mercoledì 23 luglio 2014

Crisi tra l'ex-premier e la sua giovine compagna

Pare che tra il nostro ex-Presidente del Consiglio e la sua giovine fidanzata che, ne sono certo, sta(va) con lui solo per Amore, sia crisi. Mi sembra il momento giusto per chiedere al sommo Rasputin la sua opinione sulla vicenda:


Come sempre, grazie per le tue illuminate parole.

lunedì 21 luglio 2014

Alto e basso

Mi duole contaminare una delle imprese più incredibili compiute dall'umanità con l'ottusità arrogante di uno specifico membro della medesima, ma questo xkcd non è mai stato così rilevante.
Ieri e oggi* si celebra il 45° anniversario del primo allunaggio di Apollo 11, e l'Onorevole Carlo Sibilia, non ha trovato di meglio da fare che twittare questa perla:
Al di là dell'idiozia complottista c'è anche un marchiano errore aritmetico - 2014-1969=45 - e inevitabilmente l'On. è stato sommerso da risposte sarcastiche (tra cui anche quella del vostro affezionatissimo).
Dopo qualche ora il Nostro ha pubblicato una rettifica:
Un esempio perfetto del detto veneto "Xe pèso el tacòn del buso".

Pongo una domanda ai miei dodici lettori: secondo voi di che partito fa parte l'Ineffabile On. Sibilia? Vi do un piccolo aiuto: è lo stesso che ha portato in Parlamento fulgidi esemplari umani come Paolo Bernini**, Tatiana Basilio*** e Bartolomeo Pepe**** e più in generale ha definitivamente sdoganato il complottismo nelle istituzioni.
Esatto, loro. Sono sempre più felice di non averli votati.

* Due giorni perchè The Eagle has Landed alle 20:17 UTC del 20 luglio 1969, mentre Armstrong ha messo piede sulla superficie lunare alle 2:56 UTC del 21.
** Che ha sostenuto, in ordine sparso: gli USA stanno impiantando dei microchip per il controllo remoto nei loro cittadini; gli attentati dell'11 settembre furono un inside job; i vaccini provocano l'autismo.
*** Sirene. Non aggiungo altro.
**** Faccio parlare direttamente il Pepe, con questo suo post su Facebook.

domenica 13 luglio 2014

Playa Tropicana, ovvero: nascondere visioni apocalittiche dentro motivetti orecchiabili

Estate millenovecentoottantatre. Ho appena compiuto nove anni, e le radio trasmettono, confuse tra una Every Breath You Take e una Do You Really Want To Hurt Me, tra una I Like Chopin e una Juliet, due canzoni tremendamente orecchiabili di due complessi sconosciuti, un calypso con il testo in italiano, e un pop elettronico con qualche sfumatura disco, con il testo in spagnolo. La prima, Tropicana* del Gruppo Italiano, diventerà uno dei successi dell'estate in Italia; la seconda, Vamos a la Playa dei Righeira, si trasformerà in uno dei più clamorosi tormentoni** degli anni '80 e in una hit in tutta Europa e non solo. Entrambe sembrano delle leggerissime, spensierate, frizzanti canzoncine estive: base musicale accattivante, ambientazione balneare, video colorati... eppure c'è qualcosa che anche alle orecchie del me novenne sembra leggermente fuori posto, come un quadro appeso un po' sghembo: perchè in Tropicana si dice: "l'esplosione e poi dolce dolce/un'abbronzatura atomica"? E perchè in Vamos a la Playa di parla di un "viento radiactivo" che "despeina los cabellos"?

Ammetto che all'epoca non approfondii molto la questione: come i miei dodici lettori possono immaginare a nove anni avevo altre priorità; ma ieri l'altro mi è capitato di rivedere su YouTube il video di Tropicana e sono rimasto assai sorpreso nel constatare che ancora oggi, dopo più di trent'anni, una buona metà di chi commentava non aveva colto il vero significato della canzone. Eppure il testo non potrebbe essere più esplicito: versi come "l'acqua ribolliva lentamente ad est/L'esplosione e poi dolce dolce/un'abbronzatura atomica/tra la musica dolce dolce/tutto andava giù" e "Brucia nella notte la città di San Jose/Radio Cuba urlava fuori da un cafè/la lava incandescente gremava gli hula hop/l'uragano travolgeva i bungalow" non lasciano dubbi. Altro che allegro motivetto balneare: la canzone descrive un'Apocalisse nucleare, con l'ulteriore inquietante dettaglio che i presenti quasi non se ne rendono conto perchè si sentono "come dentro un film" e in televisione sta passando la pubblicità di una bibita (Tropicana, appunto). È vero che la canzone inizia con "Ma che strano sogno", ma tutto sommato questo non basta per renderla meno terrificante.
Vamos a la Playa è in un certo senso ancora più esplicica e sarcastica, anche se il testo in spagnolo*** maschera un po' il senso del pezzo. In questo caso l'Olocausto atomico c'è già stato: "la bomba estalló/las radiaciones tuestan/y matizan de azul" (al link c'è la traduzione completa), "el viento radiactivo/despeina los cabellos"; ma non importa, andiamo lo stesso al mare, anche perchè "al fin el mar es limpio/no más peces hediondos/sino agua fluorescente". Niente male per una canzoncina estiva.
Non voglio lanciarmi in analisi sociologiche più grandi di me, ma trovo interessante che in piena guerra fredda, forse non a caso nello stesso anno in cui usciva al cinema WarGames, proprio due canzoni che giocavano sulle paure più diffuse e radicate**** siano diventate dei successi così clamorosi. Come dicevo nel mio ultimo blog, erano anni in cui la condivisione dei riferimenti culturali era maggiore, e le parole "catartico" e financo "inconscio collettivo" vengono alla mente.

