giovedì 29 novembre 2012

Un anno (e un po') di libri elettronici

[Nota: avevo iniziato a scrivere questo post un paio di mesi fa, ma poi era finito del dimenticatoio a prendere polvere. Visto che le considerazioni che facevo non sono cambiate, lo integro e lo pubblico ora.]

Da qualche giorno ho finito il primo libro cartaceo dopo più di un anno di ebook, e l'occasione mi sembra propizia per fare un bilancio un po' più approfondito, rispetto al mio primo post sul tema, della mia esperienza con il libro elettronico. Comincio subito col dire che i (pochi) dubbi che avevo espresso allora sono svaniti: il fatto stesso che per più di un anno non abbia preso in mano un libro in carta e ossa è parecchio indicativo.
Credo tuttavia che ancora per parecchi anni inchiostro elettronico e inchiostro tradizionale convivranno tranquillamente. Per la più semplice delle ragioni, che è poi anche quella per cui sono tornato a prendere in mano un libro old style: non tutto è ancora disponibile in formato digitale. Ad esempio, per limitarsi ai libri sulle missioni lunari, non esistono versioni elettroniche, ufficiali o meno, di Carrying the Fire (bellissima autobiografia di Michael Collins, astronauta di Apollo 11 - il "primo libro cartaceo" di cui parlo all'inizio di questo post), nè di Apollo 13 di Jim Lovell, nè del fondamentale A Man on the Moon di Andrew Chaikin.
Ho scritto "ufficiali o meno" perchè moltissimi titoli di cui non esiste un'edizione digitale realizzata direttamente dalla casa editrice sono comunque disponibili in versioni amatoriali. La qualità di queste ultime è molto variabile: alcune sono a malapena leggibili, con errori nel testo e nessuna formattazione*; altre non hanno nulla da invidiare alle uscite autorizzate, quando non sono addirittura migliori. I libri di Harry Potter, ad esempio, sono stati pubblicati in ebook solo a marzo di quest'anno, ma già da tempo circolavano bellissime versioni realizzate dai fan.
Un altro limite dei lettori ebook, almeno di quelli con tecnologia e-ink (ossia, per quanto mi riguarda, gli unici veri lettori ebook), è che i formati epub e mobi, basati su Html, non sono granchè adatti alla riproduzione di testi con immagini, grafici o tabelle, o anche solo con note a piè di pagina o colonne; come conseguenza molti titoli, in particolare di saggistica, sono difficilmente riproducibili in digitale**.
Detto questo, e cercando di non ripetere quanto dicevo l'anno scorso (bit = velocità, leggerezza, praticità etc. etc.), i benefici della digitalizzazione libresca sono stati e sono - almeno per me - enormi. Non considero nemmeno l'immane quantità di denaro che ho risparmiato da quando ho comprato il mio PRS-650, anche perchè una quota di questo risparmio deriva, come accennavo prima, dall'essermi procurato versioni non ufficiali di titoli non altrimenti disponibili in ebook***.
Un vantaggio che non avevo considerato è la facilità con cui ora posso indulgere in una delle mie passioni di lettore: saltare di libro in libro. Da un anno a questa parte ho in lettura almeno due libri contemporaneamente, di solito un romanzo e un saggio, e passo con disinvoltura da uno all'altro a seconda del tempo a disposizione, della concentrazione o semplicemente dell'umore. Tenendo conto che gli ultimi due libri che ho letto in parallelo sono stati I Miserabili (milleduecento e passa pagine) e il primo volume di The Civil War: A Narrative di Shelby Foote (poco meno di mille), è facile capire che con i volumi cartacei l'impresa sarebbe stata quanto meno poco pratica.
In più, la disponibilità di migliaia di titoli a poco prezzo o addirittura gratis (perchè l'autore decide di pubblicare le sue opere sotto licenza Creative Commons o perchè le suddette opere sono disponibili attraverso canali più o meno illegali) e la velocità con cui è possibile ottenere un libro digitale hanno enormemente ampliato la mia biblioteca virtuale. Ora leggo una recensione convincente, cerco il libro, lo trovo, lo scarico e nel giro di cinque minuti è disponibile nel mio ereader. Credo di avere scoperto più scrittori in quest'anno e poco più di ebook**** che negli ultimi cinque o dieci anni di libri cartacei.
Un altro aspetto che non avevo considerato e che mi sta entusiasmando, è che si è rotto il rapporto quasi sacro con l'oggetto libro. Un ebook, oltre ad esssere leggero-pratico-veloce-copiabile è anche modificabile. Ovviamente non mi sognerei mai di riscrivere parti di un libro (anche se mi è capitato di correggere errori di traduzione), ma posso cambiare l'impaginazione o la copertina: in un certo senso posso scegliere il contenitore che più mi piace per il contenuto, che è in fondo la parte che conta davvero. Una citazione che la Rete attribuisce, senza fonti, a Douglas Adams dice: "Lovers of print are simply confusing the plate for the food".
Ho realizzato anche che la lettura di un ebook è molto più privata di quella di un libro cartaceo. A meno che qualcuno non si metta a sbirciare sopra la mia spalla e riconosca il testo, quello che sto leggendo è affar mio e solo mio. Devo ammettere che la cosa mi è tornata comoda quando ho letto Twilight (e tornerà ancora più comoda quando deciderò di farmi del male con Fifty Shades of Grey), ma un po' mi mancano gli sguardi invidiosi di quando leggevo i libri di Harry Potter appena usciti in inglese o quelli curiosi e un po' preoccupati suscitati da alcune mie letture del passato, come Stecchiti - Le vite curiose dei cadaveri o Pride and Prejudice and Zombies.
Due parole sul mio lettore. Confermo tutto quanto di positivo ho scritto l'anno scorso, e anche di più: specialmente con il firmware alternativo PRS+ è un ereader davvero ottimo; l'unico punto in cui devo rivedere il mio precedente giudizio è sull'assenza di connettività. Almeno il wi-fi sarebbe assai comodo.
Infine, un'osservazione generale: questo 2012 è stato probabilmente l'anno in cui l'ebook è passato anche qui in Italia da curiosità per smanettoni a oggetto di uso comune. Lo dimostrano il consistente aumento di persone dotate di libro elettronico che si incontrano su treni e metropolitane, e soprattutto la discesa vertiginosa dei prezzi: i 249 Euri pagati per il mio PRS-650 a giugno 2011 mi permetterebbero di comprare oggi 3.15 Kindle base, 1.93 Kindle Paperwhite o 1.57 Sony PRS-T2.

