domenica 28 dicembre 2014

Oroscopo 2015


Per la prima volta, e in esclusiva su queste pagine: l'oroscopo 2015 del BVZM.

Ariete 
Riscoprirete qualcosa che credevate perso. Siate sicuri di voi, ma senza diventare arroganti. Pietra portafortuna: spodumene.

Toro
Soddisfazioni lavorative e famigliari si alterneranno a momenti più difficili. Ascoltate i consigli delle persone a voi più care. Pietra portafortuna: flogopite.

Gemelli 
Esperienze e conversazioni vi arricchiranno e apriranno nuove prospetive. Non ignorate i segnali del vostro corpo e prendetevi cura di voi stessi. Pietra portafortuna: bytownite.

Cancro 
Molti dei vostri progetti andranno a buon fine, ma incontrerete qualche ostacolo. Siate curiosi e aperti alle novità. Pietra portafortuna: wollastonite.

Leone 
Un incontro sarà foriero di cambiamenti nella vostra vita. Siate disposti a riconoscere i vostri errori e sappiate chiedere scusa quando è necessario. Pietra portafortuna: egirina.

Vergine 
La vostra caparbietà renderà più semplice affrontare gli intralci ai vostri piani. Fate attenzione a chi si finge amico ma nasconde secondi fini. Pietra portafortuna: uvarovite.

Bilancia 
Alcuni dei consigli che riceverete si riveleranno preziosi. Siate equilibrati* nelle vostre decisioni. Pietra portafortuna: crisoprasio.

Scorpione 
Inconvenienti e intoppi renderanno più difficile del previsto un vostro progetto, ma lo renderanno anche più stimolante. Sappiate cogliere le opportunità che vi si presentano. Pietra portafortuna: anortite.
 
Sagittario 
Una persona a voi vicina vi permetterà di superare un momento difficile. Non abbiate paura del cambiamento. Pietra portafortuna: zinnwaldite.

Capricorno 
Una mediazione inaspettata vi permetterà di superare un ostacolo. Cercate di trovare un po' di tempo da dedicare a voi stessi. Pietra portafortuna: piropo.

Acquario 
Persone che conoscete da tempo riusciranno a sorprendervi. Siate più tolleranti e pazienti, specialmente con persone che non conoscete bene. Pietra portafortuna: albite.

Pesci 
Un problema gestito con prudenza e attenzione si risolverà positivamente. Cercate di trovare il giusto equilibrio tra la vita professionale e quella personale. Pietra portafortuna: fayalite. 

Nota finale
Chi mi legge sa che ritengo gli oroscopi una superstizione indegna di una civiltà matura: questo è un gioco, niente di più. Sono però disposto a scommettere che il mio oroscopo avrà la stessa percentuale di previsioni azzeccate di quello di qualunque astrologo professionista**. Con il bonus che le pietre portafortuna che ho indicato sono tutte vere, e se qualcuno si incuriosirà, magari imparerà qualcosa di geologia, che non è mai un male.

* Bilancia, equilibrati... lo so, sono un burlone.
** Il fatto stesso che nel 2014 (quasi 2015) esistano degli astrologi professionisti mi fa male al cuore.

lunedì 22 dicembre 2014

Film(mini)Rece: Lo Hobbit: La battaglia delle cinque armate

AVVERTENZA SPOILER: purtroppo qualche spoiler in questo blog mi scapperà. Niente che chi abbia letto il libro o abbia visto i precedenti due film non sappia o non possa immaginare, ma è giusto avvertire.

Il viaggio nella Terra di Mezzo iniziato nel 2001 con La Compagnia dell'Anello si è concluso, e purtroppo non nel modo che avrei sognato: questo è il primo dei sei film Tolkieniani di Peter Jackson che mi ha fatto uscire dalla sala con qualche perplessità. Intendiamoci: il giudizio su questo terzo Hobbit è comunque positivo, e credo che la Extended Version prossima ventura risolverà molti dei problemi del film. Perchè, incredibile a dirsi, dopo due pellicole e più di sei ore per raccontare un libro di nemmeno trecento pagine, questo terzo film a tratti mi è sembrato un po' tirato via: nemmeno un accenno ai funerali di Thorin e a quello che succede ai nani di Erebor dopo la battaglia? Cinque-secondi-cinque di Beorn? Suvvia. E non sono tagli fatti per esigenze di durata: è vero che La battaglia delle cinque armate è il più breve dei tre Hobbit, e non di poco*; ma è anche vero che altre scene del film risultano troppo lunghe e, francamente, noiose, come il duello tra Thorin e Azog o quello tra Legolas e Bolg, e la stucchevole sottotrama d'amore interraziale fra Tauriel e Kili.

Detto questo, ribadisco che il giudizio sul film è positivo, e che anche stavolta PJ ci regala dei momenti visivamente indimenticabili: l'attacco di Smaug a Pontelagolungo e la morte del drago; la lotta di Elrond, Galadriel e Saruman contro il Negromante; tutte le scene di battaglia campale**. Ribadisco quello che avevo scritto l'anno scorso: la decisione di passare dai due film originariamente previsti ai tre realizzati non è stata particolarmente felice, ma sono grato a PJ per averci regalato questo favoloso viaggio nella Terra di Mezzo. Credo che nessun altro avrebbe potuto farlo***.

