venerdì 30 dicembre 2011

Guerrieri del ghiaccio, traduzioni agghiaccianti

Il 25 ottobre di quest'anno è stato pubblicato in Italia I guerrieri del ghiaccio, prima parte della traduzione di A Dance with Dragons, quinto volume sui previsti sette che andranno a comporre la saga A Song of Ice and Fire di George R. R. Martin. Ho già scritto più di una volta qui sul blog della saga, della sua versione televisiva e della scelta censurabile (ma non unicamente italiana) di pubblicare i libri originali divisi in più tomi, quindi non riprenderò questi argomenti.
Parlerò di traduzioni.
Di quelle dei precedenti volumi ho solo sentito parlare (male), visto che ho letto i libri in originale; ho però verificato di persona alcuni svarioni veramente imbarazzanti. Ad esempio il motto della casa Greyjoy, "We do not sow", ossia "Noi non seminiamo" (particolarmente adeguato ad una casa che vive principalmente di pirateria navale), che viene tradotto come "Noi non sappiamo tessere". Oppure, e soprattutto, la scena della metalupa*, simbolo della casa Stark, che viene ritrovata morta all'inizio del primo libro, trafitta dal palco di un cervo, simbolo della casa Baratheon. Il valore simbolico della scena è evidente, eppure il baldo traduttore italiano riesce a trasformare il palco di cervo in un corno di unicorno, creatura che non compare più, se non ricordo male nemmeno nell'araldica di qualche casa minore, per tutto il resto della saga.
Per questo quinto volume (decimo in italiano), e per circostanze con cui non tedierò i miei dodici lettori, ho avuto sott'occhio contemporaneamente il testo inglese e quello italiano, e più di una volta sono rabbrividito.

Primo esempio. Il testo inglese recita (tra parentesi la mia traduzione, quanto più letterale possibile):
Jon glanced back at Stannis. For an instant their eyes met. Then the king nodded and went back inside his tower. (Jon guardò indietro verso Stannis. Per un istante i loro occhi si incontrarono. Poi il re annuì e tornò dentro la sua torre.) 
Traduzione:
Jon Snow si voltò a guardare Stannis Baratheon con la spada sanguinante in pugno. Per un istante, i loro occhi si incontrarono. Il re annuì, poi si voltò e rientrò nella torre.
Qualcuno mi spiega da dove diamine è spuntata fuori la spada sanguinante?

Secondo esempio:
I knew the day would come, Davos told himself. I was fond of the old rogue, but never so great a fool as to trust him. (Sapevo che il giorno sarebbe arrivato, si disse Davos. Ero affezionato al vecchio pirata, ma non sono mai stato tanto sciocco da fidarmi di lui.)
Traduzione:
Sapevo che questo giorno sarebbe arrivato, pensò Davos. Avevo simpatia per questo vecchio furfante, ma sono stato sciocco a fidarmi di lui.
Sbaglio, o il senso della frase viene completamente invertito?

Terzo esempio:
"It can’t be more than a thousand yards from here to there." ("Non possono essere più di mille iarde da qui a lì.")
Traduzione:
"Non possono essere più di cento iarde da dove ci troviamo adesso."
No comment.

Quarto e ultimo esempio:
Food and clothing, land and castles, now weapons. He draws me in deeper every day. (Cibo e vestiario, terra e castelli, ora armi. Mi coinvolge più profondamente ogni giorno)
Traduzione:
Cibo e vestiario, terre e castelli, adesso le armi. Ogni giorno questo folle mi chiede sempre di più.
"Questo folle"?

Ora: il libro in inglese è uscito a metà luglio, e quello italiano, tradotto da due persone, a fine ottobre. Francamente non so se tre mesi abbondanti siano un tempo lungo o breve per la traduzione di poco più di trecento pagine; ammettiamo pure che i due traduttori abbiano dovuto lavorare in fretta, e che qualche errore di distrazione sia potuto scappare (thousand tradotto come cento invece che come mille). Come si giustificano però la seconda traduzione, e soprattutto la prima e l'ultima, in cui vengono inseriti dal nulla elementi completamente assenti dal testo originale?
Io non sono un traduttore professionista, è vero, ma sbaglio quando dico che il primo dovere di una traduzione è riproporre nel modo quanto più fedele possibile il testo originale? Non togliendo nulla, ma soprattutto non aggiungendo nulla? Se Martin non ha ritenuto che Jon Snow dovesse dare del folle a re Stannis, anche solo nei suoi pensieri, che diritto ho io traduttore di sostituirimi all'autore? Ritengo di conoscere le sue creazioni meglio di quanto le conosca lui stesso? Mah. Saranno piccolezze, ma mi rafforzano sempre di più nella decisione di leggere, per le lingue che conosco, i testi originali.


* Metalupo è la traduzione usata in tutti i volumi italiani della saga per direwolf, l'animale simbolo della casa Stark, una sorta di lupo gigantesco. Per quanto trovi la traduzione orrenda, francamente in questo caso non saprei quale alternativa si sarebbe potuta usare.

giovedì 29 dicembre 2011

Mi prende lo sconforto

L'immagine lì a destra è uno screencapture del sito del Corriere, principale quotidiano italiano, preso questa mattina poco dopo le 9. Quasi in fondo alla colonna centrale, ben sotto alla fondamentale notizia che Barbara Berlusconi non è incinta e molto ben sotto la straordinaria rivelazione che in Inguscezia sarebbe stato catturato uno Yeti, c'è il collegamento ad un'indagine del CICAP che rivela come - ovviamente - le previsioni degli oroscopi per il 2011 si siano rivelate delle colossali bufale.
Bene.
Cosa campeggia in apertura della pagina, addirittura sopra il titolo principale? L'oroscopo del 2012, su fondo oro, con previsioni dettagliate per tutti i segni. Sconfortante. Il ventunesimo secolo è iniziato da più di dieci anni, è stato dimostrato più volte che l'astrologia ha la stessa validità predittiva della caffeomanzia o dell'estispicina eppure sembra che ci siano ancora abbastanza persone che credono all'oroscopo da giustificare il suo posizionamento addirittura in apertura del sito del - lo ripeto - principale quotidiano italiano.
Non sarebbe ora di crescere e cominciare a dire basta a queste idiozie?

