giovedì 19 dicembre 2013

Book(quasi)rece: The Windup Girl & affini

Questo post nasce su Twitter e passa da Facebook prima di approdare qui sul blog.
Mi spiego meglio: alla fine dell'anno scorso ho letto The Windup Girl, di Paolo Bacigalupi, scrittore statunitense di probabili origini italiane. L'ho trovato fantastico, uno dei più bei libri di fantascienza che abbia mai letto, e uno dei più bei libri - punto - che abbia letto ultimamente. Per il resto del 2013 mi sono dedicato ad altre letture, ma da qualche giorno ho iniziato la sua raccolta Pump Six and Other Stories. La seconda story del libro si intitola The Fluted Girl ed era almeno da Twittering from the Circus of the Dead di Joe Hill*, letto nel 2010, che un racconto non mi colpiva così tanto, al punto di twittare**: 


Il mio Facebook*** è impostato in modo da pubblicare in automatico i miei tweet, ma visto che praticamente tutti i miei amici sono italiani, ho scritto anche questo post:

Traduco & espando il tweet lì sotto: era parecchio che un racconto non mi stupiva come ha fatto oggi "The Fluted Girl" di Paolo Bacigalupi*. Un vero gioiello, uno dei racconti più belli e più disturbanti che abbia letto negli ultimi anni.

* Autore (tra l'altro) anche dell'altrettanto bello e altrettanto disturbante romanzo "The Windup Girl". E riflettendoci un po' c'è più che solo un'assonanza tra la "Fluted Girl" del racconto e la "Windup Girl" del romanzo.


Un amico mi ha chiesto chiarimenti, ed eccoli qui: spero di riuscire a suscitare l'interesse suo e di qualcun altro dei miei dodici lettori verso un libro e un autore che mi hanno conquistato, e che purtroppo, stando alle informazioni che ho reperito sull'Interwebs, non sono mai stati tradotti in italiano.

The Windup Girl, dunque. Il libro è ambientato a Bangkok, in un futuro non così remoto e non così diverso dal nostro presente, in cui i carburanti fossili sono ormai esauriti, in cui il riscaldamento globale ha innalzato il livello degli oceani e solo un mastodontico sistema di dighe previene l'allagamento della città, in cui l'ingegneria genetica consente manipolazioni oggi (quasi) impensabili di piante, animali e esseri umani e in cui le grandi corporazioni agroalimentari dominano il mercato del cibo (e dell'energia, che è tornata ad essere principalmente quella dei muscoli animali) attraverso la diffusione di sementi sterili e di pestilenze che periodicamente devastano interi raccolti. Emiko, la Windup Girl del titolo è - appunto - uno dei prodotti più riusciti della bioingegneria, una bellissima ragazza creata in laboratorio per essere una sorta di geisha 2.0, una creatura artificiale programmata per obbedire, e che solo l'andatura a scatti distingue da un essere umano a tutti gli effetti.
Non scendo nei dettagli della trama: per chi è interessato (SPOILER ALERT) la pagina di Wikipedia (SPOILER ALERT) ne offre un riassunto più che esauriente. Dico solo che la distopia che Bacigalupi descrive è tanto più terrorizzante quanto più non sembra così improbabile: non è necessario che qualche onnipotente razza aliena arrivi con una flotta di astronavi superluminali e ci annichilisca con armi di potenza inusitata. Basta continuare a fare quello che stiamo facendo, e se non finiremo esattamente come il mondo descritto nel libro, finiremo in qualcosa di abbastanza simile.

The Fluted Girl. Racconto breve, la cui protagonista è, come Emiko, figlia di un'ingegneria genetica e biomedica pressochè onnipotente, manipolata per l'audience e per il piacere di una casta dominante formata da immortali e bellissime star dei media. Lo sviluppo del racconto è magistrale, con lo svelamento che mi ha letteralmente lasciato senza fiato. Non dirò una parola di più sulla storia, non voglio rischiare di rovinarla per nessuno dei miei dodici lettori: il racconto integrale è comunque disponibile sul sito dell'autore, e lo raccomando senza riserve.