* Un viaggio inaspettato dura 169 minuti, La desolazione di Smaug 161, La battaglia delle cinque armate 144.
** Nessuno è in grado di raccontare una battaglia sullo schermo come Peter Jackson. Nessuno.
*** Anche se rimarrà per sempre insoddisfatta la curiosità di vedere come avrebbe trattato lo Hobbit Guillermo Del Toro.

domenica 9 novembre 2014

Film(mini)Rece: Guardiani della Galassia e Interstellar

Minirecensioni spoiler-free combinate per gli ultimi due film visti in sala*, che mi sono piaciuti entrambi, per ragioni molto diverse, e che non potrebbero essere più differenti tra loro.

Guardiani della Galassia è colorato, casinaro e divertente; due ore di puro cinema di intrattenimento che non si prende troppo sul serio. Anche perchè, ammettiamolo, quando tra i protagonisti ci sono un procione geneticamente modificato rissaiolo e permaloso con la passione per le armi di grosso calibro e un albero umanoide (quasi) muto, fortissimo ma con il cuore buono è oggettivamente difficile prendersi sul serio senza sconfinare nel ridicolo. Guardiani della Galassia non ci prova nemmeno: racconta la sua storia con leggerezza e funziona alla grande, sia come film a sè stante che come ennesimo mattone nella sempre più spettacolare costruzione MCU. Sono uscito dalla sala con un sorrisone ebete stampato in faccia, canticchiando le canzoni dell'azzeccatissima colonna sonora soul e già con una gran voglia di vedere il sequel, previsto per il 2017.


Interstellar è cupo, ambizioso e complesso; si prende forse fin troppo sul serio, ma se lo può permettere: è un film coraggioso, e con qualcosa da dire. Non sempre è efficace nel raccontare la sua storia, non tutte le scelte narrative di Nolan mi hanno convinto fino in fondo, e c'è almeno un momento (peraltro non secondario) del film che mi ha lasciato davvero perplesso; in compenso Interstellar è uno dei film più belli, nel senso puramente estetico del termine, che abbia mai visto, e ha una colonna sonora che non si dimentica. Sono uscito dalla sala confuso e, se non felice, almeno soddisfatto, convinto di aver assistito ad un film che non dimenticherò facilmente.


Guardiani della Galassia su IMDb
Guardiani della Galassia su Rotten Tomatoes

Interstellar su IMDB
Interstellar su Rotten Tomatoes

* Guardiani della Galassia due settimane fa, Interstellar ieri, entrambi in sala Energia all'Arcadia di Melzo. Nessuno nelle versioni, per così dire, speciali: Guardiani in 2D invece che in 3D e Interstellar in digitale 4k invece che in pellicola 70mm.

domenica 19 ottobre 2014

Le scie chimiche provocano servizi di Jeremy Clarkson!


Wikipedia definisce così il bias di conferma: "È un processo mentale che consiste nel ricercare, selezionare e interpretare informazioni in modo da porre maggiore attenzione, e quindi attribuire maggiore credibilità, a quelle che confermano le proprie convinzioni o ipotesi, e viceversa, ignorare o sminuire informazioni che le contraddicono."
Evidentemente io soffro di una forma inversa di questo bias, perchè da che mi ricordo ho la passione* di andare a cercare e vedere/ascoltare/leggere quanto più possibile di chi la pensa in modo opposto al mio. Quindi ascolto spesso Radio Padania Libera; quindi sono un fedele lettore dei siti del Giornale e di Libero; quindi seguo su Twitter (anche) i pentastellati Carlo Sibilia, Paolo Bernini e Alessandro "Dibba" Dibattista, e l'ex parlamentare piddino e ora cristianissimo attivista anti-gay Mario Adinolfi; quindi, soprattutto, sono diventato non dico un esperto ma sicuramente un discreto conoscitore delle principali teorie complottiste e/o pseudoscientifiche**.
Questo post riguarda proprio queste ultime, visto che, come accennavo in un post di qualche settimana fa, ho ripreso da poco, dopo un periodo di relativo disinteresse, ad informarmi sull'universo del cospirazionismo. Mi sono reso conto che è più vivo che mai, sia con i suoi nomi storici che con nuovi personaggi che, teoria improbabile dopo teoria improbabile, stanno conquistando il loro posto al sole.
Tra i nuovi arrivati merita una menzione speciale Salvo Mandarà, gestore di una Web Tv e vicino al Movimento 5 Stelle, anche se a quanto mi risulta non ricopre ruoli ufficiali nel partito grillino. Il mio primo incontro virtuale con lui è stato questa intervista, in cui, dopo una decina di minuti di banalità quasi (quasi) condivisibili, il nostro se ne esce, candido come la neve, con "Il Messia fu crocifisso perchè lottava contro il signoraggio". Come i miei dodici lettori capiranno, non potevo non approfondire la conoscenza di un personaggio capace di affermazioni del genere, quindi nelle settimane successive ho visto diversi suoi video (tutti disponibili sul sito web della sua Web Tv o sul suo canale YouTube) e mi sono reso conto di trovarmi di fronte ad un vero, poliedrico talento complottista. Dal signoraggio al complotto contro la canapa, dal mondialismo Bilderberghiano alle scie chimiche, pare che non ci sia teoria, per quanto stralunata***, che non trovi spazio nelle sue trasmissioni. Il che ci porta (finalmente) all'immagine di apertura e al titolo di questo post.
L'altro ieri Mandarà ha ospitato Rosario "Straker" Marcianò, probabilmente il principale schiachimista italiano, e, per essere molto chiari, persona che disprezzo profondamente. Oltre ad aver sfruttato come uno sciacallo l'alluvione di Genova per sostenere le sue tesi deliranti sulle cosiddette "irrorazioni clandestine", ha preso uno sfondone che definire epocale è riduttivo. Marcianò ha mostrato questo filmato, presentandolo come "un video della BBC", e facendolo passare come la prova definitiva che la NASA utilizza macchinari per la manipolazione del clima, uno dei presunti scopi delle scie chimiche****. Il video è effettivamente della BBC, ma questa è praticamente l'unica affermazione corretta fatta da Straker. Il filmato è infatti tratto da "Speed", trasmissione del 2001, e mostra Jeremy Clarkson (esatto, quel Jeremy Clarkson) che visita un centro di test per i motori dello Space Shuttle. Quei particolari motori, i cosiddetti SSME, utilizzano come propellente una miscela di idrogeno e ossigeno, e quindi emettono vapore acqueo, che si trasforma in nuvole, e poi in pioggia. Niente manipolazione del clima, nessun progetto segreto, semplice fisica di base. Tutto questo senza nemmeno considerare l'obiezione più ovvia, ossia che se davvero la NASA stesse conducendo esperimenti per modificare clandestinamente il clima difficilmente inviterebbe una troupe della BBC a riprenderli.
Un video complottista da manuale: ignoranza scientifica, affermazioni senza alcun riscontro presentate come fatti assodati, fonti completamente travisate. E, dannazione, ennesima dimostrazione della validità della Teoria della Montagna di Merda: per dire una scempiaggine complottista, come per cagare su un tappeto, bastano pochi secondi, per smentirla con fonti, dati, numeri e verifiche, o per ripulire la cagata, decisamente di più.