QI

Gli inglesi sono maestri di televisione, si sa. Da The Living Planet a Doctor Who, da Monty Python's Flying Circus a Top Gear, da Life on Mars a Blackadder*, nel corso dei decenni la Perfida Albione ha prodotto e distribuito in tutto il mondo veri e propri capolavori, in tutti gli ambiti televisivi. L'avvento dell'Interwebs ha permesso anche a noi poveri abitanti della Terra dei Cachi di accedere a questa sconfinata messe di tesori, e ultimamente, grazie anche a due gustosissimi libri (questo e questo), ho scovato nel mucchio un'altra gemma: QI.
La sigla sta per Quite Interesting, e il programma è una sorta di quiz sui generis. Il maestro di cerimonie, uno splendido Stephen Fry, pone ai suoi quattro ospiti o panelist domande solitamente piuttosto oscure**, attribuisce punti per le risposte corrette e per quelle interessanti (relative o meno alla domanda posta), e ne toglie per le risposte che perpetuano luoghi comuni errati e per quelle, oltre che sbagliate, pateticamente ovvie. Il tono è leggero, dato che gli ospiti ricorrenti sono spesso attori o scrittori comici, e lo stesso Fry ha una background tutt'altro che trascurabile nella commedia, ma i fatti presentati sono ricercati e documentati con scrupolo e rigore. QI riesce, con un equilibrio perfetto e raro, a intrattenere e a insegnare qualcosa (o almeno a incuriosire, il che per me è altrettanto nobile): io stesso non ho ancora deciso se il programma mi piace di più per i numerosi siparietti comici o per i fatti e le curiosità che presenta.
Lo show, che ha iniziato a settembre la sua nona stagione, è da anni un clamoroso successo in UK, ma non è mai stato trasmesso in Italia, nè nella sua versione originale (tradotta o sottotitolata, come sta facendo ad esempio Rai 5 per il Late Show di David Letterman) nè come formato adattato al nostro paese.
In tutta franchezza, l'assenza di QI dagli schermi nostrani non mi sorprende, anzi, credo che un programma del genere in Italia sarebbe impensabile. Un quiz in cui non si vince niente? In cui non solo il conduttore, ma tutti i partecipanti devono dimostrare ironia e competenza o perlomeno la non a caso mal traducibile qualità chiamata wit? In cui non esistono risposte giuste o sbagliate, ma risposte interessanti o noiose? Chi potrebbe condurlo? Chi potrebbe avere la giusta combinazione di autorità, presenza scenica e senso dell'umorismo che il programma richiede (e che Fry possiede in dosi omeriche)?
Non voglio lanciarmi in analisi sociologiche più grandi di me, ma uno show come QI - e la sua assenza dai nostri schermi - mi sembra rappresenti un simbolo importante dell'incapacità prevalente della nostra televisione di trattare alcuni temi: la meraviglia e la curiosità anche degli aspetti più banali del nostro Universo***, la comicità che non sia satira politica, tormentone ripetuto alla nausea o cinepanettonata a base di tette&culi, lo scambio di idee in cui si scambiano idee, e non si cerca di demolire l'avversario, di zittirlo o di ridicolizzarlo.
In tutta sincerità, la cosa mi mette un po' di tristezza, e mi toglie un po' di speranza.

* Con, tra gli altri, Stephen Fry, Hugh Laurie e uno strepitoso Rowan Atkinson, che in Italia, ahimè, conosciamo praticamente solo come Mr. Bean.
** Alcuni esempi: "Quante vagine ha una femmina di canguro?" (3); "Quale carriera suggerireste ad un bisessuale albanese, mancino, epilettico, basso di statura e con una voce dal timbro molto alto?" (non saprei, ma il tizio ivi descritto è Alessandro il Grande); "Vi spogliereste per un orso polare?" (conviene, visto che l'orso si fermerebbe ad annusare ogni capo di vestiario).
*** La filosofia del programma, come riportata dal sito ufficiale è: "We believe that everything in the Universe is interesting if looked at closely enough, for long enough, or from the right angle." E sì, lo so che esiste Quark.

venerdì 2 dicembre 2011

Anche Gùgol fa le sue cappelle

Sono un utente accanito di molti servizi di Google, e di solito ne sono molto soddisfatto, ma gli aggiornamenti che Big G sta rilasciando in questi giorni mi hanno lasciato parecchio perplesso. Si tratta di un completo redesign di YouTube e della scomparsa della Google Bar, ossia di quella barra nera in cima alle pagine che raccoglie(va) i link ai vari servizi, sostituita dal menu a tendina lì a destra.
Per quanto riguarda YouTube, il nuovo layout è molto più gradevole di quello precedente (non che ci volesse molto), ma ha un difetto catastrofico: non permette di rimuovere i video dei canali sottoscritti dalla home page.
Ora: anche se io sono iscritto al canale Rai, non vuol dire che mi interessano TUTTI i video che carica; delle anticipazioni di Un posto al sole o di Don Matteo, francamente, faccio volentieri a meno. Prima, con un semplice clic su una bella X in alto a destra (come per qualunque finestra di Windows) si chiudeva il video e questo non compariva più; ora non c'è modo di rimuoverlo, con il risultato che la home page, dopo nemmeno 24 ore dal lancio della nuova interfaccia, è già affollatissima di video che non mi interessano minimamente.
Senz'altro Google risolverà a breve la cosa (ho letto già parecchie lamentele in giro per la rete), ma è incredibile che una leggerezza del genere sia arrivata ad una release al grande pubblico.

La Google Bar. Anche qui devo dire che la nuova grafica unificata dei servizi Google è molto gradevole e pulita, ma il menu è sicuramente meno pratico della barra precedente.
Prima, per cambiare servizio bisognava:

1) andare sul collegamento necessario
2) cliccare il suddetto;

ora bisogna:

1) andare sul logo Google e aspettare che si apra il menu
2) andare sul collegamento necessario
3) cliccare il suddetto.

Siamo sicuri che un aspetto marginalmente più pulito delle pagine  -  e già prima di questo restyling Google era un esempio di essenzialità - valga una perdita netta di usabilità del 50%? E poi, perchè quei tre spazi vuoti nel menu esteso e non c'è un link a Google Gruppi (ma in compenso ci sono link a servizi che in Italia non sono disponibili come Music e Wallet)?
Mah. Gli ienchi hanno un motto: if it ain't broke, don't fix it. Forse stavolta Gùgol avrebbe fatto meglio a dar retta alla saggezza popolare.

mercoledì 26 ottobre 2011

McGualtiero

Scopro oggi che Gualtiero Marchesi, Cavaliere e Commendatore della Repubblica, Ambrogino d'oro, chef extraordinaire, creatore del celebre risotto oro e zafferano, unanimemente riconosciuto come uno degli ambasciatori della cucina italiana nel mondo, ha firmato per McDonald's Italia due panini (i McItaly Vivace e Adagio) e un dessert (il Minuetto).
Ho letto qualche reazione alla notizia, e a parte qualche giudizio positivo, o almeno incuriosito, la maggior parte aveva questo tono: "Ah! Scandalo! Il Nume della Buona Cucina ItalianaTM che si prostituisce al soldo della bieca multinazionale del cibo spazzatura! O Tempora! O Mores!".
Ora: a me il cibo spazzatura piace, così come mi piace la buona cucina. Alterno tranquillamente un Crispy McBacon con un baccalà mantecato all'olio, un Big King XXL con dei pizzoccheri dell'accademia di Teglio o un kebab comprato dall'ultimo chioschetto con una fiorentina cotta alla pietra. Credo però che l'idea del buon Gualtiero sia poco azzeccata. Non perchè sia convinto che un Grande Maestro Della Cucina non debba compromettersi con la feccia del fast food, ma perchè sono convinto che andare a cercare la grande cucina in un McDonald's sia completamente inutile. Da McDonald's (o da Burger King o da un qualunque kebabbaro) si cerca del cibo ragionevolmente gustoso, moderatamente addictive e sufficientemente conveniente. Punto. Se voglio un'esperienza gastronomica da ricordare, vado altrove.
E qundi, anche se sono curioso di assaggiare i McBurgers by Marchesi (a patto che non costino il doppio degli altri perchè c'è la firma del Maestro), sarei più contento di abitare negli US of A, dove McD ha appena reintrodotto nel menu il McRib, la mitica McSalamella con salsa barbecue che nel breve periodo in cui è stata presente anche qui in Italia è stata il McPanino perfetto. Economico, per nulla sano, sozzo il giusto e maledettamente gustoso.

