domenica 24 febbraio 2008

BookRece: The Ancestor's Tale

Ho scoperto Richard Dawkins grazie ad una segnalazione del mai abbastanza rimpianto Douglas Adams, in un'intervista pubblicata nella sua antologia postuma The Salmon of Doubt.
DNA consigliava The Blind Watchmaker, che ho immediatamente acquistato e letto, e che è senza dubbio il libro che più mi ha fatto riflettere tra quelli letti negli ultimi dieci anni almeno. È un libro che attacca in maniera veemente (e, a mio parere, smonta senza possibilità di replica) le teorie creazioniste sull'origine della vita, e pone forti dubbi sulla stessa esistenza di Dio, o perlomeno, sulla necessità della sua esistenza. Libro non facile, ma eccezionalmente ben scritto e incredibilmente coinvolgente.
Questo Ancestor's Tale non attacca (quasi mai) direttamente le tesi creazioniste, ma - sempre a mio parere - risulta altrettanto letale, almeno nelle mani di un lettore imparziale ed intelligente. Il libro racconta - come recita il sottotitolo - di un "pellegrinaggio all'alba della vita", che inizia dal contemporaneo homo sapiens sapiens, e di antenato in antenato, dallo scimpanzè al gibbone, dal tarsio all'ippopotamo, dall'ornitorinco alla salamandra, arriva alla prima molecola capace di autoreplicarsi e di trasmettere i suoi geni alla discendenza, qualche miliardo di anni fa.
Il viaggio all'indietro nel tempo è scandito da tappe (40, rendezvous nell'originale), in cui a noi uomini si affiancano man mano le specie oggi viventi a noi legate da un antenato comune, e trovo affascinante l'idea che si tratta letteralmente dei nostri antenati: il mio bis-bis-bis-bis-continuare per qualche decina di migliaia di bis-nonno (ma anche quello di ognuno dei miei dodici lettori) era probabilmente qualcosa di simile ad un toporagno...
Alcuni degli antenati che si incontrano nel corso del pellegrinaggio hanno inoltre delle storie da raccontare (la dichiarata fonte di ispirazione sono le Canterbury Tales di Chaucer), attraverso le quali Dawkins può introdurre sia argomenti necessari alla comprensione degli aspetti più tecnici (metodi di datazione di fossili o di analisi del DNA, ad esempio), sia temi più generali (razzismo, antropocentrismo, creazionismo e intelligent design, per citarne alcuni), che arricchiscono ed allargano il campo di interesse di un libro già ricco.
Dawkins ha un vero talento naturale per spiegare in maniera comprensibile anche i concetti più complicati, e come nel caso di Watchmaker, la complessità dell'argomento non ha tolto nulla al piacere della lettura: questo Ancestor's Tale mi ha affascinato, mi ha fatto pensare e mi ha arricchito. Ampiamente e calorosamente consigliato.

Perchè Sanremo è Sanremo

Dicono che domani inizia il Festival di Sanremo. Criticare un carrozzone pulcioso e sempre uguale a se stesso che va avanti per inerzia ormai da almeno un decennio sarebbe fin troppo facile, quindi mi affiderò alle parole del saggio Rasputin:


NB L'immagine non è mia, ma arriva dall'indispensabile Sei un idiota ignorante, blog dell'ottimo Niccolò Carli.
PS per il suddetto Niccolò: visto che ogni tanto sbirci questo blog, se non ti garba che usi l'immagine fammelo sapere, e cancello immediatamente il post (tanto non è granchè).

giovedì 14 febbraio 2008

Sesso e Nanni Moretti

Giusto a proposito di Caos Calmo. In questo caso terrò fede al mio principio, nel senso che non ho letto (e non ho intenzione di leggere) il libro e non ho visto (e non ho intenzione di vedere) il film.
La vita è troppo breve per sprecarla guardando film con Nanni Moretti.
Tra l'altro pare che sia impossibile riuscire ad evitare questo film: tra le polemiche sul ritardo dell'uscita, i protagonisti che raccontano come sono riusciti a girare la loro scena di sessoTM; gli anatemi della Chiesa sulla
scena di sessoTM tra i due protagonisti (fermatevi un attimo a pensarci: una scena di sesso con Nanni Moretti. Argh.), le risposte dei medesimi agli anatemi della Chiesa, varie ed eventuali, non passa giorno senza che se ne parli un po' ovunque.
Le domande che mi vengono spontanee sono molto semplici: perchè tanta attenzione? Perchè in Italia, per citare l'Enciclopedia Britannica, sembra che si facciano solo film (o perlomeno, si parla solo di film) che parlano di "personal tragedy as a means of self-discovery and internal serenity"? Perchè qui, nella terra dei cachi, non abbiamo un Peter Jackson o un Tim Burton?