PS: lo so, esistono modi per linkare un sito senza incrementare la sua visibilità presso i motori di ricerca, ma: 1) sono pigro; 2) credo che i siti, video o profili citati in questo post siano più popolari del mio blog di almeno un paio di ordini di grandezza, quindi non farebbe comunque differenza.

PPS: in origine questo doveva essere il post sul complottismo in generale cui avevo accennato qualche settimana fa, ed era in effetti nato così. Poi ha preso un'altra direzione ed è diventato più specifico. Non dispero comunque di riuscire a scrivere quel post, prima o poi. 

* o la perversione, secondo la mia consorte.
** non di tutte: di recente due mie colleghe mi hanno introdotto al favoloso mondo, che fino ad allora mi era sconosciuto, dell'acqua diamante.
*** qualche giorno fa ho sentito un suo ospite, autodefinitosi "sovranista" (non ho ancora avuto il tempo di approfondire il significato dell'espressione) sostenere che avere le proprie impronte digitali prese dalle forze di Polizia equivale ad essere stuprati.
**** tra gli altri ci sono la distribuzione clandestina di farmaci, l'irrorazione di veleni per il controllo della popolazione, e la diffusione di misteriose sostanze che dovrebbero migliorare le comunicazioni militari. A volte tutte queste cose insieme, senza badare al fatto che almeno due di esse sono mutualmente esclusive.

giovedì 2 ottobre 2014

Di Ferrari, Fernando Alonso ed Eliseo Salazar

In questi giorni circolano sempre più insistenti le voci di un imminente divorzio tra la Scuderia Ferrari e Fernando Alonso, con lo spagnolo dato già per accasato, la prossima stagione, alla nuova McLaren motorizzata Honda.
I miei 0,02 Euri sulla vicenda.
Ritengo Alonso il miglior pilota di Formula 1 e uno dei quattro veri campioni* attualmente in circolazione, la migliore speranza per riportare a Maranello il Mondiale nel 2016**, e mi dispiacerebbe moltissimo vederlo lasciare il Cavallino Rampante.
Detto questo, io sono un tifoso della Ferrari, nel bene e nel male, chiunque ci sia dietro il volante. Se nel 1981, al posto di Pironi il Drake avesse ingaggiato Eliseo Salazar, avrei tifato per Eliseo Salazar.
Quinidi se davvero Alonso se ne andrà, lo ringrazierò per quello che ha dato alla Ferrari in questi anni e tiferò per chi arriverà al suo posto, si tratti di Vettel, di Bianchi, di Susie Wolff, di Francesco Totti, del Dalai Lama o di Kim Jong-un.

* Gli altri tre sono Vettel, Hamilton e, sebbene quest'anno decisamente in calo, Raikkonen.
** Nel 2015, salvo miracoli, temo che il gap con le scuderie motorizzate Mercedes sarà ancora notevole.

domenica 28 settembre 2014

Nanonebbia in Val Padana

Quest'anno l'11 settembre è stato per me un'occasione per reimmergermi nella fogna graveolente del complottismo*, undicisettembrino e non solo**, e sono ancora particolarmente sensibile al tema, nelle sue varie declinazioni.
Non sono sorpreso quindi che questo articolo sul sito lafucina.it abbia attirato la mia attenzione.
(Leggetelo, tanto è breve, vi aspetto.)