* C'è da dire che avendo corretto e risistemato diversi titoli che mi interessavano sono diventato piuttosto bravo a utilizzare Sigil.
** A meno di non utilizzare il formato pdf, che permette una riproduzione perfetta del testo ma ha una serie di altri vincoli e limitazioni che non sto ad analizzare qui.
*** Senza contare che ho scaricato, gratuitamente e senza il minimo senso di colpa, centinaia di libri che già  possiedo in versione cartacea.
**** Ernest Cline, Carl Sagan, Nick Harkaway, Christopher Hitchens, Suzanne Collins, Mira Grant, Paolo Bacigalupi, John Scalzi, lo stesso Shelby Foote ricordato prima, Henning Mankell, Jo Walton... senza contare quelli che ho scaricato e che sono ancora in lista d'attesa, come Cory Doctorow, Naomi Novik o Kelly Link.

domenica 18 novembre 2012

...e lo sguardo dritto e aperto nel futuro

Nel giro di ventiquattr'ore mi sono capitate sott'occhio due immagini (una via facebook e una via reddit) che secondo me spiegano meglio di cento discorsi l'arretratezza del nostro Paese, o almeno della nostra politica.

Una mostra le quattro più alte cariche della Repubblica Italiana (più il segretario generale del Quirinale) durante un incontro, svoltosi presso il Quirinale medesimo, per decidere le modalità del voto prossimo venturo.


Ho fatto due conti: l'età media dei presenti in questa foto è esattamente di 70 anni: il più giovine è Fini, con i suoi soli 60 anni, mentre Napolitano, con le sue 87 primavere, è il più stagionato.
Inoltre, come ho letto da qualche parte a commento della foto, tutto, dal tappeto agli arazzi, dalla pianta di ficus (simbolo del potere) ai mobili, dalle pose alle espressioni, sa di vecchio, di muffa, di Ancien Régime. Non c'è traccia di un computer portatile, uno smartphone, un tablet.* Quasi sorprende che ci sia una lampada elettrica e non un candelabro.