* Una versione con migliore qualità audio (ma senza quel video meravigliosamente ingenuo) si trova qui.
** Pare che la parola "tormentone" sia stata addirittura coniata per descrivere questa canzone.
*** Esiste anche una versione della canzone con testo in italiano, che secondo me - forse per evitare di essere troppo esplicita - è meno efficace.
**** I più giovani dei miei dodici lettori troveranno difficile crederlo, ma almeno fino al 1989 la paura che improvvisamente qualcuno in URSS o in USA decidesse di scatenare la Guerra Termonucleare Globale (cit. da WarGames, ovviamente) era reale.

venerdì 11 luglio 2014

Di citazioni cinematografiche e gap generazionale

Oggi, parlando con tre colleghe, di età variabile tra i 26 e i 29 anni, mi è partita l'intramontabile citazione "Il suo è culo, la mia è classe, caro il mio coglionazzo". Tutte e tre mi hanno guardato come se mi fossi messo improvvisamente a parlare in gaelico. Una persona normale avrebbe continuato la conversazione e dimenticato tutto nel giro di cinque minuti; io, essendo io, mi sono messo a rimuginare, e il frutto delle mie rimuginazioni sono queste righe. 
Credo che un episodio come questo sia un esempio perfetto di come sia cambiata, negli ultimi anni, la modalità di fruizione dei media. Mi spiego meglio: non credo esista un mio coetaneo* maschio** che non avrebbe riconosciuto immediatamente le immortali parole del Dott. Cav. Conte Diego Catellani. Anzi, con ogni probabilità avrebbe - correttamente - risposto con "Al trentottesimo "coglionazzo" e a quarantanove a due di punteggio...". Questo perchè la mia generazione è cresciuta condividendo, in grandissima percentuale, i riferimenti mediatici: i canali televisivi erano pochi, i videoregistratori erano ancora prodotti di lusso, l'Interwebs non esisteva e quindi film, telefilm, spettacoli e cartoni animati erano gli stessi per tutti. Uno dei rituali delle mattine scolastiche, almeno fino ai primi anni di liceo, era il commento collettivo della puntata del tal cartone o del talaltro telefilm. Di più: in alcuni casi, la forza della condivisione era talmente forte che non c'era nemmeno bisogno di aver visto lo show di cui tutti parlavano per assorbirne, almeno in parte e quasi per osmosi, gli elementi principali. Io, ad esempio, non ho mai visto una sola puntata dei Visitors durante la loro trasmissione originale del 1986, ma la celeberrima (e, vista con gli occhi di oggi, incredibilmente malfatta) scena di Diana che ingoia il topo mi è stata raccontata talmente tante volte che quando finalmente ho recuperato la serie con la mia metà vent'anni dopo, la conoscevo già a memoria***.
Basandomi sul mio (limitatissimo) campione statistico, oggi questo non avviene più. L'aumento vertiginoso delle fonti a disposizione, e la facilità con cui si può accedere pressochè a qualunque film / telefilm / cartone animato / manifestazione sportiva / documentario / talent show del mondo via web, fa sì che ognuno crei il suo palinsesto personalizzato: il mio lunedì sera, ad esempio, fino al mese scorso era dedicato a Game of Thrones. Per chi ha anche solo dieci o quindici anni meno di me, probabilmente questa è la norma, e poter vedere solo quanto passa sulla televisione generalista è un concetto alieno quanto la radio a galena o la bachelite.
Chiariamo: almeno in quest'ambito non sono un nostalgico e l'ho già scritto; poter vedere Game of Thrones, Sherlock, QI e Top Gear quando e dove voglio è uno dei motivi per cui adoro l'Interwebs. Però credo che questa perdita - parziale, futile, trascurabile - di riferimenti comuni sia un po' triste, e che una parte - parziale, futile, trascurabile - dell'esperienza di crescere in un gruppo di pari sia finita per sempre****.

* Ho compiuto quarant'anni un paio di settimane fa.
** A parte forse Mauro, ma lui è un caso a parte.
*** Però ancora oggi non so chi ha ucciso Laura Palmer.
**** Quando scrivo cose del genere sembro quasi una persona seria.