Io adoro le distopie e le storie post-apocalittiche, e Bacigalupi è uno dei migliori narratori del genere che abbia mai letto: la sua capacità di inventare mondi così simili al nostro da essere distanti da noi solo una o due pessime decisioni sembra illimitata. Forse non è un caso che il racconto meno entusiasmante (ma comunque riuscito) di Pump Six and Other Stories, Softer, è l'unico che è ambientato nel nostro presente, e non in un qualche futuro in cui qualcosa è andato tremendamente storto.

* Figlio di Stephen King, autore di racconti, romanzi, fumetti e Twittatore extraordinaire. Finora, pressochè tutto quello che ho letto di suo mi è piaciuto assai.
** Bacigalupi è stato così gentile da ringraziarmi e ritwittarmi, ma questo non c'entra.
*** Non pubblico volutamente i miei recapiti Facebook qui sul blog; tutti i miei contatti sul social di Mr. Zuckerberg, con due eccezioni, sono persone che conosco anche nella Vita RealeTM, e vorrei mantenere così le cose.

sabato 14 dicembre 2013

Film(mini)Rece: Lo Hobbit - La desolazione di Smaug

Mini rece senza spoiler, a caldissimo (sono tornato a casa dal cinema un'oretta fa), e, per la prima volta su questi schermi, in forma di lista.

  • Il 3D HFR 48fps Turbo Special merita. Non sono ancora convinto che l'effetto iperrealistico da documentario BBC sia il futuro del cinema, ma sicuramente è qualcosa di diverso, e qualcosa per cui val la pena di spendere qualche euro in più.
  • Smaug è GROSSO. Luca Ward fa un gran lavoro di doppiaggio, ma non vedo l'ora di ascoltare la versione di Mr. Cumberbatch.
  • Peter Jackson è probabilmente il regista più capace di narrare una storia per immagini, e di comporre sequenze da puro orgasmo cinematografico, anche se completamente inutili per l'avanzamento della trama. Per chi ha visto il film dico solo: Bombur nei barili.
  • Chi mi legge lo sa, non sono un talebano della fedeltà di un film al libro da cui è tratto (linguaggi diversi impongono scelte diverse etc. etc.). Detto questo: se nel terzo film il buon PJ si discosterà ancora di più dallo Hobbit di Tolkien, probabilmente vedremo Gandalf e la sua ciurma di pirati che combatte contro gli orchi-ninja spaziali, mentre i nani, misteriosamente mutati geneticamente da uno scenziato al soldo di oscuri poteri paranazisti si alleano con Smaug e la sua progenie di draghi-robot per dominare la galassia. Non che questo sia necessariamente un male.
 Conclusione: bel film, visivamente eccezionale, a volte un po' dispersivo. Rimango convinto che sarebbe stato meglio sfrondare un po' di sottotrame e far uscire due film invece di tre.

Il film sull'IMDb
Il film su Rotten Tomatoes

martedì 22 ottobre 2013

FilmRece: Rush

[Nota: ci dev'essere qualcosa nei film con Chris Hemsworth che fa rimanere nel limbo le recensioni di questo blog. Già per Avengers avevo quasi completato un post che è rimasto per mesi a languire ed è poi stato dimenticato. Mah.]
 