L'altra foto mostra il Presidente degli US of A nello Studio Ovale con la ginnasta McKayla Maroney, durante un incontro con la squadra reduce da Londra 2012.


Oltre a vincere due medaglie olimpiche, la simpatica fanciulla è diventata una semi-celebrità sull'Interwebs per la foto lì sotto, che ha immediatamente dato origine a un meme** di durata piuttosto effimera ma di discreta intensità.


Non considero nemmeno il fatto che Obama sia nove anni più giovane del più giovane italiano nella prima foto: la cosa che mi ha fatto riflettere è che il Presidente degli Stati Uniti d'America si sia prestato a scherzare su un meme, il che implica che lo conoscesse (o almeno che qualcuno del suo staff glie l'avesse fatto conoscere).
 
Qualcuno dei miei dodici  lettori riesce ad immaginare un politico italiano, uno qualunque, in una situazione remotamente paragonabile? Io, sinceramente, no. Da noi al massimo c'è il concorso via Twitter per vincere il Formaglione.


* Mi sorge un dubbio: ci sarà il wi-fi al Quirinale?
** Do per scontato che tutti i miei dodici lettori sappiano cos'è un meme, naturalmente.

sabato 10 novembre 2012

Inutile comunicazione di servizio

Come da titolo, aggiornamento inutile giusto per avvisare i miei dodici lettori che sì, questo blog è ancora vivo, anche se è più di un mese che non ci scrivo nulla.
In effetti avrei anche un paio di post già quasi pronti, ma per un motivo o per l'altro non sono ancora riuscito a finirli e a pubblicarli.
Non temete, prima o poi ce la farò.

mercoledì 26 settembre 2012

Attacco Alla Libertà Di Opinione E Alla Democrazia!

Un Giornalista è stato condannato alla gattabuja per le sue opinioni! Allarme! Che ne sarà della nostra Sacra Libertà Di Parola E Di Opinione? O Sommo Rasputin, illuminaci con la tua saggezza in questo oscuro frangente dell'Historia:



Grazie, o Venerabile.  Come sempre il tuo Verbo è faro e guida.

martedì 28 agosto 2012

FilmRece: Il Cavaliere Oscuro - Il ritorno

[La recensione è assolutamente spoiler-free]

Dopo qualche giorno per lasciare sedimentere le impressioni ecco il mio attesissimo (?) post su Il cavaliere oscuro - Il ritorno, in originale The Dark Knight Rises*, visto il 21 agosto all’Arcadia di Melzo in occasione dell’anteprima italiana**.

Le mie aspettative, dopo un capolavoro come The Dark Knight, erano mostruose: dico subito che TDKR è stato all'altezza, e non era scontato. Non è un film perfetto, e gli preferisco ancora TDK, (ma mi riservo il giudizio definitivo dopo che avrò rivisto TDKR in lingua originale), ma è un ottimo film, e una conclusione perfetta per la trilogia. Com'è facile intuire, il motivo principale per cui metto ancora TDK al primo posto è la sontuosa interpretazione del Joker da parte di Heath Ledger, e sebbene ne capisca le ragioni, la sua assenza da TDKR, anche solo in un accenno, in un flashback o in una scena allusiva, è forse la mia riserva più grande verso il terzo film. L'unica altra cosa che non mi ha molto convinto è il doppiaggio di Bane (a cura dell'ottimo Filippo Timi): intanto il volume mi è sembrato troppo alto, dando spesso l'impressione che Bane non fosse nella stessa scena con gli altri personaggi; e poi a volte l'interpretazione di Timi mi è parsa davvero troppo enfatica, anche considerando l'attenuante del suo essere un attore teatrale. Anche in questo caso, prima di dare un giudizio definitivo aspetterò di rivedere il film in lingua originale, anche perchè pare che prima di dare alla voce di Bane le sue caratteristiche definitive Nolan abbia avuto diversi ripensamenti.
Detto questo, TDKR è un grande film, con alcune sequenze che diventeranno memorabili, probabilmente la miglior colonna sonora della saga e attori che recitano tutti a livello altissimo, a cominciare da Christian Bale, che offre la migliore interpretazione della trilogia. Ann Hathaway è una Selina Kyle quasi all'altezza dell'inarrivabile Michelle Pfeiffer: pericolosa, vulnerabile e tremendamente sexy; Joseph Gordon-Levitt è semplicemente perfetto nei panni dell'idealista (ma tutt'altro che ingenuo) Blake; Marion Cotillard, Morgan Freeman e soprattutto Sir Michael Caine sono delle garanzie.
E poi c'è Tom Hardy, ma visto che la maschera di Bane lo ha costretto ad un'interpretazione basata quasi esclusivamente sulla voce, francamente mi sembra scorretto darne un giudizio senza prima averla vista in originale. Tenendo conto che il giudizio è sospeso, Bane è una nemesi sensazionale per Batman e Gotham, un rivoluzionario/tiranno credibile e un condottiero convincente; gli preferisco ancora il Joker e il suo caos da cane che insegue le macchine, ma sono parziale: come dicevo nella mia recensione di TDK quella di Heath Ledger è stata l'unica interpretazione, insieme all'Hannibal Lecter del Il silenzio degli innocenti che mi ha fatto davvero paura.