Ah, già che ci siamo, non si potrebbe riproporre anche il Mac, che era proprio buono? Grazie.

domenica 9 ottobre 2011

Vajont, ovvero: il potere della buona televisione

Il 9 ottobre 1997, in occasione dell'anniversario della strage del Vajont, Rai 2 trasmise in diretta dalla diga un monologo teatrale di Marco Paolini sulla vicenda. Fu un successo clamoroso: quasi tre ore con un solo stacco pubblicitario e ascolti impensabili per una trasmissione del genere. Quella sera ero fuori con degli amici, ed ero tornato a casa presto perchè il giorno dopo avevo lezione in università. Mia mamma stava seguendo il monologo, e io - totalmente ignorante sulla vicenda del Vajont - mi misi a guardarlo con lei con l'intenzione di andare a letto dopo cinque minuti o giù di lì. Non ci riuscii. Rimasi a bocca aperta ad ascoltarlo fino all'ultimo secondo, e ancora adesso considero quella serata - anche se incompleta - come il momento televisivo più alto a cui abbia assistito di persona (purtroppo, come ho già rimarcato spesso qui sul blog, il 20 luglio del 1969 non ero ancora nato).

Su Rai 5 stanno, in questo momento, rimandando in onda la trasmissione del 1997: ci sono capitato per caso e sono riuscito a staccarmici, dopo un buon quarto d'ora, solo perchè so di averla in Dvd.

Se qualcuno dei miei dodici lettori non ha mai visto Vajont, un'orazione civile provveda immediatamente, e si immagini cosa ha voluto dire mandare in diretta un monologo del genere, in prima serata, quattordici anni fa.

(Su YouTube: prima parte, seconda parte)

sabato 1 ottobre 2011

Alt(r)a definizione

Già a inizio 1999 io e la mia metà comprammo un lettore Dvd, un glorioso mulo della Philips che abbiamo ancora, più o meno funzionante, da qualche parte in casa.
Per l'alta definizione ce la siamo presa decisamente più comoda: solo oggi abbiamo comprato un lettore Blu-ray, casualmente sempre della Philips (visto che da quasi un anno abbiamo una Tv Full-HD era ora di cominciare ad usarla anche per qualcos'altro oltre ai GP trasmessi da Rai HD). Il passaggio da VHS a DVD era stato uno choc, più o meno come quello provato giocando per la prima volta a Doom su un 486, anzi, ancora più forte: una vera e propria rivoluzione. La qualità dell'immagine, l'audio multicanale, le diverse lingue, i sottotitoli... un'esperienza non solo migliore, ma completamente, qualitativamente diversa. Probabilmente il cambiamento tra DVD e BD non sarà così epocale. Per carità, la differente qualità d'immagine tra SD e HD si vede, ed è notevole, ma si tratta di un'evoluzione, non di una rivoluzione; di un cambiamento quantitativo. Anche per questo non sostituiremo tutta la nostra collezione di DVD (500, 600 film? francamente non lo so nemmeno più con certezza...) con i loro omologhi in BD: probabilmente ricompreremo solo i capolavori veramente irrinunciabili: Lord of the Rings, Star Wars e qualche altro. Mentre il DVD ha mandato definitivamente e immediatamente in soffitta le VHS, BD e DVD convivranno tranquillamente fianco a fianco.
Detto questo, e pur avendo fatto solo qualche decina di minuti di prove, sono entusiasta del nuovo aggeggio: al momento abbiamo solo un (1) BD (Star Trek), e ovviamente si vede in maniera superba, ma il vero bonus è che rispetto al lettore DVD, legge anche i formati mkv e (soprattutto) mp4, ossia il formato in cui (ehm...) mi procuro i video, anche in HD, da YouTube. Il tutto per meno di ottanta Euri, il che non guasta mai.


PS Come i miei dodici lettori avranno notato, ho iniziato a cincischiare anche con Twitter (@bvzm), anni dopo essermici registrato. Così, tanto per dire.


PS2 Oggi sono esattamente due anni che mi sono disintegrato la spalla. Auguri!

domenica 28 agosto 2011

Poi dicono che uno si incazza...

La RAI ha un solo canale HD sul digitale terrestre. Domanda ai miei 12 lettori: in questo momento cosa sta trasmettendo?
a) La gara di Spa della GP2
b) I campionati mondiali di atletica leggera
c) A sua immagine
...esatto, ovviamente c). E la domanda sorge spontanea: è il nostro amato Vaticano che decide i palinsesti RAI o semplicemente li hanno affidati a Topo Gigio?
(Primo post da mobile! Più tardi aggiungerò immagini, link e tags)

sabato 27 agosto 2011

I calciatori scioperano! La serie A non comincia!

O sommo Rasputin, qual è il tuo ponderato e risolutivo parere sulla questione?


Grazie, o sommo, per avere una volta di più  illuminato le tenebre della nostra ignoranza con il faro della tua saggezza.

mercoledì 27 luglio 2011

eLibri

Come i miei dodici lettori avranno capito, adoro leggere. Stando alla tradizione di famiglia, ho iniziato con i quotidiani quando avevo tre anni e mezzo (lo so, ero un bambino alquanto strano), poi sono passato alle Favole al telefono di Gianni Rodari e non mi sono più fermato. Dal 1° gennaio 2000 tengo traccia delle mie letture (uno dei pochissimi propositi dell'anno nuovo che sono riuscito a mantenere) e da allora ho sempre viaggiato su una media di 40-45 libri l'anno. Considerando anche la mia (altresì nota ai miei dodici lettori) passione per la tecnologia, è in certa misura un mistero il fatto che solo ora abbia comprato un lettore di ebook. Grazie ad un amico avevo già avuto modo di provarne uno, un Sony PRS-505, mentre ero in trazione dopo la dannata frattura, ma nonostante l'indubbia comodità di poter leggere con un braccio solo, il marchingegno non mi aveva entusiasmato, probabilmente anche perchè in quel periodo avevo altro per la testa (e infatti non ho toccato un libro per quasi tre mesi, fatto per me assolutamente inconcepibile). Un altro paio di prove concessemi dal suddetto amico (thanks, bMao!) un mesetto fa mi hanno invece convinto, quindi per il mio compleanno mi sono biecamente fatto regalare un Sony PRS 650 rosso, esattamente come quello nell'immagine là sopra. E come spesso mi succede, nel giro di nemmeno un mese sono diventato un convertito.
Intendiamoci, non sono tra quelli che profetizzano la scomparsa del libro tradizionale, e nemmeno me la auguro: sono convinto che il buon vecchio tomo cartaceo abbia (ancora) dei vantaggi sostanziali rispetto al suo equivalente digitale; ho però potuto vedere, toccare e apprezzare anche i vantaggi di quest'ultimo, e non sono pochi. Escludendo il meraviglioso odore della carta stampata, specialmente quella dei volumi non più nuovissimi; la bellezza di una libreria - intesa come mobile - affollata e caotica, come sono sempre state le mie; la soddisfazione che dà l'aprire per la prima volta un romanzo che si è aspettato per mesi o anni (vero, mr. Martin?), secondo me il vantaggio principale del libro cartaceo su quello digitale è la sua totale autosufficienza. Un libro è completo in sè stesso, non ha bisogno di essere ricaricato, convertito o connesso ad alcunchè.
In più, se un libro cade, al massimo si schiaccia un po' su un angolo; se si bagna, basta lasciarlo asciugare e al più le pagine rimangono un po' incurvate; se finisce nella sabbia, basta soffiarla via; se lo si perde, con una spesa irrisoria se ne compra un'altra copia. Inoltre un libro è - a tutti gli effetti pratici - eterno, come testimoniano non dico i favolosi testi vecchi di secoli dei musei, ma molto più semplicemente i volumi che appartenevano ai nostri genitori o ai nostri nonni.
L'ebook, specialmente nella sua incarnazione open epub, ha però tutti i vantaggi che i formati digitali hanno nei confronti delle loro controparti analogiche: è leggero, rapido, eternamente dupicabile e condivisibile (nonostante il DRM); insomma, pratico. La tecnologia E Ink, una delle idee più brillanti sviluppate negli ultimi anni, ha pressochè annullato la differenza tra la lettura su carta e quella su schermo, almeno per i testi in bianco e nero (però ammetto che le copertine in scala di grigi sono un po' tristi). La disponibilità di libri da scaricare più o meno legalmente è amplissima, anche se non tutto (ancora) si trova in formato digitale, e per quanto mi riguarda questo ha avuto lo stesso effetto del passaggio dal Cd all'mp3: ho già accumulato una discreta quantità di testi che non so quando avrò il tempo di leggere.