Con un paio di settimane di ritardo sulla visione in sala, trovo finalmente il tempo di buttar giù due righe sul secondo film più atteso di questa stagione, scalzato dal gradino più alto del podio solo dall'inarrivabile Pacific Rim.
Attese più che soddisfatte: Rush si è rivelato un ottimo film, con due eccellenti protagonisti (lo ammetto, non mi aspettavo che Chris "Thor" Hemsworth fosse così bravo), e delle eccezionali scene di gara.
Eccezionali ma meno presenti di quanto si potrebbe pensare: vero, Rush è un film sulla Formula 1, in particolare sulla stagione 1976 e sul duello Lauda-Hunt per il titolo mondiale, ma è principalmente un film su due persone ossessionate dalla loro passione, e disposte a tutto pur di viverla fino alle estreme conseguenze. Mutatis mutandis, nelle sue premesse di base non è così diverso da The Prestige, anche se è un po' meno sottile, meno cervellotico, più glamour e molto più chiassoso del capolavoro di Nolan*.
Epperò, espediente narrativo o meno, la Formula 1 c'è: quella della metà degli anni '70, quella eroica e ancora (quasi) innocente; quella in cui un appassionato poteva ancora costrure una macchina vincente in un'officina poco più che amatoriale; quella dannatamente pericolosa, che ancora correva su quella follia di circuito che era** la Nordschleife del Nürburgring. E per un appassionato come me è stata una goduria vera vedere finalmente sul grande schermo, e trattato con il rispetto che merita, uno dei miei sport preferiti.
Questa passione, di lunghissimo corso, rischiava di rovinare un po' il film: sono entrato in sala sapendo esattamente come la storia si sarebbe dipanata e come sarebbe finita. Non dico di ricordare a memoria il risultato di tutte le gare del '76, ma sicuramente conoscevo assai bene prima ancora che Ron Howard avesse l'idea di realizzare Rush come quel mondiale si è concluso; nonostante questo ammetto di aver passato una consistente percentuale del tempo sull'orlo della poltrona e proteso verso lo schermo. Lo ribadisco: le scene di gara sono le migliori mai viste al cinema, e anche se l'occhio dell'appassionato*** si accorge di qualche trucchetto di regia qua e là, il realismo e il coinvolgimento sono eccezionali, in particolare nella scena dell'incidente di Lauda, davvero fenomenale.

Chiudo con un piccolo aneddoto: qualche giorno fa ho sentito in treno, mentre andavo a laurà, un ragazzo che diceva di volere andare a vedere Rush, e che parlava di Lauda e Hunt come fossero contemporanei di Giolitti. Io mi sono ricordato di averli visti correre in diretta - seguo la F1 probabilmente dal '78 e sicuramente dal '79 - e mi sono sentito un veterano. O un vecchio. Sigh.

Rush sull'IMDb
Rush su Rotten Tomatoes

* C'è anche la fondamentale differenza che Angier e Borden, in The Prestige, si odiano e si disprezzano, mentre Lauda e Hunt si rispettano e, in una certa misura, si invidiano.
** Tecnicamente la Nordschleife esiste ancora, ma la F1 non ci corre più, appunto, dal 1976.
*** C'è poi l'occhio leggermente ossessivo compulsivo, che si accorge che ci sono almeno due "muletti" che rappresentano la 312T2 di Lauda, con due rollbar diversi, e che uno dei due ha la forma del cofano motore completamente sbagliata.

domenica 1 settembre 2013

Addio anobii, e grazie per tutto il pesce

Come avranno notato i più attenti tra i miei dodici lettori, il link alla mia libreria di anobii è sparito dalla colonna destra del blog, e al suo posto è comparso un widget che rimanda alle mie ultime letture su goodreads. Dopo quasi cinque anni, e qualche mese di convivenza tra i due siti, ho deciso di non aggiornare più il mio scaffale anobiiano* e di trasferirmi in toto sul nuovo sito. Un po' mi dispiace, ma all'annoso problema del pessimo motore di ricerca interno, ultimamente si è aggiunta una certa inaffidabilità nell'integrazione con i social network, e più in generale un certo qual senso di abbandono del sito (che non è cambiato quasi per nulla negli ultimi 5 anni). 
Goodreads, quindi, che non è esente da difetti - uno su tutti, la gestione delle date di acquisizione e lettura di un libro - ma che può contare su una comunità molto più ampia e molto più vitale, oltre che su un design decisamente più moderno e su motore di ricerca interno infinitamente migliore.
Se qualcuno dei miei dodici lettori vuole venirmi a trovare su goodreads, basta cliccare sul widget di cui parlavo all'inizio.

So long, anobii, and thanks for all the fish.