Ammetto che l'aspetto di critica sociale che molti recensori colgono nel film mi interessa relativamente: per me il cuore della saga è sempre stato Bruce Wayne/Batman, le sue motivazioni, i suoi fantasmi, le sue paure e le sue scelte. In questo TDKR è esemplare nel riannodare tutti i fili e chiudere tutte le storie rimaste in sospeso dagli altri due film, e il finale (meglio: i finali) è perfetto nel mettere la parola fine ad una saga che ha rivoluzionato il cinema supereroistico.

* Al solito: cosa c'era che non andava in "Il cavaliere oscuro (ri)sorge"? Mah.
** E incredibilmente, trattandosi dell'Arcadia, ci sono stati un sacco di problemi tecnici, con audio e video che saltavano, al punto che i gestori hanno dovuto interrompere il film dopo una ventina di minuti e farla ricominciare da capo. Per fortuna la seconda proiezione è stata perfetta.

martedì 24 luglio 2012

Batman: di capelli arancioni e cattivo giornalismo

Come sapranno tutti quelli che non sono vissuti in una grotta negli ultimi mesi, qualche giorno fa è uscito negli US of A The Dark Knight Rises, film conclusivo della finora splendida Bat-trilogia firmata da Christopher Nolan. In Italia uscirà solo il 29 agosto, e visto il mio astio verso gli spoiler avevo pensato di scrivere un post leggero, ispirato dall'immagine là a destra, scovata su reddit. Poi qualcuno ha pensato bene di infilarsi in un cinema dove proiettavano il film e ha fatto una strage. Dodici morti, cinquantotto feriti e il solito, inevitabile, insopportabile strascico di imprecisioni, omissioni, esagerazioni e vere e proprie falsificazioni da parte dei media. Non ho avuto il tempo (e francamente nemmeno la voglia) di seguire con particolare attenzione tutto quanto è stato detto e scritto, ma un paio di cose sono filtrate comunque, e come mi aspettavo, hanno dimostrato ancora una volta la generale pochezza di gran parte dell'informazione cosiddetta seria, almeno qui nella terra dei cachi.
Subito dopo la strage per (quasi) tutti il killer era "vestito come Bane, il cattivo del film", perchè portava una maschera antigas. Il fatto che durante l'attacco James Holmes abbia usato gas lacrimogeni non era ovviamente una spiegazione sufficiente.
Holmes ha poi aiutato il cazzatificio mediatico dichiarando al momento dell'arresto "I am the Joker". Da quel momento, il commento obbligato è diventato "ha i capelli tinti di arancio, come il Joker". Ora: è vero che non ho una particolare sensibilità per le sfumature cromatiche, sono uno dei classici maschi che vedono in EGA o al massimo in VGA, ma a me risulta che il Joker abbia, e abbia sempre avuto, nelle sue diverse incarnazioni, i capelli VERDI.
E fin qui, tutto sommato, si tratta di quisquilie: fastidiose, evitabili con un minimo di ricerca, ma in fondo innocue. Poteva però mancare la turbocazzata termonucleare globale? Ovviamente no, e quasi altrettanto ovviamente è arrivata da Repubblica, che ultimamente ne ha inanellate diverse, sui più disparati temi. Non da repubblica.it, che ormai è credibile più o meno quanto il TG4 dei tempi d'oro, ma dall'edizione cartacea, che si suppone goda di un controllo editoriale superiore rispetto a quella online. Commentando la strage l'inviato Angelo Aquaro scrive, testuale: "«È orribile» dice adesso Neil Gaiman, che non è un testimone scampato al massacro: è il papà di Batman, e forse anche della follia di un fuoricorso di neuroscienze che ha macchiato di sangue perfino il sogno dei supereroi."
Ora: se io fossi accusato di essere, anche solo "forse", il corresponsabile di un massacro da un giornalista che:
a) non è nemmeno in grado di distinguere la sabbia da un pipistrello;
b) ritiene possibile che un uomo nato nel 1960 possa essere "il papà" di uno nato nel 1939;
cercherei, come minimo, di farlo espellere dal Sacro Ordine Dei Giornalisti.
Neil Gaiman, che oltre ad essere un grandissimo scrittore è evidentemente anche un true english gentleman si è limitato ad un tweet tagliente e a un commento incredulo su Facebook.