(Fatto? Bene, continuiamo.)
È soddisfacente constatare che il mio cazzatometro è ancora ben tarato. Cinque minuti di ricerche hanno infatti rivelato quanto segue:
1) La foto che mostrerebbe "la pianura padana vista dall’alto e sotto una cappa di nanoparticelle" viene effettivamente dalla NASA, ma è stata scattata quasi dieci anni fa (nel gennaio del 2005, per la precisione) e da nessuna parte, nella descrizione dell'immagine, si parla di nanoparticelle.
2) Il sito lafucina.it è gestito dalla Casaleggio Associati; non a caso il link che mi ha portato all'articolo citato era su beppegrillo.it (e non a caso quella sulle nanoparticelle è una delle più longeve battaglie grilline);
3) Foto e relativi commenti erano già stati pubblicati all'inizio di quest'anno da Corriere della Sera e altre testate, come aveva già rilevato il solito, ottimo, Attivissimo.
Tutto questo senza considerare che la pericolosità delle nanoparticelle è ancora tutta da dimostrare; diversi studi sono in corso, ma non hanno ancora prodotto risultati definitivi. Ma questo ovviamente non è un problema nè per l'articolista nè (soprattutto) per buona parte dei commentatori, che mostrano una facilità preoccupante a passare dalle nanoparticelle alle scie chimiche.

Riassumendo: un sito vicino al Movimento 5 Stelle diffonde notizie senza alcun fondamento scientifico e contigue al complottismo; passando ad altre notizie, l'acqua è bagnata. L'ho scritto altrove, lo ribadisco: sono sempre più contento di non averli votati.

* lo so, questo rivela una vena masochista piuttosto pronunciata.
** è da qualche giorno che mi sta frullando per la testa l'idea di un post sul tema, ma ancora non sono andato oltre le prime righe. Non dispero di riuscire a finirlo, prima o poi.

mercoledì 23 luglio 2014

Crisi tra l'ex-premier e la sua giovine compagna

Pare che tra il nostro ex-Presidente del Consiglio e la sua giovine fidanzata che, ne sono certo, sta(va) con lui solo per Amore, sia crisi. Mi sembra il momento giusto per chiedere al sommo Rasputin la sua opinione sulla vicenda:


Come sempre, grazie per le tue illuminate parole.

lunedì 21 luglio 2014

Alto e basso

Mi duole contaminare una delle imprese più incredibili compiute dall'umanità con l'ottusità arrogante di uno specifico membro della medesima, ma questo xkcd non è mai stato così rilevante.
Ieri e oggi* si celebra il 45° anniversario del primo allunaggio di Apollo 11, e l'Onorevole Carlo Sibilia, non ha trovato di meglio da fare che twittare questa perla:
Al di là dell'idiozia complottista c'è anche un marchiano errore aritmetico - 2014-1969=45 - e inevitabilmente l'On. è stato sommerso da risposte sarcastiche (tra cui anche quella del vostro affezionatissimo).
Dopo qualche ora il Nostro ha pubblicato una rettifica:
Un esempio perfetto del detto veneto "Xe pèso el tacòn del buso".

Pongo una domanda ai miei dodici lettori: secondo voi di che partito fa parte l'Ineffabile On. Sibilia? Vi do un piccolo aiuto: è lo stesso che ha portato in Parlamento fulgidi esemplari umani come Paolo Bernini**, Tatiana Basilio*** e Bartolomeo Pepe**** e più in generale ha definitivamente sdoganato il complottismo nelle istituzioni.
Esatto, loro. Sono sempre più felice di non averli votati.

* Due giorni perchè The Eagle has Landed alle 20:17 UTC del 20 luglio 1969, mentre Armstrong ha messo piede sulla superficie lunare alle 2:56 UTC del 21.
** Che ha sostenuto, in ordine sparso: gli USA stanno impiantando dei microchip per il controllo remoto nei loro cittadini; gli attentati dell'11 settembre furono un inside job; i vaccini provocano l'autismo.
*** Sirene. Non aggiungo altro.
**** Faccio parlare direttamente il Pepe, con questo suo post su Facebook.

domenica 13 luglio 2014

Playa Tropicana, ovvero: nascondere visioni apocalittiche dentro motivetti orecchiabili

Estate millenovecentoottantatre. Ho appena compiuto nove anni, e le radio trasmettono, confuse tra una Every Breath You Take e una Do You Really Want To Hurt Me, tra una I Like Chopin e una Juliet, due canzoni tremendamente orecchiabili di due complessi sconosciuti, un calypso con il testo in italiano, e un pop elettronico con qualche sfumatura disco, con il testo in spagnolo. La prima, Tropicana* del Gruppo Italiano, diventerà uno dei successi dell'estate in Italia; la seconda, Vamos a la Playa dei Righeira, si trasformerà in uno dei più clamorosi tormentoni** degli anni '80 e in una hit in tutta Europa e non solo. Entrambe sembrano delle leggerissime, spensierate, frizzanti canzoncine estive: base musicale accattivante, ambientazione balneare, video colorati... eppure c'è qualcosa che anche alle orecchie del me novenne sembra leggermente fuori posto, come un quadro appeso un po' sghembo: perchè in Tropicana si dice: "l'esplosione e poi dolce dolce/un'abbronzatura atomica"? E perchè in Vamos a la Playa di parla di un "viento radiactivo" che "despeina los cabellos"?

