deliri sulle scie chimiche/un video sul signoraggio bancario/un appello contro i vaccini perchè provocano l'autismo. Di solito con una quantità nettamente superiore alla media di punti esclamativi.
 
 È naturale/Non è naturale

Espressioni che detesto perchè ormai totalmente prive di significato. Che cosa è naturale? Secondo la pubblicità, ad esempio, una mozzarella biologica, ma anche (e anzi, di più) l'arsenico, lo sciacallo o il batterio responsabile della fascite necrotizzante. Che cosa non è naturale? Secondo alcuni, l'omosessualità, ma anche Internet, la cardiochirurgia e le fognature. Dubito fortemente che un critico della prima rinuncerebbe alle altre.

Ovvero

Questa la detesto solo quando è usata, specialmente nel linguaggio burocratico, come sinonimo di "oppure". Per me "ovvero" significa "ossia", "cioè". Sì, lo so che la venerabile Treccani attesta entrambi gli usi, ma che posso dire: ognuno ha le sue fissazioni.

Media

Parola che detesto quando è pronunciata, ovvero nel 95% dei casi, all'inglese: "mìdia". Non è inglese: è latino, e si pronuncia come si scrive.

* A voler proprio essere pignoli, detesto abbastanza anche Premier: cosa c'è che non va in Primo Ministro o Presidente del Consiglio?
** Che a quanto pare tanto semplice non è, visto che numerosi politici, specialmente pentastellati, sembrano non capirlo.
*** Anche dal punto di vista logico è un'espressione che non ha molto senso: quando mai un potere è debole?

domenica 24 maggio 2015

The Lost Art of Rereading Books

Come i miei dodici lettori avranno capito, adoro leggere. Sono anche abbastanza fortunato da avere il tempo di farlo: sono un pendolare ferroviario, e di solito riesco a leggere almeno un'ora al giorno, il che si traduce in circa quaranta-quarantacinque libri all'anno. Quello che forse non è mai emerso nei miei precedenti post è che adoro anche ri-leggere. Di più: ho sempre pensato che un libro non è particolarmente valido se non lascia la voglia di rileggerlo. La seconda lettura (e la terza, la quinta, la dodicesima) di un libro che ho amato mi hanno sempre fatto scoprire nuove sfumature della storia, nuove motivazioni dei personaggi, nuove sottigliezze nel linguaggio, nuovi punti di vista, nuove impressioni. A parte il tempo necessario, trovo che rileggere un libro sia come riascoltare una canzone; e nessuno ascolta una sola volta una canzone che apprezza.
Conseguenza inaspettata del passaggio all'ebook è stata che dal 2011, quando ho comprato il mio fido PRS-650, ho riletto un solo libro: The Hobbit, subito dopo aver visto il primo film della trilogia di Peter Jackson*. La ragione è semplice: come ho già accennato parlando della mia esperienza con l'e-book, è diventato enormemente più facile e più economico scoprire nuovi libri e nuovi autori. Di conseguenza, l'equivalente virtuale della pila di libri da leggere sul mio comodino è diventata enormemente più alta. Limitandomi alla fiction, e considerando solo i titoli usciti negli ultimi mesi, sono in attesa di cominciare Seveneves di Neal Stephenson, il terzo volume dell'Apocalypse Triptych The End Has Come, e The Water Knife di Paolo Bacigalupi (per non parlare dell'imminente Finders Keepers di Stephen King). Ho in arrettrato la Century Trilogy di Ken Follett e il seguito della saga Newsflesh di Mira Grant; American Sniper, In the Heart of the Sea e almeno un'altra ventina di saggi.
Allo stesso tempo, vorrei rileggere The Lord of the Rings, It e The Stand, il meraviglioso A Man on the Moon di Andrew Chaikin e Ready Player One**; vorrei ritornare in Discworld e nell'universo folle di The Hitchhiker Guide to the Galaxy, e reimmergermi in decine di altri mondi.
Mi rendo conto che questo è un First World Problem da manuale, ma non ho mai preteso di non far parte della parte più priviliegiata del mondo e non ho idea di come risolvere il dilemma.