* rimarrà ancora come memoria storica, anche perchè l'esportazione della libreria verso goodreads è stata tutt'altro che priva di errori, quindi con calma dovrò aggiornare diversi record sul nuovo sito

mercoledì 21 agosto 2013

BookRece: Fifty Shades of Grey

Recensione sintetica: No.

Recensione un po' meno sintetica: d'accordo, da un libro nato come fan fiction di Twilight non ci si poteva aspettare chissà cosa, ma che fosse una tale chiavica, lo ammetto, mi ha sorpreso. Tanto per cominciare, non credevo che potesse esistere un libro scritto peggio di Twilight, ma ho dovuto ricredermi dopo poche pagine: se la storia del vampiro meno credibile del mondo è ripetitiva, la storia della vergine meno credibile del mondo è ripetitiva al quadrato. Il numero di volte in cui ci viene ricordato che:

1) Christian Grey è bellissimo
2) Christian Grey è dotato di un pene smisurato
3) i pantaloni di Christian Grey gli cadono sui fianchi in modo incredibilmente sexy
4) Christian Grey si eccita se Anastasia Steele si morde le labbra

è francamente imbarazzante. Per non parlare del numero di Holy Cow/Shit/God/Moses/varie ed eventuali che la protagonista pronuncia e/o pensa nell'arco del libro, o dei monologhi/dialoghi interiori tra il suo subconscio e la sua Inner Goddess, che, sia detto per inciso, avrei voluto strozzare già intorno a pagina venti.
Per quanto riguarda lo stile, tuttavia, il problema principale è che scrivere di sesso senza sconfinare nel ridicolo è difficile, anche per scrittori ben più dotati della James, e lei proprio non ce la fa. Solo un esempio, e non è nemmeno il peggiore: durante il primo rapporto orale (more on that later), Anastasia pensa: "è il mio personale ghiacciolo al gusto di Christian Grey" ("He’s My Very Own Christian Grey-Flavored Popsicle"). Non credo ci sia bisogno di aggiungere altro.

Eppure, come ho già detto spesso qui sul blog, per me la cosa più importante in un romanzo è la storia: se c'è, ed è interessante, sono disposto a sorvolare su linguaggio sciatto, caratterizzazione poco riuscita, dialoghi banali. Purtroppo, in Fifty Shades of Grey manca anche quella. A grandi linee, questa è la trama del libro: incontro-dubbi-trombata-dubbi-trombata-dubbi-trombata-dubbi-trombata-addio (temporaneo, visto che ci sono altri due libri*). Ho visto mani di vernice asciugare in maniera più interessante.
In più, la protagonista/voce narrante è - per usare un eufemismo - non pienamente credibile. Una ragazza americana sana, di intelligenza normale e di bell'aspetto che arriva alla fine del college non solo vergine, ma senza mai aver provato un orgasmo, etero- o auto-provocato? Un po' difficile da credere, ma ci può ancora stare. Però allora, cara signora James, non puoi raccontare come la giovane innocentina si riveli, alla prima occasione, una Signora del Pompino che nemmeno Linda Lovelace.
Non commento nemmeno l'aspetto bondage-sadomaso del libro, sia perchè non ne so abbastanza da poterne giudicare il realismo, sia perchè in fondo è solo un artificio narrativo per parlare di potere e di controllo in una relazione, ma Fifty Shades è talmente pessimo nei fondamentali (storia, caratterizzazione, linguaggio), che portare la discussione al suo valore metaforico mi sembra veramente troppo.

Per concludere, questo è il primo libro da molto tempo in cui già dopo poche pagine detestavo tutti i personaggi principali: Anastasia è vacua e inconsistente, la sua compagna di stanza (Kate? non mi ricordo e non ho voglia di controllare) ancora più di lei, Christian è uno stronzo manipolatore. Anzi, riflettendoci meglio, non li detestavo: mi erano - e mi sono - completamente indifferenti, ed è ancora peggio.