Ammetto che all'epoca non approfondii molto la questione: come i miei dodici lettori possono immaginare a nove anni avevo altre priorità; ma ieri l'altro mi è capitato di rivedere su YouTube il video di Tropicana e sono rimasto assai sorpreso nel constatare che ancora oggi, dopo più di trent'anni, una buona metà di chi commentava non aveva colto il vero significato della canzone. Eppure il testo non potrebbe essere più esplicito: versi come "l'acqua ribolliva lentamente ad est/L'esplosione e poi dolce dolce/un'abbronzatura atomica/tra la musica dolce dolce/tutto andava giù" e "Brucia nella notte la città di San Jose/Radio Cuba urlava fuori da un cafè/la lava incandescente gremava gli hula hop/l'uragano travolgeva i bungalow" non lasciano dubbi. Altro che allegro motivetto balneare: la canzone descrive un'Apocalisse nucleare, con l'ulteriore inquietante dettaglio che i presenti quasi non se ne rendono conto perchè si sentono "come dentro un film" e in televisione sta passando la pubblicità di una bibita (Tropicana, appunto). È vero che la canzone inizia con "Ma che strano sogno", ma tutto sommato questo non basta per renderla meno terrificante.
Vamos a la Playa è in un certo senso ancora più esplicica e sarcastica, anche se il testo in spagnolo*** maschera un po' il senso del pezzo. In questo caso l'Olocausto atomico c'è già stato: "la bomba estalló/las radiaciones tuestan/y matizan de azul" (al link c'è la traduzione completa), "el viento radiactivo/despeina los cabellos"; ma non importa, andiamo lo stesso al mare, anche perchè "al fin el mar es limpio/no más peces hediondos/sino agua fluorescente". Niente male per una canzoncina estiva.
Non voglio lanciarmi in analisi sociologiche più grandi di me, ma trovo interessante che in piena guerra fredda, forse non a caso nello stesso anno in cui usciva al cinema WarGames, proprio due canzoni che giocavano sulle paure più diffuse e radicate**** siano diventate dei successi così clamorosi. Come dicevo nel mio ultimo blog, erano anni in cui la condivisione dei riferimenti culturali era maggiore, e le parole "catartico" e financo "inconscio collettivo" vengono alla mente.

* Una versione con migliore qualità audio (ma senza quel video meravigliosamente ingenuo) si trova qui.
** Pare che la parola "tormentone" sia stata addirittura coniata per descrivere questa canzone.
*** Esiste anche una versione della canzone con testo in italiano, che secondo me - forse per evitare di essere troppo esplicita - è meno efficace.
**** I più giovani dei miei dodici lettori troveranno difficile crederlo, ma almeno fino al 1989 la paura che improvvisamente qualcuno in URSS o in USA decidesse di scatenare la Guerra Termonucleare Globale (cit. da WarGames, ovviamente) era reale.

venerdì 11 luglio 2014

Di citazioni cinematografiche e gap generazionale

Oggi, parlando con tre colleghe, di età variabile tra i 26 e i 29 anni, mi è partita l'intramontabile citazione "Il suo è culo, la mia è classe, caro il mio coglionazzo". Tutte e tre mi hanno guardato come se mi fossi messo improvvisamente a parlare in gaelico. Una persona normale avrebbe continuato la conversazione e dimenticato tutto nel giro di cinque minuti; io, essendo io, mi sono messo a rimuginare, e il frutto delle mie rimuginazioni sono queste righe. 
Credo che un episodio come questo sia un esempio perfetto di come sia cambiata, negli ultimi anni, la modalità di fruizione dei media. Mi spiego meglio: non credo esista un mio coetaneo* maschio** che non avrebbe riconosciuto immediatamente le immortali parole del Dott. Cav. Conte Diego Catellani. Anzi, con ogni probabilità avrebbe - correttamente - risposto con "Al trentottesimo "coglionazzo" e a quarantanove a due di punteggio...". Questo perchè la mia generazione è cresciuta condividendo, in grandissima percentuale, i riferimenti mediatici: i canali televisivi erano pochi, i videoregistratori erano ancora prodotti di lusso, l'Interwebs non esisteva e quindi film, telefilm, spettacoli e cartoni animati erano gli stessi per tutti. Uno dei rituali delle mattine scolastiche, almeno fino ai primi anni di liceo, era il commento collettivo della puntata del tal cartone o del talaltro telefilm. Di più: in alcuni casi, la forza della condivisione era talmente forte che non c'era nemmeno bisogno di aver visto lo show di cui tutti parlavano per assorbirne, almeno in parte e quasi per osmosi, gli elementi principali. Io, ad esempio, non ho mai visto una sola puntata dei Visitors durante la loro trasmissione originale del 1986, ma la celeberrima (e, vista con gli occhi di oggi, incredibilmente malfatta) scena di Diana che ingoia il topo mi è stata raccontata talmente tante volte che quando finalmente ho recuperato la serie con la mia metà vent'anni dopo, la conoscevo già a memoria***.
Basandomi sul mio (limitatissimo) campione statistico, oggi questo non avviene più. L'aumento vertiginoso delle fonti a disposizione, e la facilità con cui si può accedere pressochè a qualunque film / telefilm / cartone animato / manifestazione sportiva / documentario / talent show del mondo via web, fa sì che ognuno crei il suo palinsesto personalizzato: il mio lunedì sera, ad esempio, fino al mese scorso era dedicato a Game of Thrones. Per chi ha anche solo dieci o quindici anni meno di me, probabilmente questa è la norma, e poter vedere solo quanto passa sulla televisione generalista è un concetto alieno quanto la radio a galena o la bachelite.
Chiariamo: almeno in quest'ambito non sono un nostalgico e l'ho già scritto; poter vedere Game of Thrones, Sherlock, QI e Top Gear quando e dove voglio è uno dei motivi per cui adoro l'Interwebs. Però credo che questa perdita - parziale, futile, trascurabile - di riferimenti comuni sia un po' triste, e che una parte - parziale, futile, trascurabile - dell'esperienza di crescere in un gruppo di pari sia finita per sempre****.