Due parole conclusive su pregi e difetti del mio Sony. Prima i pregi: è piccolo, ma con uno schermo abbastanza grande da permettere una lettura comoda; è leggero e facilmente utilizzabile anche con una mano sola; la qualità dello schermo E Ink è molto alta, e la leggibilità è ottima in tutte le condizioni di luce; la batteria dura un'eternità (in un mese l'ho ricaricato una sola volta); il touchscreen è molto comodo, e l'aver eliminato quasi tutti i pulsanti reali ha permesso di ottenere una pulizia di design che mi piace parecchio.
Il difetto principale non mi ha toccato, visto che me l'hanno regalato, ma in effetti il PRS 650 è costoso: 249 Euri non sono pochi, anche se la qualità dell'aggeggio è sicuramente alta. A differenza di altri lettori, non ha alcun tipo di connessione wireless, nè wi-fi, nè 3G, ma in tutta sincerità non ne sento la mancanza. L'unico vero difetto che ho riscontrato è che il touchscreen è fin troppo sensibile, e a volte mi capita di cambiar pagina senza volerlo.
Infine, mi è del tutto indifferente che il marchingegno si possa usare come lettore mp3 (anche perchè la durata della batteria verrebbe drasticamente ridotta), e anche, almeno al momento, la possibilità di annotare i testi o di prendere appunti usando lo stilo.

E' sicuramente troppo presto per stabilire se - almeno per me - l'era dei libri cartacei è finita, però una cosa posso già dirla: non lo escludo più completamente come facevo anche solo un paio d'anni fa. E in fondo, su schermo o su carta, per me l'importante è leggere; il come è trascurabile.

lunedì 25 luglio 2011

FilmRece: Captain America

Il mega teamup The Avengers, diretto da Joss "Firefly" Whedon si avvicina vieppiù (occhio al trailer dopo i titoli di coda), e Captain America: Il primo Vendicatore aggiunge un altro capitolo alle storie dei singoli eroi che comporranno la super-squadra.
Il film è una origin story, in cui si narra di come il gracile e asmatico, ma impavido e determinato Steve Rogers si trova coinvolto in un esperimento militare e si trasforma nel massiccio e biondissimo Capitano a stelle e strisce.
Steve/Cap, dopo una breve parentesi in cui aiuterà lo sforzo bellico come strumento di propaganda (una delle parti più riuscite del film), si troverà finalmente a combattere per davvero contro Hydra, una organizzazione scissionista nazi-scientifica capitanata dall'inquietante Teschio Rosso. Non avendo praticamente mai letto nemmeno un albo dei fumetti di Capitan America, mi devo fidare. Il film funziona, gli attori sono convincenti e la storia gira (con numerosi rimandi agli altri film Marvel/Avenger): Captain America è, in essenza, un ottimo film di guerra, in cui capita che il protagonista sia anche un supereroe, ma tutto sommato funzionerebbe anche se invece di Cap ci fosse un qualunque normale, eroico, americanissimo grunt. Ed è curioso che nonostante Cap sia il più 'mmerregano dei supereroi, nel film si ritrovi il minimo sindacale di retorica stars and stripes, fatto che ha suscitato anche qualche critica in alcuni recensori USA.
Il 3D, nonostante si tratti di una conversione, è di ottimo livello, forse il migliore che abbia visto in sala dopo Avatar: mai troppo invasivo, e più giocato dietro lo schermo, a dare profondità, che davanti, con oggetti che si proiettano verso lo spettatore (anche se ammetto di essermi spostato un paio di volte per evitare lo scudo di Cap).
Insomma, nonostante Captain America sia forse il personaggio Marvel più difficile da vendere e da comprendere fuori dagli US of A, un film decisamente riuscito.
E poi ammettiamolo, le armi e i veicoli sperimentali Hydra-nazisti (il treno!) sono über-cool.

Ultima brevissima nota polemica (sennò non sarei io): ma chiamare il film CAPITAN America, invece di CAPTAIN America pareva brutto? Mah.

Captain America sull'IMDb
Captain America su Rotten Tomatoes
Captain America su Metacritics

venerdì 24 giugno 2011

FilmRece: Paul (con una considerazione sul doppiaggio)

Paul è volgare, fuma sostanze illegali piuttosto potenti, scorreggia davanti alle ragazze e non si fa problemi a mostrare le chiappe in pubblico. Ah, è anche un alieno, precipitato nel 1947 in Wyoming e da allora ospite/prigioniero del governo americano. In fuga, si ritrova sul camper di due nerd inglesi appassionati di fantascienza che dopo un lieve shock iniziale lo aiuteranno a raggiungere la sua meta. Il film funziona, tra battute fulminanti, critiche nemmeno troppo velate al bigottismo religioso creazionista e innumerevoli strizzate d'occhio all'universo geek; solo il finale mi è sembrato un po' troppo affrettato nel tirare tutti i fili della storia. In compenso il ritratto dell'alieno fin troppo umanizzato da 60 anni di permanenza sul nostro pianeta è inedito, e grazie anche ad una CGI di livello eccelso, perfettamente convincente.
Almeno nella versione originale, in cui Paul ha la voce di Seth Rogen.
Perchè in italiano qualcuno ha avuto l'idea di far doppiare l'alieno a Elio.
Per carità, io adoro Elio e le Storie Tese, li seguo dalla fine degli anni '80, li ho visti dal vivo tre o quattro volte e li considero il miglior gruppo italiano attualmente in circolazione; in più Elio aveva già doppiato Butt-Head nella semi-omonima serie trasmessa qualche anno fa da MTV. Però doppiare un adolescente metallaro semi-ritardato che si esprime principalmente con risate asinine e grugniti è decisamente diverso e più semplice che dare la voce ad un alieno parecchio intelligente, con il gusto della battuta e che ha avuto 60 anni di tempo per assorbire (e a volte influenzare) la cultura pop americana. E infatti il doppiaggio di Elio è disastroso, toglie a Paul gran parte della personalità che ha nell'originale, e riesce quasi a rovinare il film. Non siamo ad uno scempio ai livelli di Ilaria D'Amico che doppia Saphira in Eragon (in originale Rachel Weisz, Oscar nel 2006) ma è lo stesso fottuto campo da gioco*. E temo che il ragionamento dietro la scelta di Elio abbia seguito più o meno queste linee:

  • Paul dice le parolacce
  • Elio dice le parolacce
  • Paul è ironico
  • Elio è ironico
  • Elio è famoso
  • Elio doppia Paul 

Il fatto che la fama di Elio non abbia nulla a che fare con il doppiaggio non ha evidentemente influito sulla scelta, e purtroppo questa tendenza sembra stia prendendo piede, specialmente per i film di animazione o comunque ritenuti adatti a noi ggiovani (qualunque cosa questo voglia dire). Tendenza che trovo profondamente offensiva, come se certi film - e i loro spettatori - non abbiano il diritto al miglior trattamento che i migliori professionisti del settore possono fornire, ma possano essere gestiti da qualunque cazzone televisivo, purchè famoso.
A pensarci bene non è una tendenza limitata solo al cinema.