venerdì 20 luglio 2012

Holy shit!

Esattamente 43 anni fa l'uomo metteva  piede sulla Luna.
Rimando ai miei precedenti post qui sul blog per qualche considerazione (semi)seria sul tema: quest'anno sbraco un pochetto, e riporto la bellissima copertina commemorativa del giornale satirico The Onion. E credo che nella mente di Neil Armstrong sia passato davvero qualcosa di simile all'Holy Living Fuck che gli viene attribuito. O almeno lo spero.

mercoledì 13 giugno 2012

Uomini Gai Nella Compagine Nazionale Di Pallone?

Cassano? Cecchi Paone? Gay in Nazionale? O sommo Rasputin, che ne pensi?


Grazie, o immenso, per averci ancora una volta illuminato con la tua saggezza.

mercoledì 9 maggio 2012

Father and Son

Sarà stata anche una trovata pubblicitaria, ma io, un pochino, a vedere Jacques Villeneuve guidare la T4 di suo padre a 30 anni dalla sua morte, mi sono commosso.


Anche perchè a me il buon Jacques è sempre piaciuto, e quando arrivò in F1, avrei pagato almeno un paio di fettine di culo per vederlo gareggiare con la Ferrari: la suggestione di rivedere il nome Villeneuve su una Rossa era troppo forte.

martedì 8 maggio 2012

8 maggio 1982

Trent’anni. A dirlo, quasi non ci credo nemmeno io. Sono passati trent’anni da quando Gilles è volato via. Quello che ha rappresentato per me l’ho già scritto qui sul blog cinque anni fa, e vi invito a (ri)leggerlo; oggi voglio solo ricordarlo.

Salut Gilles.

lunedì 16 aprile 2012

BookRece: Twilight

Post aggiornato dopo la pubblicazione iniziale, giusto un paio di correzioni & aggiunte e l'inserimento dei link.

Sputazzare addosso a Twilight pare essere diventato una sorta di passatempo ufficiale dell'Interwebs, e visto il mio animo di bastian contrario ho deciso di dare una sciàns al primo libro della trilogia dopo aver letto diecine e diecine di commenti negativi*, pensando: "non potrà essere così brutto, giusto?" Insomma, ho cercato di leggerlo senza alcun pregiudizio negativo, e semmai con l'intenzione di concedergli qualche attenuante nel caso in cui l'avessi trovato un po' debole.