* Forse in assoluto la cosa che mi ha infastidito di più del libro è che si tratta solo di una prima parte. Non di un libro autoconclusivo con due sequel: una prima parte che finisce su un (relativo, molto relativo) cliffhanger.

lunedì 29 luglio 2013

Di elettrosigarette, supporti vergini e miopia politica

Dal sei febbraio di quest'anno ho iniziato a svapare. Ossia, per chi non è avvezzo al termine, a utilizzare in luogo delle tradizionali sigarette di carta e tabacco, i loro sostituti elettronici, le cosiddette e-cig. La mia esperienza è stata (ed è tuttora) estremamente positiva: non ho avuto alcun problema nel passaggio analogico-digitale, non ho più toccato una sigaretta, la mia salute sicuramente ne ha giovato e probabilmente ho anche risparmiato dei soldi*.
Sto quindi seguendo con l'interesse del neofita e la passione del convertito il dibattito di questi mesi sulla tassazione delle e-cig, e sto avendo una netta sensazione di deja-vu: non riesco a non pensare alla famigerata imposta SIAE sui supporti vergini, ossia quella multa anticipata che si paga ogni volta che si compra un Cd o un Dvd, perchè potrebbero essere usati, ma anche no, per copiare materiale protetto da copyright.
Non che un'eventuale tassa sulle elettrosigarette avrebbe questa odiosa qualità preventiva, ma non credo ci voglia un particolare genio economico-finanziario-commerciale per prevedere che l'effetto sarebbe analogo - o almeno simile - a quanto successo con Cd e Dvd: chiusura di negozi e spostamento di massa allo shopping online dall'estero (Nierle, anyone?).
Siamo sicuri che per raccogliere 35 miseri milioni di euri (la rendita che si ipotizza in questi giorni per una tassazione al 58% delle sigarette elettroniche) valga la pena di affondare uno dei pochi settori che anche in questo periodo di crisi stanno prosperando?
Si sente spesso dire che l'ipotesi di tassare le e-cig nasca da un asservimento dei nostri politici alle richieste di Big Tobacco; io credo che la ragione principale sia la loro clamorosa incapacità di ragionare a medio-lungo termine**, unita alla solita triste, radicata, insopportabile ignoranza scientifico-tecnologica. Sinceramente, non so quale scenario sia peggiore.

* anche se non ci giurerei: ormai da anni fumavo 5-6 sigarette al giorno e mi rifornivo a Livigno; in più, spinto dall'entusiasmo del cambiamento, in questi mesi ho comprato una quantità smodata di cartomizzatori, liquidi e carabattole assortite.
** si pensi solamente al risparmio in spese sanitarie che una maggiore diffusione delle elettrosigarette potrebbe comportare.

sabato 13 luglio 2013

FilmRece: Pacific Rim

[Al solito, recensione totalmente priva di spoiler]
 
Per adesso solo un parere a caldo, che mi riservo di approfondire con calma domani: Porca. T(beep)ia. Che. Film.

[...]

Bene, adesso è domani, ho avuto qualche ora per far sedimentare le sensazioni e quindi rieccomi qui. Cominciamo col dire che confermo la prima impressione, quindi: Porca. T(beep)ia. Che. Film.
Non è perfetto, non è senza difetti, ma è il film che, più o meno consapevolmente, ho aspettato che qualcuno realizzasse fin da quando ho visto per la prima volta Goldrake in televisione. Perchè amettiamolo, gli anime - da Jeeg a Gundam, da Daitarn III a Evangelion - hanno la loro raison d'être, ma un lungometraggio con attori in carne e ossa, in 3D e visto su uno schermo alto più di sedici metri è tutta un'altra cosa.
I difetti sono quelli che ci si poteva aspettare da un film del genere: personaggi stereotipati, recitazione sopra le righe*, trama non particolarmente originale, supercazzole pseudoscientifiche per spiegare gli aspetti più improbabili della tecnologia e della storia**; ma ho cominciato ad analizzarli  dopo, a freddo, parlando con la mia metà una volta fuori dal cinema (e comunque non hanno intaccato di un atomo il mio entusiasmo per il film). Perchè in sala ero totalmente, irrimediabilmente, inequivocabilmente rapito dalla monumentale awesomeness*** di robottoni alti più di 80 metri che usano i container come tirapugni e le navi da trasporto come clave. E, in
generale, dalla magnificenza visuale del film, uno dei più spettacolari e meglio fotografati che abbia visto negli ultimi anni, con un 3D quasi al livello di quello di Avatar.