Paul sull'IMDb
Paul su Rotten Tomatoes
Paul su Metacritic

* Leggo sull'indispensabile AntonioGenna.net che ci sono stati esempi sulla carta anche più agghiaccianti, che per grazia degli dei non ho mai visto, come Victoria Cabello al posto di Anne Hataway in Rio, Tiziano Ferro al posto di Will Smith (!) e Luisa Corna al posto di Angelina Jolie (!!) in Shark Tale, e addirittura DJ Francesco al posto di Ewan McGregor (!!!!!!) in Robots. The Horror! The Horror!

martedì 21 giugno 2011

Winter is Coming

[Avvertenza: se non avete mai letto A Song of Ice and Fire o mai visto la serie HBO Game of Thrones il 99% di questo post sarà per voi totalmente incomprensibile. Rimediate: comprate i libri, recuperate la serie; ne vale la pena. Anzi, di più.]


King's Landing, Riverrun, Winterfell, Harrenhal. L'ultimo paio di mesi, per me è passato (anche) in questo mondo, tra la visione della serie HBO e la rilettura dei primi quattro libri* della saga in attesa dell'uscita, il 15 luglio, con solo 4 anni di ritardo sul previsto, di A Dance with Dragons.

I libri, per prima cosa. Come spesso (sempre) accade, una rilettura permette di apprezzare meglio della prima volta sfumature di linguaggio, sottigliezze di intreccio e di caratterizzazione, a maggior ragione per una saga complicata e affollata come ASOIAF; quindi non posso far altro che rinnovare il mio entusiasmo per questi meravigliosi libri. Fantasy adulta, dura e lontanissima dagli stereotipi del genere: niente draghi (almeno all'inizio), niente elfi, un solo nano (ma che nano!) e pochissima magia; in compenso intrighi, tradimenti, omicidi, guerre e un mondo che non ha nulla da invidiare alla Terra di Mezzo del Signore degli Anelli quanto a backstory e complessità. In più Martin tratteggia personaggi realistici e credibili, quanto di più lontano si possa immaginare dagli stereotipi fantasy dell'eroe o del malvagio: Sandor Clegane, che non esita a massacrare un ragazzino indifeso e innocente ma salva da morte certa prima una e poi l'altra delle figlie di Ned Stark è un buono o un cattivo? Tyrion Lannister, nano puttaniere e beone**, ma anche rispettoso di una moglie bambina che non lo ama, intelligente ed eroico, è buono o cattivo? Daenerys Targaryen, legittima erede dell'Iron Throne, prima indifesa e terrorizzata, poi fiera e spietata liberatrice di schiavi e regina guerriera, è buona o cattiva? Lo stesso Ned Stark, uomo disposto a morire per il suo onore, sincero e retto al punto di precipitare Westeros in una guerra pur di non tradire il legittimo re, è buono o cattivo?

La serie.

domenica 19 giugno 2011

venerdì 17 giugno 2011

Enumerazioni, prima puntata

L'idea di iniziare una sorta di rubrica qui sul blog dedicata alle liste mi era venuta in mente già prima che andasse in onda Vieni via con me, prima quindi che gli elenchi diventassero di moda. Ora che il clamore per la trasmissione si è calmato ci riprovo, ovviamente senza alcuna garanzia che le liste verranno postate con una qualsivoglia periodicità riconoscibile.
Andiamo quindi a iniziare con l'imperdibile:

Lista di piccole innovazioni tecnologiche delle quali non riesco più a fare a meno

  • Le sveglie Oregon Scientific con la proiezione dell'ora sul soffitto
  • Il pile e la microfibra
  • I lettori Dvd/DivX con l'ingresso Usb
  • Le finestre a vasistas
  • L'identificativo chiamante sulla linea di casa
  • La gettoniera sui carrelli del supermercato*
  • I telefoni cordless
 Non lunghissima, lo ammetto, ma abbiate pazienza, è la prima. Si può solo migliorare.

* in effetti di questa, anche volendo, non si potrebbe fare a meno, ma la metto lo stesso perchè la trovo una piccola, geniale risposta ad un problema che sembrava insolubile.

giovedì 19 maggio 2011

Breve aggiornamento sull'Operazione Speedmaster

Prima le buone notizie: la raccolta fondi per l'acquisto dello Speedmaster, iniziata ad agosto 2010, ha superato quota 400 Euri (il che non è per nulla male, ben oltre la media di un euro al giorno di accantonamento, quindi ampiamente nei tempi che mi sono prefissato).
La cattiva notizia è che Omega ha aumentato di oltre il 12% rispetto al 2010 il prezzo di listino del Moonwatch (codice 3570.50.00, carica manuale, vetro in hesalite), che passa da 2900 a 3250 Euri. Mecojoni.

mercoledì 11 maggio 2011

Cancellare mp3 (o: prendere consapevolezza della propria mortalità)


L'altro ieri, per la prima volta da che mi ricordi, ho cancellato alcuni album in mp3 che avevo sull'hard disk, principalmente opere di gruppi heavy metal semisconosciuti che avevo sentito recensire positivamente da qualche parte e che mi ripromettevo di ascoltare alla prima occasione utile. Niente di eccezionale, diranno i miei dodici lettori: ma chi mi conosce di persona sa che per me questa è una cosa più unica che rara. Sono un figlio della guerra fredda, cresciuto nella cultura dei rifugi antiatomici e della MAD, e forse per questo faccio una fatica tremenda a buttare via qualunque cosa, reale o virtuale che sia (ho ancora su hard disk TUTTE le mie email dal 1997, e in cantina dei miei genitori TUTTI i miei quaderni dalle elementari in poi). E quindi cos'è successo? Semplicemente mi sono reso conto che tra film, telefilm, cartoni animati e musica ho probabilmente già adesso in archivio più materiale di quello che posso ragionevolmente aspettarmi di riuscire a vedere o sentire nel corso della mia vita (anche tenendo conto che non ho intenzione di morire prima dei 120-130 anni), e che sicuramente in futuro usciranno altri dischi, altri film e altre serie che vorrò seguire.
Conoscendomi, so già che alla prossima segnalazione positiva di una fonte di cui mi fido mi precipiterò di nuovo a procurarmi il tal telefilm o il talaltro disco, però la considerazione di fondo rimane valida: e forse, come mi ricordano spesso scherzosamente i miei amici, l'obbiettivo di avere una copia su disco di Internet è un po' troppo ambizioso.

martedì 3 maggio 2011

Umano, troppo umano

Sì, è vero: la morte di una persona non dovrebbe mai essere motivo di gioia. D'accordo: c'è il rischio che venga - ancora più di quanto già non fosse - considerato un martire. Va bene: sarebbe stato meglio prenderlo vivo e processarlo pubblicamente.

