venerdì 11 febbraio 2011

La regola dei tre quarti: Winter is Coming

Pare che ultimamente debba continuare ad autocitarmi, con il rischio di sembrare più saccente di quanto già sia. Non più tardi dell'altro ieri scrivevo: 

"[...] quando su un media generalista sento parlare di un argomento che per qualche motivo conosco bene, in almeno tre quarti dei casi ci sono per lo meno delle imprecisioni, quando non delle castronerie colossali."

Ecco: questo articolo su Kataweb (accessibile dalla homepage di Repubblica) parla dell'imminente serie HBO tratta dalla meravigliosa saga A Song of Ice and Fire*, di cui ho già parlato in più di un'occasione qui sul blog. Purtroppo riassumere in poche righe i complicatissimi libri di GRRM è impossibile, quindi fidatevi: il tasso di cazzate/riga è sconcertante e dimostra non solo che l'autrice, tal Benedetta Perilli non ha mai letto i libri (e questo è comprensibile, leggersi tremila pagine per scrivere un articoletto sul web sarebbe impossibile) ma nemmeno un buon riassunto. Giusto un paio di perle: la famiglia Stark non "gioca[...] a conquistare il trono ambito"; i Guardiani della notte non sono una "fazione nemica" e la Barriera non è un "mitico territorio che fa da linea di confine" tra le terre civilizzate e il Nord. Non è chiarissimo poi cosa si intende con "trama intriGata (sic!) e complessa che rispecchia quasi fedelmente (sic!) i romanzi di Martin", non è chiaro perchè all'inizio dell'articolo si dica che la saga di Martin abbia poco a che fare con Il Signore degli Anelli e poche righe dopo che Game of Thrones "strizza l'occhio alla saga di Tolkien", e soprattutto non è chiaro cosa c'entrino i Soprano, ricordati addirittura nel titolo.
Ultima piccola osservazione: Il Trono di Spade e Il Grande Inverno sono i primi due "episodi" della saga di Martin solo nell'edizione italiana**, nel senso che sono i due volumi in cui i nostri lungimiranti editori hanno diviso il primo libro A Game of Thrones.
Ciò premesso, è ovvio e scontato che il 17 aprile si caleranno le reti nel torrente per pescare la puntata fresca fresca.

* George, please: I need A Dance with Dragons! (and, of course, The Winds of Winter and A Dream of Spring...)
** Mi correggo, come si vede da questa pagina, non siamo stati solo noi italiani a dividere il primo libro.

Ancora sugli smartphone: NokiaSoft

La notizia del giorno in ambito ICT è sicuramente l'annuncio che Nokia adotterà per i suoi smartphone Windows Phone 7. In un mio post precedente ero stato facilissimo profeta nel predire l'abbandono di Symbian, ma ammetto che la scelta mi dispiace un po'. I finnici potevano realisticamente scegliere tra WP7 o Android, e nel secondo caso, quando il mio nuovo LG fosse defunto, sarei tornato volentieri ad acquistare Nokia. Così, credo proprio che abbiano perso definitivamente un cliente affezionato (direi quasi talebano). Intendiamoci, non sono un esperto di telefonia e tanto meno di economia, quindi immagino che prima della scelta i dirigenti di Nokia abbiano fatto le loro considerazioni; in più ho un'esperienza con WP7 che si può misurare in secondi, quindi non pretendo di darne un giudizio; però come dicevo parlando di Android vs iOS, a parità di esperienza utente io sceglierei sempre una soluzione open source*. Mi dà quindi una sorta di gioia perversa, mescolata con un po' sincero dispiacere vedere che la notizia della collaborazione con Microsoft non è stata accolta proprio benissimo in borsa.

PS L'immagine là a destra viene dal sito di Wired.com e la trovo assolutamente geniale.