Se l'intento del regista Guillermo Del Toro era quello far provare allo spettatore lo stesso stupore, la stessa gioia che un bambino di otto anni prova vedendo i suoi cartoni animati preferiti, con me ci è riuscito in pieno: credo di aver chiuso la bocca per la prima volta dopo almeno cinque minuti di film, e più di una volta mi sono ritrovato con un sorriso ebete in faccia a fissare lo schermo con gli occhi spalancati e la voglia di alzarmi in piedi e applaudire. Per un paio d'ore ho riprovato l'entusiasmo acritico e innocente di un bimbo che guarda i suoi eroi sfracellare di mazzate i cattivi di turno. Non mi pare poco.

Pacific Rim sull'IMDb
Pacific Rim su Rotten Tomatoes

* quando l'attrice migliore del film - Ron Perlman a parte - è una bambina di 8 anni che rimane in scena cinque minuti e non dice nemmeno una parola, qualche perplessità è legittima.

** l'unico momento del film che proprio non mi ha convinto ricade in questa categoria: quando ho sentito per la prima volta la parola "dinosauri" è partito spontaneo un facepalm degno del capitano Picard.
*** sono anni che me lo chiedo: quale potrebbe essere una traduzione decente in italiano? Figaggine? Meravigliosità? Invidio tantissimo agli inglesi la loro libertà nel formare nomi da aggettivi e viceversa...
 

domenica 7 luglio 2013

Aggiornamenti e un'anticipazione

Post aggiornato dopo la pubblicazione con l'inserimento dell'ultimo trailer.

Lo so, lo so: un aggiornamento ogni due mesi è davvero troppo poco, ma in quest'ultimo anno Vita VeraTM ha richiesto la mia attenzione ancora più del solito, per motivi belli e meno belli (con cui non starò a tediare i miei dodici lettori) e quindi il tempo per questo blog si è ridotto assai. Non sono ancora pronto a rinunciare del tutto a questo spazio, però, visto che ci sono sempre parecchie cose di cui mi piacerebbe scrivere: tra le altre, l'assurda espressione, che credo unicamente italiana, "Il popolo della Rete"; alcuni libri che ho letto di recente; il comportamento della gente sui treni pendolari; alcuni tecnoaggeggi e servizi web che ho iniziato ad usare; le infradito; George Carlin e Christopher Hitchens. Quando avrò il tempo di scriverne in maniera decente, lo farò. Forse.

L'anticipazione: qui sul blog non è emerso - ne ho parlato di sfuggita solo nell'ultimo post - ma sto aspettando l'uscita di Pacific Rim come un bambino di otto anni aspetta il Natale*. Non ero così eccitato per un film almeno da 300, se non da Lord of the Rings: ho visto e stravisto tutti i trailer**, gli spot e le featurettes disponibili sull'Interwebs, ho scaricato tutte le immagini reperibili degli Jaeger, compresi i blueprints da 15MB l'uno, e mi sono procurato perfino il prequel a fumetti, anche se non l'ho ancora letto per evitare spoiler.
Tenendo conto che il film è diretto da Guillermo Del Toro (uno dei pochissimi registi per cui l'aggettivo "visionario" non si usa a sproposito), che parla di mega-robot che rullano di cartoni (o prendono a colpi di NAVE) giganteschi mostri alieni, e che - come tutti i maschi italiani della mia generazione - sono cresciuto a pane e Goldrake/Daitarn 3/Jeeg robot d'acciaio/Daltanious/Voltron***, non mi aspetto niente di meno di un capolavoro termonucleare globale. Per fortuna l'attesa è quasi finita: sabato pomeriggio andrò con la mia metà (che lo sta aspettando quasi con altrettanta trepidazione) all'Arcadia per godermelo in 3D in Sala Energia.
Ovviamente seguirà recensione qui sul blog. Per quello che potrebbe essere il film del decennio, il tempo mi impegno a trovarlo.