Detto questo, ho dovuto purtroppo constatare che la mia benevolenza si è esaurita entro pochi capitoli, e il libro si è rivelato anche peggiore di quanto temessi. Insomma, sì, Twilight È così brutto, e anche di più.
La storia è di una banalità sconcertante, i personaggi sono più stereotipati del protagonista femminile di un film di Michael Bay, non succede praticamente nulla per buoni cinque sesti del libro e la premessa centrale della vicenda è credibile come Osama Bin Laden che tiene un seminario sulla tolleranza religiosa. Insomma, Edward è un vampiro strafigo, praticamente immortale, ricchissimo, che ammazza i puma a mani nude, legge nella mente, gioca a baseball che neanche David Ortiz**, riesce a semi-ipnotizzare le persone solo guardandole, e si innamora di una normalissima adolescente, senza particolari qualità che la distinguano da migliaia di altre perchè lei ha un buon odore?
Senza contare che il Vampiro dovrebbe essere una creatura che ispira in egual misura terrore e attrazione sessuale, come ha magistralmente dimostrato Gary Oldman nel Dracula di Coppola, mentre Edward è sensuale come un metro quadrato di linoleum e altrettanto spaventoso***. E poi brilla. Ma si può? Un vampiro che teme il Sole non perchè lo ridurrebbe ad un mucchietto di polvere d'ossa e cenere, ma perchè gli fa sbarluccicare la pelle. Suvvia, siamo seri.
E tutto questo senza nemmeno prendere in considerazione come il libro è scritto. In una parola: male. D'accordo Stephenie, l'abbiamo capito: nella cittadina dove si è trasferita Bella piove spesso. Va bene, ogni volta che Bella incontra Edward si perde nei suoi occhi dorati. Ci siamo intesi, Bella è talmente goffa che riuscirebbe a inciampare nel cambiamento di colore tra due piastrelle. Mi rendo conto che il paragone è, nella migliore delle ipotesi, irrispettoso, ma è come se Tolkien, ogni volta che uno hobbit entrasse in scena, scrivesse "ehi, ve l'ho già detto che gli hobbit sono alti come una lattina di Coca-Cola con un 10 euri infilato sotto?" NON LO DEVI RIPETERE OGNI FOTTUTA VOLTA, DOPO LE PRIME OTTO L'HA CAPITO ANCHE IL MAIALE.
In conclusione, un disastro sotto tutti i punti di vista, uno dei libri più brutti e peggio scritti che abbia mai letto; paradossalmente, però, una lettura che consiglio, per almeno due motivi. Il primo: criticare senza conoscere è sempre e comunque stupido. Il secondo: affrontato con lo spirito giusto, magari leggendo i passaggi salienti con gli amici, è una sorta di Kull il Conquistatore in forma di libro, rigorosamente da non prendere sul serio, ma ideale per farsi quattro risate davanti a una birra.
Detto questo, non mi farò ulteriormente del male leggendo gli altri libri della serie. A tutto c'è un limite. Devo però ammettere che mi sta montando una certa qual morbosa curiosità di vedere il film, che a detta di molti è anche peggio del libro. Ma questo non è possibile, vero?

* D'accordo, le recensioni positive sono almeno altrettanto numerose - su anobii la valutazione media è di 4/5 - ma solitamente soffrono di un curioso eccesso di punti esclamativi e di "k" usate in luogo dei più adeguati "ch", quindi tendo a dar loro un valore un po' inferiore, specialmente quando si sbilanciano a dare giudizi sulla qualità della scrittura.
 ** Una delle scene più involontariamente comiche che abbia mai letto.
*** Appena prima di Twilight ho letto Carpe Jugulum, di Terry Pratchett, e sebbene come sempre il tono di Sir Terry sia leggero, i suoi vampiri sono infinitamente più spaventosi di quanto i Cullen potranno mai sperare di essere.

lunedì 2 aprile 2012

Tv(mini)Rece: Game of Thrones season 2

Grazie al paritario rio, questa sera mi sono gustato il primo episodio della seconda stagione di Game of Thrones, in HD e audio multicanale.
Brevisssime considerazioni sparse.
1) Finalmente un episodio di GoT (quasi) senza tette. Intendiamoci, come a qualunque maschio eterosessuale, le tette mi piacciono, ma raccontando una storia così bella, è apprezzabile quando vengono mostrate per una ragione e non perchè su HBO sono obbligatorie.
2) Robb Stark potrebbe diventare il personaggio più riuscito della seconda stagione, come Tyrion lo è stato della prima. In questo primo episodio è stato perfetto.
3) Finalmente si vedono i veri direwolves che GRRM ha descritto, le bestie gigantesche e feroci che proteggono i figli di casa Stark. Per il momento solo Grey Wind fa la sua apparizione in una scena*, ma che scena!
Attese più che soddisfatte, per il momento: già non vedo l'ora che torni domenica.