* Sia sul mio desktop che sul mio netbook gira Windows 7: mi spiace per Linux, che comunque ho usato e uso ancora, ma al momento l'esperienza utente non è al livello di Windows.

mercoledì 9 febbraio 2011

Universal Sold... ehm... Charger

Leggo sul Corrierone che finalmente a partire da quest'anno i telefonini venduti in UE dovranno essere compatibili con un caricabatterie universale. Ottima notizia; in scala molto più piccola è la stessa idea dell'Euro, e io sono sempre favorevole a qualunque cosa possa eliminare una complicazione inutile dalla nostra vita. E in più spariranno dal mercato quegli orrendi aggeggi vagamente ragniformi come quello nell'immagine a sinistra, il che per un aracnofobico come me non guasta.
Però leggendo l'articolo mi è venuto un dubbio: ma possibile che a nessuno nella redazione online sia venuto in mente di dire quale diamine sia lo standard scelto per i caricabatterie universali? Ci sono solo due accenni, uno sopra il titolo, che dice: "scelto il modello con presa usb"; uno nel testo, dove si afferma, con incerta concordanza di genere: "[...] il nuovo caricatore universale attraverso un piccolo interfaccia Usb". Peccano solo che esistono sei (6) tipi di "interfacce Usb": quale è stata scelta?*
E' un'osservazione che mi è capitato di fare diverse volte: quando su un media generalista sento parlare di un argomento che per qualche motivo conosco bene, in almeno tre quarti dei casi ci sono per lo meno delle imprecisioni, quando non delle castronerie colossali. Domanda: quando parlano di argomenti che non conosco (bene) la percentuale di imprecisioni/sviste/cazzate è la stessa?

* Micro-Usb, informazione reperita con una banalissima ricerca in Google (e tra l'altro presente nel video ufficiale UE di presentazione dell'iniziativa.

domenica 6 febbraio 2011

Teaser trailer

Questa notte si giocherà il XLV Super Bowl. Non seguo il football americano, quindi più che l'aspetto sportivo mi incuriosisce quello mediatico, in particolare per quanto riguarda la pubblicità, mia vecchia passione. Si sa, il Super Bowl è in assoluto lo spazio pubblicitario più caro del pianeta (per quest'anno 30 secondi costeranno 3 milioni di dollari), e spesso ha presentato degli spot entrati nella storia della comunicazione: uno su tutti il celeberrimo 1984 di Apple. Credo però che solo agli ienchi poteva venire l'idea di realizzare dei trailer per gli spot. L'ho già detto, lo ripeto: per certe (tante) cose gli US of A sono avanti a noi di decenni. Se poi questo sia un bene, al solito, lo lascio decidere ai miei dodici lettori.

giovedì 3 febbraio 2011

Book(s)Rece: Discworld

Qualche tempo fa, scrivevo sul blog di aver cominciato a leggere i libri della serie di Discworld, e che visto il loro numero, mi sarei limitato alle storylines di Rincewind e Death. Ovviamente non è stato così, perchè già dopo i primi tre o quattro libri mi sono chiesto "ma come diavolo ho fatto a perdermeli finora?" e ne sono diventato completamente dipendente*, cominciando la lettura completa di tutta la serie in rigoroso ordine di pubblicazione. Al momento ho finito 15 dei 38 libri che compongono il core della serie (33, se escludiamo quelli per young adults, che comunque leggerò), e non ne ho ancora trovato uno che mi abbia deluso. E anzi, si sono rivelati molto più di quello che mi aspettavo, in tutti i sensi.
Intanto, definire Discworld come fantasy comica è come dire che Bach era un bravo organista: vero, ma tremendamente riduttivo. L'ambientazione fantasy è semplicemente il modo che ha scelto Pterry di parlare del nostro mondo: e dal cinema alla religione, dal sesso alla morte, dal teatro alle favole, c'è davvero poco su cui non abbia da dire qualcosa di interessante. E di divertente, perchè come dicevo Discworld non è solo fantasy comica, ma è sicuramente anche fantasy comica: e il talento di Sir Terry in questo è davvero sopraffino. Basterebbe Death per donare l'immortalità alla serie e al suo autore, ma i libri sono pieni di personaggi almeno altrettanto riusciti: Nanny Ogg, Rincewind, Carrot Ironfoundersson (un nano alto un metro e novantotto) e Nobby... e poi c'è Granny Weatherwax, comica e tragica come tutti i grandi personaggi della letteratura.
Perchè questa è letteratura, e di altissimo livello: chiunque riesca ad affrontare temi come l'inquisizione, la libertà religiosa e l'incontro tra culture con la leggerezza e la profondità di un libro come Small Gods, si può permettere (perdonate il francesismo) di cagare in testa a tutte le Margaret Mazzantini di questo mondo.
Infine, la lingua: Pratchett ha un orecchio per la parola scritta** veramente favoloso, come dimostra questo florilegio di citazioni (che ovviamente ho spulciato solo fino ai libri che ho già letto) e mi dà sempre l'impressione di divertirsi da morire mentre scrive, cosa che di solito si traduce in almeno altrettanto divertimento per chi legge. 