* Ho anche riletto The Shining e Rose Madder, ma era la prima volta che li affrontavo in inglese, e la Tenth Anniversary Edition di American Gods, sostanzialmente più lunga della versione originale. Credo di poterle considerare come delle prime letture.
** Anche per prepararmi al film, che per la mia grande gioia, dirigerà Steven Spielberg.

domenica 17 maggio 2015

Film(mini)Rece: Mad Max Fury Road

Premessa: non ho mai visto* i primi tre Mad Max, ma essendo nato a metà dei '70 non ho potuto evitare di assorbire, da adolescente, l'etica e l'estetica post-atomica e post-punk della saga. Non si scappa: per chi ha la mia età, Max è comunque un compagno di strada, un'icona, un simbolo. Mi sono quindi trovato nella curiosa posizione di vedere, allo stesso tempo, un film completamente nuovo, e un sequel/reboot/quel che è. Film che, lo dico subito, mi è piaciuto molto, e non solo per le ragioni che ci si potrebbe aspettare.
Perchè sì, ovviamente ci sono le macchine, le moto, le blindocisterne, gli inseguimenti e le esplosioni, e sono visivamente incredibili, con alcune trovate semplicemente geniali come il camion-amplificatore che trasporta la versione Mad Max del trombettiere militare.
Ovviamente ci sono i cattivi mostruosi, deformi e purulenti, e incontri malsani tra carne e metallo che avrebbero reso fiero H. R. Giger.
Ma c'è anche una Charlize Theron strepitosa, di fatto la vera protagonista del film, c'è un Tom Hardy forse un po' in secondo piano, ma efficacissimo nel ruolo dell'eroe taciturno e maledetto e c'è un cast di supporto azzeccatissimo, dall'ottimo Nicolas Hoult all'inaspettata Megan Gale**.
C'è una storia che, nella sua semplicità, funziona alla grande e non dà un attimo di respiro.
A volerle cercare, ci sono anche riflessioni sulla violenza del potere, sull'oppressione della donna e sui pericoli della fede cieca (giuro!).
E soprattutto c'è un film talmente sopra le righe che fa il giro, e le righe le spazza via da sotto, in un'apocalisse di fuoco, sabbia, metallo, chitarre distorte e tamburi di guerra.

Mad Max Fury Road su IMDb
Mad Max Fury Road su Rotten Tomatoe

* Ci ho provato con i primi due nelle ultime settimane, per prepararmi alla visione, ma mi sono tragicamente addormentato entrambe le volte.
** Esatto, quella Megan Gale.

martedì 28 aprile 2015

Dall'audiocassetta a YouTube, ovvero: cronistoria musicale di uno nato negli anni '70

Lo so, l'ultimo aggiornamento di questo blog risale a più di tre mesi fa, mi sto vergognando come un ladro. A mia parziale discolpa ho già un altro blog quasi pronto (sul rapporto tra l'antica arte della rilettura e gli ebook) e non dispero, prima o poi, di riuscire a finire anche quello sul complottismo. Abbiate fede. O anche no, vedete voi.

Noi che siamo nati intorno alla metà degli anni '70, ci siamo trovati, per la musica come per tante altre cose, esattamente a cavalcioni della rivoluzione digitale. Da bambini abbiamo ascoltato dischi in vinile e cassette sugli impianti stereo dei nostri genitori, in quei meravigliosi* mangiadischi arancione o con i primi Walkman. Da adolescenti, negli anni Novanta, quando la musica era per molti di noi qualcosa di molto serio, abbiamo scoperto i Cd e poi gli Mp3, e Napster/AudioGalaxy/eMule. Abbiamo passato gli anni Duemila a comprare sempre meno Cd e a scaricare sempre più musica da Internet, aiutati anche dalla diffusione dell'Adsl. Adesso abbiamo più o meno quarant'anni, la musica non è più quella questione di vita o di morte che era quando ne avevamo sedici, ma per tanti di noi è ancora un grande amore; non compriamo quasi più Cd, ma abbiamo YouTube, Spotify e letteralmente tutta la musica del mondo, a disposizione 24 ore su 24, 365 giorni all'anno, direttamente sul nostro Pc o sul nostro smartphone. È stato un cambiamento epocale, e forse la cosa che ne fa meglio capire la profondità e la velocità è che abbiamo visto il lettore Mp3 passare dal non esistere ancora al non esistere più, nell'arco di poco più di un decennio**.

Ed ecco la grande domanda™: si stava meglio quando si stava peggio? O, riformulando: questa sconfinata disponibilità ci fa ascoltare musica migliore o solo più musica? Questa facilità di accesso crea bulimia musicale? Mastichiamo tutto ma non assimiliamo più niente per davvero?
Rispondo subito con la mia consueta decisione e risolutezza: non lo so.
Certamente la smaterializzazione del supporto ha cancellato alcuni rituali legati all'ascolto e alla condivisione della musica. Non esiste più l'attesa per l'amico che portava il disco recuperato in qualche mercatino o magari direttamente dal gruppo e lo faceva ascoltare a tutta la compagnia. Non esiste più la compilation su cassetta da regalare alla ragazza interessante, per farle capire che quella era la nostra musica, e che se l'interesse era reciproco avrebbe dovuto conviverci.
Sicuramente l'accesso e la fruizione alla musica non sono mai stati così semplici o così economici, ma forse proprio per questo, a volte si ha l'impressione che la musica conti meno. Da studente mi è capitato spesso di digiunare e investire i soldi per il pranzo in dischi, e quasi tutti quei dischi li ascolto ancora con passione, quasi vent'anni dopo; mi riesce difficile pensare che tra due decenni ascolterò con altrettanta passione più del cinque per cento delle decine, forse centinaia di gruppi e cantanti scoperti con YouTube, GrooveShark, Bittorrent e simili. Forse perchè niente potrà mai valere quanto la musica con cui si è cresciuti***, ma forse anche perchè avere a disposizione tutta la musica del mondo, gratis, velocemente, senza fatica e, soprattutto, senza attesa, le toglie un po' di sapore.