* Ho compiuto quarant'anni un paio di settimane fa.
** A parte forse Mauro, ma lui è un caso a parte.
*** Però ancora oggi non so chi ha ucciso Laura Palmer.
**** Quando scrivo cose del genere sembro quasi una persona seria.

sabato 14 giugno 2014

Banale, lo so.

Ne sono consapevole, la citazione è banale, ma sono un paio di mesi che il blog langue, e l'occasione è troppo ghiotta per non andare a ripescare uno dei momenti più importanti del cinema italiano: "tifo indiavolato e RUTTO LIBERO!".

(Tra l'altro, una rapida ricerca sull'Interwebs ha rivelato che Italia e Inghilterra si sono incontrate solo una volta nella fase finale della Coppa del Mondo: l'inutile finale per il terzo posto di Italia '90. Sinceramente mi aspettavo un elenco di precedenti un po' più lungo.)

domenica 13 aprile 2014

Vermeer a Bologna, ovvero: La ragazza col tortellino di perla

Ieri io e la mia metà siamo andati a Bologna per la mostra "La ragazza con l'orecchino di perla". Gli orari dei treni ci hanno concesso ampi spazi di manovra: prima di partire ne abbiamo approfittato per una capatina nella nuova piazza Gae Aulenti, che io non avevo ancora visto, e che mi è molto piaciuta, mentre dopo la mostra ci siamo concessi una (breve, parziale, da ripetere) visita alla "vecchia signora coi fianchi un po' molli".
La mostra. È necessaria una premessa: Vermeer è uno dei miei pittori preferiti e La ragazza con l'orecchino di perla è in assoluto uno dei quadri che più mi piacciono; per quanto mi riguarda la cosiddetta "Monna Lisa del Nord" era la mostra, e tutte le altre opere esposte erano, al più, un piacevole aperitivo, gradevoli ma totalmente superflue.
Detto questo: mostra molto ben pubblicizzata (forse fin troppo), con il volto dell'anonima modella un po' ovunque, in originale, in cioccolato, con gli occhiali per promuovere un ottico o con l'orecchino sostituito da un molto bolognese Turtlèn. 
Mostra molto ben illuminata*, con le sale in gradevole penombra, i colori dei quadri che spiccavano con una vivacità quasi tridimensionale e pressochè nessun riflesso.
Mostra molto affollata, anche se per fortuna avevamo il biglietto prenotato e non abbiamo fatto coda per entrare, e siamo arrivati abbastanza presto da evitare il grosso della folla (anche se il nostro proverbiale tempismo ha fatto sì che un grupppo con guida ci tallonasse pressochè per tutta la nostra visita). Come per tutti gli eventi più pop che ho visitato negli ultimi anni ho avuto la netta impressione che una buona metà dei presenti non distinguesse un Vermeer da una lavatrice.
Che dire dei quadri esposti? Premesso che non ho le competenze per un'analisi critica con un minimo di credibilità, e che come dicevo prima per me il 99% dell'attrattiva era costituito dal capolavoro di Vermeer, tutto sommato anche le (poche) altre opere erano interessanti, con diversi pezzi notevoli: da un autoritratto giovanile di Rembrandt che ho scoperto non essere più attribuito al maestro ma al suo atelier, al Cardellino di Carel Fabritius; dall'altro Vermeer in mostra, Diana e le sue ninfe** alla Suonatrice di violino di Gerrit Van Honthorst.

Il resto della giornata a Bologna: abbiamo scoperto che esistono ancora delle cabine telefoniche, abbiamo visto la leggendaria Lamborghini Gallardo della Polizia stradale e abbiamo mangiato degli eccellenti tortellini al ragù in un ristorante-pizzeria bolognese/napoletano (e se non sanno fare il ragù loro...) che a fine pranzo ci ha offerto un ottimo liquore al pistacchio in stile limoncello (pistacchiello?).

Infine che dire di lei, la sconosciuta Meisje met de parel? Rinnovo la mia dichiarazione di incompetenza nel valutarla dal punto di vista storico-artistico; dico solo che nonostante la folla (ma la sala in cui era esposta era abbastanza spaziosa da permettere di ammirarla in maniera adeguata), nonostante la sovraesposizione mediatica, nonostante esistano riproduzioni digitali che permettono di esplorare ogni dettaglio del quadro meglio di quanto si potrebbe mai fare dal vivo, trovarsela davanti è stata un'emozione vera, insostituibile, che mi ha ampiamente ripagato della levataccia, dei soldi spesi per il treno e del biglietto d'ingresso.