* E Summer si intravede brevemente in un'altra, ma forse è solo un sogno...

mercoledì 28 marzo 2012

Capitan Padania. Dico davvero.

Immaginate. Lo scudo di Capitan America. La spada laser di un cavaliere Jedi. I gadget di Batman. L'agilità di Spider-Man. L'eloquenza di Umberto Bossi. Ecco a voi Capitan Padania, protettore del Nord ed eroe del popolo leghista.
Da qualche cantina è spuntato fuori un albo a fumetti dedicato allo smeraldino supereroe padano, probabilmente risalente alla prima metà degli anni '00, e qualche benemerito l'ha scandito e l'ha condiviso sull'Interwebs.
Scena: comizio di Bossi per protestare contro l'adesione alla UE della Turchia. Improvvisamente appaiono dei kamikaze estremisti islamici turchi che, invece di farsi saltare in mezzo alla folla come tutti i kamikaze estremisti islamici turchi perbene, lanciano un RPG verso il palco del Senatùr. La sorte sembra segnata per il Bossi e per il fido Calderoli che lo affianca quando... con scatto felino e abile mossa (cit.) Capitan Padania interviene, sgomina i terroristi, sconfigge il loro capo Rimbambul il Super-Turco e riporta la pace, l'armonia e l'amore nella valle del Po, prima di allontanarsi a bordo della sua jeep Carroccio.

E ho sorvolato sulla commovente sottotrama del bimbo Alex, che all'inizio della storia compra l'action figure di Capitan Padania, e alla fine vive il sogno di un incontro con il suo eroe. Ho sorvolato anche sull'arguzia padana del verdeggiante vigilante, che intercala pugni e calci con motti di antica sapienza popolare come "Scarliga merlùss che l'è minga el tò uss", "Stà schisc" o "voleva farmi a polpette, ma io preferisco la cassöla".
Insomma, una pietra miliare della nona arte, che però, mi duole constatare, non è esente da alcune critiche.
La principale è che il personaggio del Bossi non è pienamente credibile: un comizio senza nemmeno un grugnito? Un un medio alzato? Un vaffanculo? Addirittura l'utilizzo di parole con più di tre sillabe? D'accordo, è un fumetto, ma nel raccontare una storia così pregna di critica sociale, un po' di realismo non guasta mai.
Un altro aspetto che non mi ha pienamente convinto è il comportamento dei convenuti al comizio quando i kamikaze si palesano. L'autore vorrebbe farci credere che una rude e virile folla padana, di ceppo celtico, non sarebbe in grado di sgominare un sì piccolo gruppo di infedeli levantini anche senza l'aiuto dell'eroico Capitano?
Infine segnalo questa vignetta, sicuramente un banale errore di distrazione dell'autore: non si vorrà insinuare che Capitan Padania, il protettore del Nord, esempio di virtù, di forza e di arguzia non sappia distinguere la destra dalla sinistra, vero?

NB Grazie mille a Jo per avermi segnalato questa chicca.

mercoledì 14 marzo 2012

FilmRece: Real Steel

Over the Top incontra Rocky, con l'aggiunta di robot che tirano di boxe. D'accordo, sulla carta questo Real Steel è (molto liberamente) ispirato al racconto Steel di Richard Matheson, ma a parte la premessa dei robot boxeur ha veramente poco in comune con la fonte cartacea e molto con i due film che ho citato all'inizio. Dal primo prende la trama generale, un padre che deve ricostruire suo malgrado un rapporto con il figlio pressochè sconosciuto; dal secondo... anche, un pugile semidilettante che ha la grande opportunità di affrontare il grande e potente Campione del Mondo.
Non stupisce che Real Steel sia estremamente prevedibile: il film racconta una storia già sentita diecimila volte, con alcuni degli archetipi più sfruttati della narrativa di ogni tempo (il padre assente che deve riconquistare il figlio, l'underdog che ha la grande occasione, il riscatto degli errori commessi in passato); ma in fondo le storie migliori, quelle che funzionano perchè vanno a colpire i punti sensibili che tutti condividiamo, non sono semplicemente degli adattamenti riusciti degli archetipi universali?
Non voglio dare a Real Steel meriti eccessivi: è un film onesto, ben raccontato, ben recitato (Hugh Jackman ormai è una garanzia, e il ragazzino che interpresta suo figlio è irresistibile) ben fotografato; niente di più e niente di meno*.
Però, appunto, ci sono i robot boxeur, che aumentano il fattore awesomeness del film di ameno due ordini di grandezza e gli danno una seria chance di diventare un cult minore per la generazione Goldrake. Io lo rivedrò sicuramente, probabilmente in blu-ray.