Però capisco perfettamente le scene di giubilo che ci sono state in tutti gli US of A: probabilmente se fossi uno ienchi sarei sceso anch'io in piazza a festeggiare. Sicuramente non verserò una lacrima per una merda umana com'era bin Laden, e non perderò un minuto di sonno chiedendomi se il seppellimento in mare abbia rispettato o meno i rituali funebri islamici.
Sbagliato? Forse. Senza dubbio umano.

Per una volta, grazie a Trenitalia

Parlar male di Trenitalia e delle Ferrovie dello Stato è fin troppo facile, e lo potrei fare per esperienza diretta, visto che sono pendolare ferroviario da quasi vent'anni e che tra le varie disavventure capitatemi sui binari posso annoverare anche un deragliamento. È però giusto riconoscere i meriti quando ci sono, quindi vorrei ringraziare pubblicamente l'addetto di stazione di Vanzago e il capotreno del Treviglio-Varese che mi hanno permesso di recuperare nel giro di due ore una cartella piena di radiografie che come un imbecille avevo dimenticato in treno.

mercoledì 27 aprile 2011

btjunkie bloccato. O RLY?

Qualche giorno fa la FIMI ha annunciato, con una certa qual sicumera, il blocco per i navigatori italiani di btjunkie.org, uno dei più grandi indicizzatori di torrent sulla rete.
Una sola parola. Proxy.
E una volta di più complimenti vivissimi a chi pretende di censurare la Rete senza avere la minima idea di come funziona.

(E sì, lo ammetto, ho scritto questo post anche per avere l'opportunità di postare uno dei memi più famosi.)

giovedì 21 aprile 2011

Game of Thrones (o: della fruizione dei media nell'epoca del Web)

Domenica 17 aprile HBO ha trasmesso l'attesissimo primo episodio di Game of Thrones, serie tratta dal (quasi) omonimo libro di George R. R. Martin. Lunedì 18, grazie a bittorrent e agli ottimi subber di itasa, ho potuto godermela insieme alla mia metà comodamente assiso sulla mia fidata POÄNG. Qualche riflessione sparsa.

1) GoT si preannuncia come una serie favolosa. La resa visiva è semplicemente spettacolare: il production design è probabilmente il migliore che abbia mai visto sul piccolo schermo, e non sfigurerebbe in una produzione cinematografica. Gli attori mi sono sembrati tutti assai centrati, con il picco di Peter Dinklage (Tyrion) e l'unica piccola eccezione di Nikolaj Coster-Waldau (Jamie), che esteticamente non mi ha convinto del tutto (leggasi: l'avrei scelto più bello). E poi c'è la storia, ma a quella ci ha già pensato Martin, e quindi si va sul sicuro. Speriamo solo che, fatte salve le ovvie licenze che si devono prendere nel passaggio dalla pagina allo schermo, la HBO rimanga il più fedele possibile ai libri.

2) Tecnicamente credo di avere violato qualche legge nel procurarmi GoT, ma - oltre a non provare nessun rimorso per averlo fatto - mi chiedo come avrei potuto vederlo in maniera legale, visto che in Italia HBO non arriva. In teoria dovrei aspettare che la serie esca in Dvd, ma non mi sognerei mai di comprare qualcosa che non ho già visto e apprezzato. Quindi?

3) La tanto celebrata e tanto pubblicizzata Tv on demand, almeno per chi ha un minimo di competenza informatica, è già qui. Con una connessione a banda larga e un lettore DivX da 50 Euri tutti i palinsesti del mondo sono a disposizione; ormai sono anni che vedo le serie che mi interessano (House, Castle, Bones, The Big Bang Theory...) con un ritardo che va dalle 24 alle 48 ore rispetto alla loro messa in onda negli US of A, e con il vantaggio ulteriore di godermele in orginale.

4) Questa facilità di accesso non è limitata solo ai programmi televisivi: pochi anni fa sarebbe stato impensabile per un italiano seguire la MLB e le peripezie dei Boston Red Sox; oggi sono più aggiornato su di loro che sull'Inter (il cui sito, un tempo all'avanguardia, comincia a denunciare le prime rughe), mi godo gli highlights delle partite e le iniziative per il futuro centenario di Fenway Park.

5) E concludo: tutto ciò senza parlare dell'esplosione delle possibilità di fruizione di musica che Internet permette. A proposito: quando arriverà Spotify in Italia? 

Mai, temo, vista la considerazione media di cui gode la Rete nel nostro Paese - e viceversa; basta pensare a quanto ci ha messo amazon ad aprire il sito italiano.

Scalpelli, bisturi e falsi amici

La notizia principale su Corriere.it di questa mattina (screenshot lì di fianco) cita Obama che parla dei conti USA: "Necessari tagli, ma con lo scalpello e non con il machete".
Tagli con lo scalpello? Il cazzatometro si attiva; una brevissima ricerca su Google trova però numerose citazioni dell'abbronzato (cit.) presidente USA che usa diverse variazioni dell'espressione we should use a scalpel, not a machete (es. qui da Reuters, qui da Fox).
Devo far revisionare il cazzatometro? Non proprio, visto che "scalpel" in inglese significa "bisturi" mentre "scalpello" si traduce "chisel" (e in effetti così la frase ha un senso). Unica piccola perplessità: ma i false friends non li insegnano più?

Aggiornamento: anche Repubblica.it concede troppa fiducia ai falsi amici (screenshot).
Ulteriore aggiornamento: ci cascano anche il Giornale.it e Libero.

Ulteriore e significativo aggiornamento: Corriere e Repubblica hanno aggiornato i loro articoli con la traduzione corretta. Non credo che la correzione abbia qualcosa a che fare con me (anche perchè ho scritto solo al Corriere per segnalare l'errore), ma è comunque una soddisfazione.

martedì 12 aprile 2011

50 anni di volo spaziale umano (e molte, molte altre cose)

Dopo più di due mesi di silenzio, mi sembra giunta l'ora di riprendere in mano il blog, anche solo per evitare che la muffa lo seppellisca definitivamente.
Tra l'altro oggi è un bell'anniversario rotondo: esattamente mezzo secolo fa, come ci ricorda uno dei migliori Google Doodle che ricordi, Yuri Alekseyevich Gagarin diventava il primo uomo a volare nello spazio, compiendo un'orbita intorno alla Terra nella Vostok 1. Gagarin, come Neil Armstrong, è uno dei pochissimi astro(cosmo)nauti conosciuti anche da chi non si appassiona all'argomento, e non ha bisogno di pubblicità; mi fermo qui e mi limito a togliermi simbolicamente il cappello e a onorarne ammirato la memoria. 

Altre cose successe/scoperte/fatte in questi due mesi, in ordine rigorosamente sparso:

- Sono stato rioperato alla famosa spalla fracassata ormai più di un anno e mezzo fa, e tutto è andato bene; mi sono però rassegnato al fatto che non muoverò mai più il braccio come prima della frattura. Dovrò rinunciare al mio sogno di una medaglia d'oro olimpica negli anelli.

- Non ho fatto in tempo ad evocarlo nel post precedente, che il buon GRRM ha annunciato che il 12 luglio (3 mesi esatti da oggi, nemmeno a farlo apposta) pubblicherà A Dance With Dragons, quinto volume dell'eptalogia A Song Of Ice And Fire. Il libro avrebbe dovuto uscire addirittura nel 2007, e a oggi Martin non ha ancora finito di scriverlo, quindi mantengo un cauto e fiducioso scetticismo. Intanto ho ricominciato a leggere gli altri libri della saga.