Piesse: nemmeno a farlo apposta, subito dopo aver pubblicato il post, ho visto che è uscito l'ultimo trailer per il film, probabilmente il migliore del lotto.

* un bambino con dei genitori un po' più furtivi dei miei, che quando avevo sei anni si sono fatti beccare che mettevano i regali sotto il presepe.
** compreso, ovviamente, quello giapponese.
*** stranamente non a pane e Gundam, serie che ho recuperato solo da adulto.

domenica 28 aprile 2013

Film(mini)Rece: Iron Man 3, con una divagazione sui prossimi film in uscita al cinematografo

L'ho visto ieri al solito Arcadia di Melzo, in un 3D che francamente non ha aggiunto molto al film*, e mi è piaciuto moltissimo: si pone appena sotto il primo della serie, e un po' sopra il secondo (lo so, nella mia micro-recensione a caldo di Iron Man 2 dicevo che mi era piaciuto più di Iron Man, ma visioni successive di entrambi mi hanno fatto cambiare idea).
Come mia abitudine eviterò qualunque spoiler, dicendo semplicemente che la storia è un po' più fantascientifica rispetto ai due precedenti episodi (non che questo sia un difetto, intendiamoci), che Ben Kingsley nei panni del Mandarino è fantastico, che ci sono alcune sequenze memorabili - una su tutte, visibile anche nel trailer, l'arrivo della squadriglia di armature - e che alcuni sottili indizi mi fanno pensare che originariamente per il film fosse prevista un'uscita natalizia.
Il cambio di regista mi spaventava un po', ma il nuovo arrivato Shane Black è riuscito a mantenere l'equilibrio perfetto tra azione e humor dei primi due film, probabilmente aiutato dalla sua esperienza di scrittore per Arma Letale e per quel capolavoro misconosciuto che è Last Action Hero.
E sicuramente aiutato da Robert Downey Jr, che ormai veste i panni di Tony Stark con una facilità e una profondità che raramente ho visto**: ormai Stark È RDJ e se la Marvel ha intenzione di girare altri film con Iron Man farebbe bene ad assicurarsi che l'attore sia soddisfatto del proprio contratto.

Venendo alla divagazione, in questa seconda parte di 2013 sono in uscita una quantità smodata di film da vedere.
Innanzitutto Pacific Rim, di Guillermo del Toro e Rush, di Ron Howard. Il primo parla di mega-robot che vengono costruiti per scongiurare un'invasione di letali mostroni alieni (e come può qualcuno cresciuto con Goldrake e Jeeg non amare a prescindere un film del genere?); il secondo racconta la stagione F1 del 1976, e della rivalità tra Niki Lauda e James Hunt (e come può qualcuno cresciuto con il mito della Ferrari non amare a prescindere un film del genere?).
E poi Star Trek - Into Darkness con Benedict "Sherlock" Cumberbatch, World War Z***, Hunger Games - La ragazza di fuoco, Elysium di Neill "District 9" Blomkamp, Wolverine - L'immortale, Kick-Ass 2, Thor - The Dark World, il remake di Carrie con Chloe Moretz, L'uomo d'acciaio di Zack "300" Snyder, Ender's Game e la seconda parte dello Hobbit****. Un anno che si preannuncia notevole. E costoso.

Iron Man 3 sull'IMDb
Iron Man 3 su Rotten Tomatoes


* A parte un paio di Euri al costo del biglietto.
** Di recente la Katniss Everdeen di Jennifer Lawrence, nel bellissimo Hunger Games.
*** Lo vedrò sicuramente, ma sono della vecchia scuola Romeriana, non mi abituerò mai agli zombie veloci.
**** Contando anche Iron Man 3, Pacific Rim e Rush sono 14 titoli, di cui solo 5 che non sono sequel, remake o reboot. Lascio ad altri le considerazioni sullo stato generale di Hollywood.

lunedì 25 marzo 2013

Magdi Cristiano Allam lascia la Santa Madre Chiesa

La notizia mi ha scosso nel profondo: Magdi Cristiano Allam lascia la Chiesa perchè non ne condivide la posizione sull'Islam.
O Sommo Rasputin, qual è il tuo illuminato pensiero su questa fondamentale questione?