Real Steel sull'IMDb
Real Stell su Rotten Tomatoes

*Insomma, esattamente il genere di film che in Italia nessuno sembra capace di realizzare.

venerdì 10 febbraio 2012

BookRece: Ready Player One

Black Tiger. WarGames. 2112. DeLorean. Voltron. Se siete nati intorno alla metà degli anni Settanta, e se avete anche solo il minimo sindacale di anima geek che do per scontata nei miei dodici lettori, ci sono buone probabilità che tutti e cinque quei titoli vi abbiano suscitato almeno un briciolo di nostalgia.
Se è così sono pronto a scommettere che troverete questo Ready Player One un nerdgasm paragonabile solo all'annuncio di una seconda serie di Firefly.
Il libro racconta di una caccia al tesoro all'interno di OASIS, un gigantesco MMORPG/universo virtuale/social network, il cui premio finale è la proprietà e il controllo dello stesso OASIS. Gli enigmi da risolvere e le prove da superare per arrivare all'Easter Egg, il traguardo finale, sono ispirati alla cultura pop degli anni '80, passione e ossessione dell'organizzatore della caccia al tesoro, il fondatore, proprietario e principale programmatore di OASIS.
Il lettore accompagna il protagonista (meglio, il suo avatar) Parzival attraverso decine di mondi alla ricerca dell'Easter Egg: si passa da un modulo di Dungeons & Dragons alla partita perfetta a Pac-Man, da una versione molto personale di Monty Python and the Holy Grail a un combattimento tra Mechagodzilla e Leopardon, da un test di Voight-Kampff* a una canzone dei Rush
I riferimenti a libri, film, musica e, soprattutto, videogiochi degli anni '80 sono veramente troppi per essere menzionati tutti: i titoli ricordati spaziano dal celeberrimo (Blade Runner), al famoso-ma-solo-per-gli-appassionati (Joust), all'oscuro-per-tutti-tranne-per-i-super-geek (Dungeons of Daggorath), e indubbiamente la caccia alla citazione è parte del fascino del libro, che ha però anche ben altri pregi.
Ready Player One è innanzitutto un'avventura appassionante, non particolarmente originale nel suo svolgimento, ma molto ben raccontata e molto coinvolgente. Il protagonista è il ritratto perfetto, assai convincente anche se portato alle estreme conseguenze, del nerd che riscatta la sua grama vita reale con una esistenza online ben più soddisfacente. Ma la trovata che rende Ready Player One sensazionale è OASIS, che, ne sono certo, è già diventato il sogno bagnato di tutti i geek che hanno letto il libro: un universo online con migliaia di mondi da esplorare, il gioco di ruolo definitivo in cui si combinano l'estetica fantasy e quella cyberpunk e quindi si può essere un mago-guerriero che lancia incantesimi, brandisce cannoni laser e viaggia su una DeLorean modificata per i viaggi interstellari; insomma, il figlio sotto steroidi di Facebook, Second Life, World of Warcraft e Doom, un universo virtuale per cui non si vede l'ora di avere la tecnologia adatta.
Non è sicuramente un libro per tutti: mi riesce molto difficile immaginare una persona senza un minimo interesse per i videogiochi, i giochi di ruolo, la fantascienza o in generale gli anni '80 che possa apprezzare Ready Player One; ma per il suo pubblico d'elezione, i geek fra i 30 e i 40 anni (di cui faccio orgogliosamente parte anch'io), è imperdibile e indimenticabile.

*Se non sapete che cos'è non siete ancora degni del Nerdhalla.