* D'accordo, la qualità audio era quantomeno discutibile.
** Il primo lettore Mp3 è stato distribuito nel 1998; l'ultimo aggiornamento dell'iPod è del 2012.
*** Nel mio caso, per chi è interessato, essenzialmente Bruce Springsteen e (quasi) tutto l'heavy metal.

mercoledì 14 gennaio 2015

Pensieri sconnessi su Charlie Hebdo (con divagazioni su: la libertà di espressione, il terrorismo islamico, il complottismo etc. etc.)

È da quando ho sentito della strage di Charlie Hebdo che sto cercando di organizzare in una narrazione con un minimo di coerenza i miei pensieri. Non ci riesco, quindi ho deciso di rinunciare ad ogni pretesa di completezza o di ordine e di scrivere solo qualche scheggia, appunto, sconnessa. Iniziamo.
  • È ovvio, e trovo triste doverlo sottolineare, che i colpevoli della strage siano solo coloro che hanno sparato, e non come qualcuno sembra ritenere, tutti i musulmani di Parigi, di Francia o del mondo. Detto questo:
  • Non capisco chi fa salti mortali, verbali e non solo, per evitare di associare l'Islam all'attentato. Stando a tutte le testimonianze e alle ricostruzioni, la matrice religiosa degli attacchi è evidente. E, piaccia o no, oggi* quando si parla di terrorismo, viene quasi istintivo apporre l'aggettivo "islamico". E più spesso che no, ci si prende. Come dicevo prima non tutti i musulmani sono terroristi (anzi, quasi nessuno lo è), ma tanti, troppi terroristi si autodefiniscono, orgogliosamente, musulmani.
  • E mi dispiace, ma "Islam" non significa "pace", come ho sentito dire a troppi in questi giorni. La parola "Islam" significa "sottomissione", nel senso di "abbandono volontario al volere di Dio"; tutt'al più condivide con altre parole (come salaam e shalom) una radice semantica correlata a significati come "pace", "pienezza", "sicurezza".
  • Si è parlato tanto di libertà di parola, in questi giorni, spesso a sproposito. Perchè essere coerenti nel sostenere la libertà di parola, come magistralmente riassunto da Aaron Sorkin in questa scena di "The American President", non è facile. Charlie Hebdo deve essere libero di disegnare vignette su Maometto? Ovviamente sì. Dieudonné deve essere libero di portare in giro per la Francia i suoi spettacoli antisemiti? Forse non è altrettanto ovvio, ma io credo di sì. Alle idee, per quanto aberranti, non si risponde con la censura, ma con idee migliori. Anche perchè, una volta che si inizia a censurare, è difficile fermarsi. Dove si fissa il limite? Chi lo fissa? Secondo quali parametri?
  • Mi sembra superfluo aggiungerlo, ma non si sa mai: pensare che un'idea non debba essere censurata non significa condividerla. Non lo conosco abbastanza da poter dare un giudizio ponderato, ma da quanto ho letto Dieudonné è un razzista di merda e un artista mediocre; penso comunque che abbia il diritto di esprimere le proprie idee (ripeto, aberranti) senza essere arrestato per questo. Se è per quello, gran parte delle vignette di Charlie Hebdo viste in questi giorni non mi sembrano granchè, non sono particolarmente divertenti o particolarmente acute, ma è giusto che abbiano potuto pubblicarle, ed è orrendo che qualcuno abbia pensato che fossero una motivazione sufficiente per uccidere.
  • Spesso si sente dire, per giustificare la censura: "è giusto rispettare le idee di tutti, e questo disegno/libro/articolo/film/brano musicale può essere offensivo per i musulmani/i neri/i cattolici/le donne/i vegani/i grassi/i gay/i sardi/i tifosi dell'Apoel Nicosia/gli austriaci/gli allevatori di visoni, quindi non lo possiamo pubblicare/mandare in onda/diffondere." C'è però un problema: qualunque cosa può offendere qualcuno, quindi? Quindi cedo la parola a due persone che esprimono, con molta più incisività ed eleganza di me, un concetto che sottoscrivo in pieno: "Qualcosa ti offende? Cazzi tuoi." Philip Pullman e Stephen Fry.
  • I complottisti si sono già lanciati come sciacalli sulle stragi, sostenendo, secondo il solito copione, che l'attacco a Charlie Hebdo è stato organizzato dalla CIA, dal Mossad, dal Bilderberg, dai Padroni del MondoTM; che il vero obbiettivo dei terroristi** era l'economista Bernard Maris, ucciso perchè le sue teorie erano in contrasto con il pensiero capitalista dominante (ovviamente sostenuto dalla CIA, dal Mossad, dal Bilderberg, dai Padroni del MondoTM); che l'agente ucciso nel video che ha fatto il giro del mondo non è effettivamente morto e/o era un attore. Ecco, quando vedo, come si è visto in questi giorni, che a questa feccia viene offerta una tribuna dai media per poter diffondere i loro deliri, la mia profonda convinzione che la libertà di parola sia un bene assoluto viene messa a dura prova.
  •  Chiudo, citando un geniale collega, con una nota allegra e con un po' di bellezza, come da immagine iniziale: #JeSuisCharlize
* Sottolineo: oggi. Lo so anch'io che ci sono state le Crociate, la guerra dei Trent'anni, l'IRA e tutte le meraviglie dell'estremismo cristiano, ma per fortuna in massima parte sono nel nostro (più o meno) remoto passato. Chi non vede che oggi la religione più militante, nel bene e nel male, è l'Islam o è cieco, o è in malafede.
** Ricordiamolo, segretamente pagati  dalla CIA, dal Mossad, dal Bilderberg, dai Padroni del MondoTM.