E non è così scontato, anche per eventi blasonati: la mostra di Caravaggio alle Scuderie del Quirinale nel 2010, ad esempio, per quanto favolosa per la qualità delle opere esposte, era illuminata in maniera pessima.
** Un'opera minore, se può esistere  qualcosa come un Vermeer minore.

domenica 9 marzo 2014

Critica e critici

Questa mattina, su Radio Popolare* ho sentito un critico che, sostanzialmente, ha detto che se non ti piace La grande bellezza è perchè non lo capisci, perchè sei un ignorante brubru che rutta a tavola, si mette le dita (dei piedi) nel naso e non è in grado di riconoscere La Vera Arte Del Cinematografo**. Il fatto che qualcuno possa, semplicemente, avere gusti diversi, non l'ha minimamente sfiorato.
Mi è tornata in mente un'altra recensione, sempre sentita su RadioPop, qualche mese fa, in cui si parlava di Avengers. Ci avevo anche scritto tre quarti di post, ma per qualche motivo non l'avevo mai finito. Le (parolona) riflessioni che facevo all'epoca mi sembrano ancora valide:

[Inizio post d'epoca]
Avvertenza: se siete tra le ventisette persone che ancora non hanno visto Avengers, provvedete prima di continuare la lettura, temo che qua e là qualche spoiler mi scapperà.

Radio Popolare, domenica mattina. Un critico cinematografico del Fatto Quotidiano, di cui mi sfugge il nome, recensisce The Avengers. Tesi di partenza: The Avengers è un blockbuster (orrore!), peggio, è un blockbuster AMERICANO (anatema!), ergo è un film di merda. Non ricordo i dettagli della recensione, ovviamente negativa, e ovviamente tutta tesa a dimostrare l'assunto di cui sopra, ma il finale era qualcosa di questo genere: "il film è un simbolo dell'isolazionismo americano perchè i supereroi fronteggiano la minaccia aliena chiudendo il portale da cui arrivano gli invasori".
Dopo aver smesso di ridere, mi sono venute in mente un paio di considerazioni.
La prima: come affronterebbe un'eventuale invasione aliena il nostro baldo recensore? Dibattiti? Tavole rotonde? Interrogazioni parlamentari? Comitati paritetici di discussione?
La seconda: ho spesso l'impressione che certa critica (specialmente italiana, specialmente di sinistra) si ostini a valutare la narrativa popolare, e uso il termine narrativa per indicare libri e film, ma anche serie Tv, fumetti e videogiochi, utilizzando parametri completamente sballati. È come se un critico gastronomico desse una valutazione negativa a McDonald's perchè non ci mangia bene come da Savini, o se una rivista di arredamento criticasse i mobili dell'Ikea perchè sono realizzati peggio di quelli di un ebanista veneziano. Nelle immortali parole del poeta: grazie al cazzo.
In certi film, o in certi libri, è inutile cercare profonde riflessioni sul senso della vita, o sofferte introspezioni alla ricerca della radice del male nell'uomo contemporaneo e poi incazzarsi perchè non se ne trovano. Sono opere create per un altro fine: per raccontare una storia che appassioni, che coinvolga, che entusiasmi, che commuova, che diverta. Francamente, non mi sembra poco. Se un film (mi ripeto: o un libro, un fumetto, un videogioco) riesce a rapirmi per un paio d'ore, a farmi dimenticare le mie mille piccole preoccupazioni, a farmi uscire dalla sala con un sorriso, a farmi versare qualche lacrima, per quanto mi riguarda si è guadagnato i soldi del biglietto, e anche di più. E se qualche profondo messaggio sulla condizione umana filtra attraverso le maglie della narrazione, bene; ma se così non è, bene lo stesso.
[Fine post d'epoca]

Ora: io non sono un critico, però non sono nemmeno una di quelle persone che sputano sulla critica e la ritengono inutile perchè tutti i gusti sono gusti e tutti i pareri contano allo stesso modo. Per citare ancora il poeta: un par di palle. L'opinione di un esperto (d'arte, di cinema, di musica barocca, di pittura rinascimentale, di cucina fusion portoghese), vale sicuramente più della mia di semplice appassionato/osservatore/lettore/spettatore; detto questo, e con il massimo rispetto per chi spende anni studiando un argomento, rivendico il sacrosanto diritto di avere gusti differenti senza sentirmi dare dell'ignorante. Ho sufficienti strumenti intellettuali da riconoscere che La grande bellezza è un film oggettivamente importante, recitato benissimo e fotografato meglio, che veicola un messaggio non banale sulla decadenza della società contemporanea; detto questo, soggettivamente lo trovo pretenzioso, didascalico e mortalmente noioso. Mutatis mutandis, un po' come I Miserabili, che dopo più di un anno di lettura a macchia di leopardo sto finendo in questi giorni: è un capolavoro, non ci sono dubbi, ma è anche troppo lungo di almeno quattrocento pagine e a tratti è francamente palloso come il bugiardino di un farmaco antiacne. E secondo me un'opera d'arte che non invoglia alla sua fruizione, almeno a un certo livello, ha fallito.