Cosa aggiungere? Ah sì, ovviamente Discworld va letto in inglese, sia perchè in italiano sono stati tradotti meno della metà dei libri della serie (i primi 12, più Man at Arms, Feet of Clay e i primi 4 young adults), sia perchè molto spesso Pterry gioca con la lingua, e risulterebbe intraducibile***.


*Per autocitarmi, direi che siamo tranquillamente oltre i 700 mN.

** No, non è un errore: Pterry è uno dei pochi scrittori che riescono veramente a farti sentire quello di cui stanno scrivendo, ed è uno dei migliori dialoghisti che abbia mai letto.
*** A meno di ricorrere a continue note a piè di pagina, che però andrebbero a confliggere con quelle - stupende - dello stesso Pratchett.

mercoledì 2 febbraio 2011

Android or: How I Learned to Stop Using Nokia and Love Smartphones

Venerdì scorso, a causa di un malaugurato e ancora misterioso incidente che ne ha disintegrato il display, il mio vecchio e glorioso Nokia 3600 slide è stato costretto ad un prepensionamento forzato. Avevo già in mente, quando il 3600 fosse arrivato alla sua fine naturale, di tradire Nokia* per uno smartphone Android, quindi mi sono messo rapidamente in caccia di un aggeggio che con un costo equo mi permettesse di provare il robottino verde. Mi sono orientato sull'LG Optimus GT540, che all'accettabilissimo prezzo di 169 Euri (esattamente quanto avevo pagato il 3600 nel 2008) offre tutto quello che stavo cercando: una buona fotocamera da 3 MP, Wi-fi, GPS, radio FM con RDS e tutto il resto del pacchetto Android. Non voglio scendere nel tecnico, sia perchè non ne ho le competenze, sia perchè rischierei di risultare noioso (più di quanto già sia, intendo), ma è bastata mezza giornata di uso per trasformarmi in un convertito. L'Optimus che ho comprato ha sicuramente dei limiti: il display, anche se di buona sensibilità, non può competere con quello di un iPhone; la fotocamera non ha il flash, e 3 MP cominciano a essere appena accettabili anche per un cellulare**; alcune opzioni di configurazione potrebbero essere più immediate; non sono ancora riuscito a capire come funziona il GPS; però per 169 Euri è sicuramente un ottimo acquisto. E poi, a differenza di iPhone, è un telefono che dà l'impressione di essere di proprietà dell'utente, e non solo in comodato d'uso: la batteria si può sostituire; ci si può collegare via Bluetooth a qualunque dispositivo compatibile e non solo ad un altro iPhone; si possono installare apps anche da terze parti e non solo dal (pur fornitissimo) Android Market. Insomma, è uno smartphone aperto, esattamente come è aperto il suo SO. Intendiamoci, secondo me iPhone è il tecnoaggeggio più rivoluzionario degli ultimi anni (molto più dell'iPod o dell'iPad), e anche se mi è capitato solo di provarne un paio di proprietà di amici (ehm...) mi è enormemente piaciuto; tuttavia la filosofia open source che sta dietro Android mi piace decisamente di più dell'hortus conclusus di Apple, e visto che l'esperienza d'uso mi sembra almeno paragonabile, la scelta è facile. E mi dispiace per Nokia, ma ho l'impressione che se non mollerà a breve Symbian, non andrà lontano. La differenza con iOS e Android è imbarazzante.
E poi, cosa che a quanto pare ultimamente non è così scontata, il mio misero LG da 170 Euri telefona anche meglio di un iPhone che costa tre volte tanto.

Ah, mi sembra superfluo aggiungere che nè LG, nè Nokia, nè Apple mi hanno mai dato un centesimo o un telefono da provare.

* Parlo di tradimento perchè chi mi conosce sa che sono sempre stato un integralista della casa finlandese: i 5 cellulari che ho posseduto finora (il mitico 3210, 3310, 3510, 6610i e, appunto, 3600 slide) venivano tutti da Espoo, e a testimonianza della loro ottima qualità, sono ancora tutti (a parte l'ultimo) perfettamente funzionanti.
** Lo so, è paradossale: solo 10 anni fa era la Canon EOS D30 ad avere un sensore da 3MP, e oggi sono appena sufficienti per un cellulare