venerdì 9 gennaio 2015

Di Epic Fail e piccole furberie

Stamattina mi è capitato di finire sul blog del Beppe nazionale: volevo leggere l'ennesima scempiaggine complottista a cui il sito di riferimento dei pentastellati ha dato risonanza nazionale, ossia la stralunata teoria che dietro l'attentato a Charlie Hebdo ci sia, cito testualmente, una "gran puzza di bruciato". Come primo articolo del blog ho però trovato l'ennesimo articolo economico*, e ho quindi iniziato a scorrere la pagina per arrivare al pezzo che mi interessava. Alla fine dell'articolo sono rimasto piuttosto sorpreso nel trovare l'immagine lì a sinistra, qui opportunamente censurata**. Dopo il primo attimo di stupore ho realizzato che il curatore del sito ha avuto la geniale idea di mettere in coda ad un articolo su austerità, BCE e tassi d'interesse una galleria di immagini Twitter collegate all'hashtag #spread. To spread, in inglese, significa (tra l'altro) spiegare, aprire, allargare, e vedendo le immagini, è evidente che cosa si allarga di solito su Twitter. Tanto per capirci, è come se un sito anglofono, dopo un articolo sulla ex-Fretted Instrument Guild of America, mettesse una galleria collegata all'hashtag #FIGA. E fin qui l'Epic Fail, che francamente, da chi si proclama esperto delle dinamiche della Rete, proprio non mi aspettavo. Poco dopo la pubblicazione dell'articolo qualcuno ha fatto notare nei commenti che forse la galleria non era una mossa particolarmente brillante, e qui entra in giuoco la piccola furberia del titolo. La galleria di immagini è stata riferita al più prudente hastag #fuoridalleuro, e i commenti che facevano riferimento alle fanciulle intente a esemplificare il concetto di spread meglio di quanto Draghi possa mai sperare di fare sono stati cancellati. Qui trovate uno screencap di beppegrillo.it preso alle 8:37 di questa mattina, con le immagini originali e la mostruosa quantità di pubblicità***. Purtroppo non ho pensato di catturare anche un'immagine dei commenti, ma come vedete, alle 8:37 ne erano già stati pubblicati 6, mentre nella versione attuale del sito, ce ne sono solo 3 pubblicati prima di quell'ora.

Post Scriptum: comunque in fondo credo di dover ringraziare Grillo, perchè mi ha permesso di iniziare il 2015 con un post leggero e non con quello serio e triste che da ieri sto mettendo insieme con i miei pensieri sull'attentato a Charlie Hebdo.

* che francamente non ho letto: la profondità media dell'analisi economica a cinque stelle è più o meno paragonabile a quella dell'avventore di un bar di Cannaregio al quarto spritz.
** più avanti è disponibile nella versione originale, non preoccupatevi.
*** che di solito non vedo, grazie Adblock!