* Radio che apprezzo molto, ma che solitamente nel recensire libri & film si concentra un po' troppo sui mattoni polacchi minimalisti di autori morti suicidi giovanissimi.
** Ovviamente, essendo un critico, ha usato altri termini, credo che a un certo punto abbia detto anche "il dipanarsi rapsodico della vicenda", ma il concetto di base era quello. 

venerdì 31 gennaio 2014

Film(mini)Rece: La grande bellezza

La mia primissima reazione a caldo appena terminata la visione del film di Sorrentino: ARRIDATECE PACIFIC RIM.
Non che questo mi sorprenda: dopo quasi quattro decenni di convivenza con me stesso conosco piuttosto bene i miei gusti, ed ero abbastanza sicuro che avrei trovato l'osannatissimo La grande bellezza piuttosto ostico.
Non mi aspettavo di trovarlo così sconclusionato, così pretenzioso e, in ulima analisi, così noioso. Per carità, fotografato benissimo e con un bravissimo protagonista, però in definitiva un film senza una storia, e chi mi legge da un po' sa che per me questa è una mancanza imperdonabile. Ci sono un paio di citazioni memorabili, un paio di scene godibili, ma nel complesso il film è solo una raccolta di flash più o meno coerentemente legati tra loro, senza una vera direzione e con un paio di momenti francamente irritanti per la loro didascalicità: in particolare la bambina che inspiegabilmente finisce nella cripta di una chiesa e dice al protagonista "Tu non sei nessuno" e l'inutile scena della Costa Concordia, che ormai dovrebbe essere vietato utilizzare come metafora.
E dire che ho visto il film nelle migliori condizioni per sperare di apprezzarlo: a Roma, a casa di amici profondi conoscitori e profondamente innamorati della loro città; ma niente, a me il (un certo) cinema italiano proprio non va giù. E neanche ai miei amici, pare: citando testualmente: "Se questo film vince l'Oscar, smetto di vedere i film che vincono l'Oscar."

La grande bellezza sull'IMDb
La grande bellezza su Rotten Tomatoes

domenica 5 gennaio 2014

FilmRece: Capitan Harlock

Capitan Harlock, Actarus e Ken Falco sono un po' la Trimurti dei miei eroi infantili: comprensibile quindi che aspettassi con una certa trepidazione* di vedere questa interpretazione moderna, e sul grande schermo, del Capitano. Purtroppo il film si è rivelato una mezza delusione, nonostante sia davvero, come dice James Cameron sulla locandina, "visivamente senza precedenti".
Forse è ingiusto paragonare il film e la serie televisiva, ma, specialmente per una persona della mia generazione, il confronto è inevitabile e decisamente a favore della seconda. Il film ha la grande colpa di non sfruttare, se non in minima parte, i veri protagonisti della serie, ossia Capitan Harlock e la stessa astronave Arcadia**. Il Capitano più tormentato e carismatico della storia dell'animazione giapponese è ridotto a poco più che una comparsa, e anche se i suoi pochi momenti sullo schermo sono memorabili, mi è sembrata un'occasione sprecata non farne il vero protagonista del film.
Quanto alla nave, tutta la bellissima storia sull'anima dell'Arcadia, così importante nella serie, e che la rende unica nel panorama delle astronavi da cartoon, viene appena accennata; in più, sarà perchè per me l'Arcadia resterà sempre quella blu, semplice e maestosa della serie originale, ma questa sua re-interpretazione spinosa e organica non mi ha convinto del tutto.
Aggiungiamo una trama che - almeno da metà film in poi - è praticamente incomprensibile e un abuso di supercazzole pseudoscientifiche***, e il quadro si fa sconfortante.
C'è, per fortuna, anche qualcosa di buono: come accennavo prima, il film è davvero spettacolare dal punto di vista visivo e le scene di battaglia sono notevoli; i membri dell'equipaggio dell'Arcadia sono ottimamente caratterizzati: Yattaran in particolare, anche se diversissimo dalla sua versione a cartoni animati, mi è piaciuto molto; quando è sullo schermo Harlock è badass come mai lo è stato nella sua versione a cartoni animati; citazioni e strizzatine d'occhio si sprecano (io ho colto, o mi è sembrato di cogliere: WALL-E, Il gioco di Ender, Il ritorno dello Jedi, Matrix, La storia fantastica, Il Cavaliere Oscuro - Il ritorno); tutto considerato però il film non mi ha convinto, mi è sembrato una enorme opportunità non colta. E credo che paradossalmente risulterà più gradito agli spettatori più giovani, quelli che conoscono poco o per nulla il Capitan Harlock delle serie animate. È vero, si perderanno la miriade di piccoli e grandi riferimenti al passato****, ma eviteranno un confronto che per noi fan di vecchia data è, come dicevo più sopra, ingiusto, inevitabile e destinato inesorabilmente a risolversi a favore del cartone animato che più di trent'anni fa ci ha conquistato. "Il suo teschio è una bandiera che vuol dire libertà..."

Capitan Harlock sull'IMDb
Capitan Harlock su Rotten Tomatoes

* Non al livello di Pacific Rim o del Signore degli Anelli, però insomma.
** aLcadia, incomprensibilmente, nella prima, leggendaria, serie a cartoni.
*** A un certo punto un personaggio dice qualcosa del tipo "Attivate la rete dei gravitoni nucleari con scappellamento a destra". O qualcosa di molto simile.
**** Dalla tuta rossa di Yuki/Kai al maglione a strisce di Yattaran, dal calice di vino che Harlock beve pensoso all'uccellaccio appollaiato sulla sua spalla.