- Dopo 3 anni Grand Prix Legends è tornato dalla nebbia dei videogiochi dimenticati e si è dimostrato ancora una volta, dopo 13 anni  (tredici!) dalla sua uscita, il migliore e più difficile simulatore di guida mai realizzato. E ho scoperto DeathSpank, ossia un delirante e divertentissimo incrocio tra gli hack and slash in stile Diablo e l'umorismo à la Monkey Island (non a caso, visto che l'autore è Ron Gilbert). Calorosamente consigliati entrambi.

- I Boston Red Sox, nel primo anno in cui posso seguirli lungo tutto un campionato, hanno iniziato malissimo, e al momento sono ultimi (a pari merito con i Tampa Bay Rays) con 2 vittorie e 8 sconfitte. Niente niente, non è che meno un po' gramo?

- Infine, e mi spiace chiudere su una nota triste, il nostro PresDelCons è definitivamente sbroccato. La prova provata è, secondo me, l'ormai celebre barzelletta sulla mela che sa di fica (o di culo, a seconda di come la si gira). A parte tutte le noiose considerazioni su opportunità istituzionale, immagine, credibilità internazionale* e tutti i triti argomenti che i soliti comunisti hanno tirato in ballo, la cosa che mi ha colpito è che il buon Silvio ha tirato in lungo per quasi quattro minuti una freddurina esile esile che si poteva liquidare in pochi secondi. Una persona con la sua esperienza di intrattenitore non dovrebbe fare di questi errori, e secondo me se il pubblico non fosse stato così ben disposto nei suoi confronti, ci sarebbe potuto scappare anche qualche fischio. Non si fa così.

* Però ammettiamolo: io, francamente, la Merkel che racconta ai sindaci dell'Assia la barzelletta di Superman che la mette nel culo all'Uomo Invisibile non ce la vedo

venerdì 11 febbraio 2011

La regola dei tre quarti: Winter is Coming

Pare che ultimamente debba continuare ad autocitarmi, con il rischio di sembrare più saccente di quanto già sia. Non più tardi dell'altro ieri scrivevo: 

"[...] quando su un media generalista sento parlare di un argomento che per qualche motivo conosco bene, in almeno tre quarti dei casi ci sono per lo meno delle imprecisioni, quando non delle castronerie colossali."

Ecco: questo articolo su Kataweb (accessibile dalla homepage di Repubblica) parla dell'imminente serie HBO tratta dalla meravigliosa saga A Song of Ice and Fire*, di cui ho già parlato in più di un'occasione qui sul blog. Purtroppo riassumere in poche righe i complicatissimi libri di GRRM è impossibile, quindi fidatevi: il tasso di cazzate/riga è sconcertante e dimostra non solo che l'autrice, tal Benedetta Perilli non ha mai letto i libri (e questo è comprensibile, leggersi tremila pagine per scrivere un articoletto sul web sarebbe impossibile) ma nemmeno un buon riassunto. Giusto un paio di perle: la famiglia Stark non "gioca[...] a conquistare il trono ambito"; i Guardiani della notte non sono una "fazione nemica" e la Barriera non è un "mitico territorio che fa da linea di confine" tra le terre civilizzate e il Nord. Non è chiarissimo poi cosa si intende con "trama intriGata (sic!) e complessa che rispecchia quasi fedelmente (sic!) i romanzi di Martin", non è chiaro perchè all'inizio dell'articolo si dica che la saga di Martin abbia poco a che fare con Il Signore degli Anelli e poche righe dopo che Game of Thrones "strizza l'occhio alla saga di Tolkien", e soprattutto non è chiaro cosa c'entrino i Soprano, ricordati addirittura nel titolo.
Ultima piccola osservazione: Il Trono di Spade e Il Grande Inverno sono i primi due "episodi" della saga di Martin solo nell'edizione italiana**, nel senso che sono i due volumi in cui i nostri lungimiranti editori hanno diviso il primo libro A Game of Thrones.
Ciò premesso, è ovvio e scontato che il 17 aprile si caleranno le reti nel torrente per pescare la puntata fresca fresca.

* George, please: I need A Dance with Dragons! (and, of course, The Winds of Winter and A Dream of Spring...)
** Mi correggo, come si vede da questa pagina, non siamo stati solo noi italiani a dividere il primo libro.

Ancora sugli smartphone: NokiaSoft

La notizia del giorno in ambito ICT è sicuramente l'annuncio che Nokia adotterà per i suoi smartphone Windows Phone 7. In un mio post precedente ero stato facilissimo profeta nel predire l'abbandono di Symbian, ma ammetto che la scelta mi dispiace un po'. I finnici potevano realisticamente scegliere tra WP7 o Android, e nel secondo caso, quando il mio nuovo LG fosse defunto, sarei tornato volentieri ad acquistare Nokia. Così, credo proprio che abbiano perso definitivamente un cliente affezionato (direi quasi talebano). Intendiamoci, non sono un esperto di telefonia e tanto meno di economia, quindi immagino che prima della scelta i dirigenti di Nokia abbiano fatto le loro considerazioni; in più ho un'esperienza con WP7 che si può misurare in secondi, quindi non pretendo di darne un giudizio; però come dicevo parlando di Android vs iOS, a parità di esperienza utente io sceglierei sempre una soluzione open source*. Mi dà quindi una sorta di gioia perversa, mescolata con un po' sincero dispiacere vedere che la notizia della collaborazione con Microsoft non è stata accolta proprio benissimo in borsa.

PS L'immagine là a destra viene dal sito di Wired.com e la trovo assolutamente geniale.

* Sia sul mio desktop che sul mio netbook gira Windows 7: mi spiace per Linux, che comunque ho usato e uso ancora, ma al momento l'esperienza utente non è al livello di Windows.

mercoledì 9 febbraio 2011

Universal Sold... ehm... Charger

Leggo sul Corrierone che finalmente a partire da quest'anno i telefonini venduti in UE dovranno essere compatibili con un caricabatterie universale. Ottima notizia; in scala molto più piccola è la stessa idea dell'Euro, e io sono sempre favorevole a qualunque cosa possa eliminare una complicazione inutile dalla nostra vita. E in più spariranno dal mercato quegli orrendi aggeggi vagamente ragniformi come quello nell'immagine a sinistra, il che per un aracnofobico come me non guasta.
Però leggendo l'articolo mi è venuto un dubbio: ma possibile che a nessuno nella redazione online sia venuto in mente di dire quale diamine sia lo standard scelto per i caricabatterie universali? Ci sono solo due accenni, uno sopra il titolo, che dice: "scelto il modello con presa usb"; uno nel testo, dove si afferma, con incerta concordanza di genere: "[...] il nuovo caricatore universale attraverso un piccolo interfaccia Usb". Peccano solo che esistono sei (6) tipi di "interfacce Usb": quale è stata scelta?*
E' un'osservazione che mi è capitato di fare diverse volte: quando su un media generalista sento parlare di un argomento che per qualche motivo conosco bene, in almeno tre quarti dei casi ci sono per lo meno delle imprecisioni, quando non delle castronerie colossali. Domanda: quando parlano di argomenti che non conosco (bene) la percentuale di imprecisioni/sviste/cazzate è la stessa?