Ancora una volta grazie, Maestro, per le tue sagge parole.

lunedì 4 febbraio 2013

Film(micro)Rece: Lincoln

Appena visto Lincoln (sempre siano lodate le screener copy dei film candidati all'Oscar*). Film che vedo poco adatto al pubblico italiano, che in media ha già la nausea della politica nostrana, figuriamoci se si sorbisce due ore e mezza di intrighi successi a un oceano di distanza e centocinquant'anni fa. Comunque bellissimo, con un Daniel Day-Lewis sontuoso: un'interpretazione da vedere rigorosamente in originale coi sottotitoli. E in questo caso non è la mia solita talebanità: basta confrontare il trailer originale con quello italiano per rendersi conto che non necessariamente un ottimo attore come Pierfrancesco Favino è anche un buon doppiatore.


Lincoln sull'IMDb
Lincoln su Rotten Tomatoes

* Prossimi titoli pronti da vedere: Django Unchained, Argo, Zero Dark Thirty e Silver Linings Playbook.

domenica 3 febbraio 2013

Fim(mini)Rece: Les Misérables

Premessa: il musical non sarà mai il mio genere cinematografico preferito. Alcuni mi piacciono moltissimo (Phantom of the Paradise, Jesus Christ Superstar, Moulin Rouge!, The Rocky Horror Picture Show), ma faccio fatica a superare il fatto che - per parafrasare Robert Burns - in un musical, quando qualcuno viene pugnalato alla schiena, invece di morire, canta. Che posso dire: è un mio limite.
Detto questo, Les Misérables mi è piaciuto. Emozionante, a tratti commovente, enfatico il giusto senza mai sconfinare nell'eccessivamente pomposo, con (ovviamente) grandi canzoni e (meno ovviamente) grandi interpretazioni d'attore. Non mi hanno convinto del tutto le prestazioni canore di Russel Crowe e Helena Bonham Carter, mentre Hugh Jackman e Anne Hathaway sono semplicemente perfetti.
Venendo meno ad un mio autoimposto principio, sono andato a vedere il film senza aver finito il libro*, ma a parte le linee generali della storia credo che le due opere abbiano ben poco in comune; mi sarà comunque difficile d'ora in poi immaginare Jean Valjean con una faccia diversa da quella di Hugh Jackman.
La scelta di registrare dal vivo tutte le canzoni, e di aggiungere solo in seguito le orchestrazioni, adattandole alle interpretazioni degli attori** ha pagato: le esecuzioni sono spontanee, a volte sporche, ma efficacissime. Il solo di Anne Hathaway, I Dreamed a Dream, entrerà nella storia del musical per la sua disperazione e la sua intensità.
Per finire una brevissima considerazione sulla versione italiana. Le canzoni sono ovviamente in inglese e sottotitolate; visto che costituiscono almeno il 95% del film, chi è il genio che ha avuto l'idea di doppiare le pochissime parti parlate? In più di un'occasione si ha l'effetto straniante di sequenze intere in inglese con una o due battute in italiano che più che aiutare a seguire la storia, confondono per il cambiamento improvviso delle voci. Io, i miei dodici lettori lo sanno bene, sono un talebano delle versioni originali, ma in questo caso anche la mia consorte, che invece non ama particolarmente i sottotitoli, è stata infastidita dalla scelta. Che ci voleva a lasciare in inglese anche quei cinque minuti di parlato? Mah.

Les Misérables sull'IMDb
Les Misérables su Rotten Tomatoes

* Lo sto leggendo, parallelamente ad altri titoli, dal settembre scorso, e sono ancora intorno alla metà. 
** Di solito le canzoni vengono registrate in studio, e gli attori, in un certo senso, si auto-doppiano quando recitano le scene.