* Micro-Usb, informazione reperita con una banalissima ricerca in Google (e tra l'altro presente nel video ufficiale UE di presentazione dell'iniziativa.

domenica 6 febbraio 2011

Teaser trailer

Questa notte si giocherà il XLV Super Bowl. Non seguo il football americano, quindi più che l'aspetto sportivo mi incuriosisce quello mediatico, in particolare per quanto riguarda la pubblicità, mia vecchia passione. Si sa, il Super Bowl è in assoluto lo spazio pubblicitario più caro del pianeta (per quest'anno 30 secondi costeranno 3 milioni di dollari), e spesso ha presentato degli spot entrati nella storia della comunicazione: uno su tutti il celeberrimo 1984 di Apple. Credo però che solo agli ienchi poteva venire l'idea di realizzare dei trailer per gli spot. L'ho già detto, lo ripeto: per certe (tante) cose gli US of A sono avanti a noi di decenni. Se poi questo sia un bene, al solito, lo lascio decidere ai miei dodici lettori.

giovedì 3 febbraio 2011

Book(s)Rece: Discworld

Qualche tempo fa, scrivevo sul blog di aver cominciato a leggere i libri della serie di Discworld, e che visto il loro numero, mi sarei limitato alle storylines di Rincewind e Death. Ovviamente non è stato così, perchè già dopo i primi tre o quattro libri mi sono chiesto "ma come diavolo ho fatto a perdermeli finora?" e ne sono diventato completamente dipendente*, cominciando la lettura completa di tutta la serie in rigoroso ordine di pubblicazione. Al momento ho finito 15 dei 38 libri che compongono il core della serie (33, se escludiamo quelli per young adults, che comunque leggerò), e non ne ho ancora trovato uno che mi abbia deluso. E anzi, si sono rivelati molto più di quello che mi aspettavo, in tutti i sensi.
Intanto, definire Discworld come fantasy comica è come dire che Bach era un bravo organista: vero, ma tremendamente riduttivo. L'ambientazione fantasy è semplicemente il modo che ha scelto Pterry di parlare del nostro mondo: e dal cinema alla religione, dal sesso alla morte, dal teatro alle favole, c'è davvero poco su cui non abbia da dire qualcosa di interessante. E di divertente, perchè come dicevo Discworld non è solo fantasy comica, ma è sicuramente anche fantasy comica: e il talento di Sir Terry in questo è davvero sopraffino. Basterebbe Death per donare l'immortalità alla serie e al suo autore, ma i libri sono pieni di personaggi almeno altrettanto riusciti: Nanny Ogg, Rincewind, Carrot Ironfoundersson (un nano alto un metro e novantotto) e Nobby... e poi c'è Granny Weatherwax, comica e tragica come tutti i grandi personaggi della letteratura.
Perchè questa è letteratura, e di altissimo livello: chiunque riesca ad affrontare temi come l'inquisizione, la libertà religiosa e l'incontro tra culture con la leggerezza e la profondità di un libro come Small Gods, si può permettere (perdonate il francesismo) di cagare in testa a tutte le Margaret Mazzantini di questo mondo.
Infine, la lingua: Pratchett ha un orecchio per la parola scritta** veramente favoloso, come dimostra questo florilegio di citazioni (che ovviamente ho spulciato solo fino ai libri che ho già letto) e mi dà sempre l'impressione di divertirsi da morire mentre scrive, cosa che di solito si traduce in almeno altrettanto divertimento per chi legge. 

Cosa aggiungere? Ah sì, ovviamente Discworld va letto in inglese, sia perchè in italiano sono stati tradotti meno della metà dei libri della serie (i primi 12, più Man at Arms, Feet of Clay e i primi 4 young adults), sia perchè molto spesso Pterry gioca con la lingua, e risulterebbe intraducibile***.


*Per autocitarmi, direi che siamo tranquillamente oltre i 700 mN.

** No, non è un errore: Pterry è uno dei pochi scrittori che riescono veramente a farti sentire quello di cui stanno scrivendo, ed è uno dei migliori dialoghisti che abbia mai letto.
*** A meno di ricorrere a continue note a piè di pagina, che però andrebbero a confliggere con quelle - stupende - dello stesso Pratchett.

mercoledì 2 febbraio 2011

Android or: How I Learned to Stop Using Nokia and Love Smartphones

Venerdì scorso, a causa di un malaugurato e ancora misterioso incidente che ne ha disintegrato il display, il mio vecchio e glorioso Nokia 3600 slide è stato costretto ad un prepensionamento forzato. Avevo già in mente, quando il 3600 fosse arrivato alla sua fine naturale, di tradire Nokia* per uno smartphone Android, quindi mi sono messo rapidamente in caccia di un aggeggio che con un costo equo mi permettesse di provare il robottino verde. Mi sono orientato sull'LG Optimus GT540, che all'accettabilissimo prezzo di 169 Euri (esattamente quanto avevo pagato il 3600 nel 2008) offre tutto quello che stavo cercando: una buona fotocamera da 3 MP, Wi-fi, GPS, radio FM con RDS e tutto il resto del pacchetto Android. Non voglio scendere nel tecnico, sia perchè non ne ho le competenze, sia perchè rischierei di risultare noioso (più di quanto già sia, intendo), ma è bastata mezza giornata di uso per trasformarmi in un convertito. L'Optimus che ho comprato ha sicuramente dei limiti: il display, anche se di buona sensibilità, non può competere con quello di un iPhone; la fotocamera non ha il flash, e 3 MP cominciano a essere appena accettabili anche per un cellulare**; alcune opzioni di configurazione potrebbero essere più immediate; non sono ancora riuscito a capire come funziona il GPS; però per 169 Euri è sicuramente un ottimo acquisto. E poi, a differenza di iPhone, è un telefono che dà l'impressione di essere di proprietà dell'utente, e non solo in comodato d'uso: la batteria si può sostituire; ci si può collegare via Bluetooth a qualunque dispositivo compatibile e non solo ad un altro iPhone; si possono installare apps anche da terze parti e non solo dal (pur fornitissimo) Android Market. Insomma, è uno smartphone aperto, esattamente come è aperto il suo SO. Intendiamoci, secondo me iPhone è il tecnoaggeggio più rivoluzionario degli ultimi anni (molto più dell'iPod o dell'iPad), e anche se mi è capitato solo di provarne un paio di proprietà di amici (ehm...) mi è enormemente piaciuto; tuttavia la filosofia open source che sta dietro Android mi piace decisamente di più dell'hortus conclusus di Apple, e visto che l'esperienza d'uso mi sembra almeno paragonabile, la scelta è facile. E mi dispiace per Nokia, ma ho l'impressione che se non mollerà a breve Symbian, non andrà lontano. La differenza con iOS e Android è imbarazzante.
E poi, cosa che a quanto pare ultimamente non è così scontata, il mio misero LG da 170 Euri telefona anche meglio di un iPhone che costa tre volte tanto.

Ah, mi sembra superfluo aggiungere che nè LG, nè Nokia, nè Apple mi hanno mai dato un centesimo o un telefono da provare.

* Parlo di tradimento perchè chi mi conosce sa che sono sempre stato un integralista della casa finlandese: i 5 cellulari che ho posseduto finora (il mitico 3210, 3310, 3510, 6610i e, appunto, 3600 slide) venivano tutti da Espoo, e a testimonianza della loro ottima qualità, sono ancora tutti (a parte l'ultimo) perfettamente funzionanti.
** Lo so, è paradossale: solo 10 anni fa era la Canon EOS D30 ad avere un sensore da 3MP, e oggi sono appena sufficienti per un cellulare