FilmRece: Stardust

Venendo meno ad un mio autoimposto principio, stavolta non ho letto il libro da cui è stato tratto questo Stardust (ma provvederò al più presto, Neil Gaiman è uno dei miei scrittori preferiti), e quindi non ho elementi per valutare se si tratta di una buona riduzione.
L'ho però trovato un buon, anzi, un ottimo film.
La storia è quanto di più Gaiman-iano si potrebbe immaginare: il muro che divide il tranquillo villaggio di campagna dal regno delle streghe e della magia, la stella caduta dal cielo, il garzone di bottega che si trova a vivere le più incredibili avventure, i sette fratelli principi in lotta tra loro per la successione al re morente... ed è raccontata in modo efficace, con robuste iniezioni di humor che sospetto abbiano origine proprio dalle pagine del buon Neil.
Attori e attrici spaziano dal buono (il protagonista Charile Cox), all'ottimo (Michelle Pfeiffer, splendida anche a 50 anni), all'indimenticabile (Robert De Niro che balla il Can-can vale da solo il film) e in particolare mi è piaciuta moltissimo Claire Danes nel ruolo della stella caduta, a cui riesce a dare il giusto mix di fierezza e spaesamento.
Ma al di là dei dettagli tecnici e narrativi, quello che mi ha veramente conquistato di questo film è l'assoluta mancanza di freni e di limiti alla fantasia, nel suo senso più alto: la capacità di creare mondi e di popolarli con la sola forza dell'immaginazione. La stessa premessa del film è quasi troppo assurda per essere presa in considerazione (una stella caduta che prende forma di fanciulla e si mette a girovagare per il mondo, suvvia...), ma Gaiman prima e il film poi la rendono non solo credibile, ma appassionante ed emozionante, perfetto materiale da fiaba e da leggenda.
Ovviamente, come tutte le fiabe che si rispettino, il lieto fine è inevitabile, ma proprio come per le fiabe, è la naturale conclusione della storia e non ha niente di forzato o di sciropposo come troppo spesso si vede.
In conclusione: bello, bello, bello. L'unica nota di tristezza è che dopo averlo visto mi è venuto da pensare, non per la prima volta, che un film del genere non si sarebbe mai potuto girare in Italia, dove fantasia sembra una parolaccia, e si preferiscono i caos calmi.

La pagina IMDb di Stardust
Stardust su RT

sabato 2 febbraio 2008

Book(mini)Rece: The Ladies of Grace Adieu

Su consiglio di una tra voi dodici lettori, che ha commentato un mio precedente post, ho continuato a seguire la strada per Faerie, tracciata dalla buona Susanna Clarke, e devo dire che anche questa raccolta di racconti mi è piaciuta assai. Manca ovviamente del respiro e della tessitura del mastodonte che l'ha preceduta, ma ne ricalca in pieno atmosfere, situazioni e linguaggio; in più anche qualche personaggio del romanzo ricompare nelle pagine (Mr Jonathan Strange himself nel racconto che dà il titolo alla raccolta, e il Duca di Wellington nel gustosissimo The Duke of Wellington Misplaces His Horse, disponibile anche sul sito dell'autrice).
Una lettura assai godibile, che può servire da ottima introduzione a chi non se la sentisse (ancora) di affrontare le più di 1000 pagine di Jonathan Strange & Mr Norrell, o da delizioso fine pasto per chi, come me, dopo averle divorate, non ne ha avuto abbastanza.
Rinnovo un invito che ho sicuramente già fatto da qualche altra parte: se questi libri vi incuriosiscono, e se appena appena potete, leggeteli in originale. Una delle loro doti è proprio il tono della Clarke, che immagino pressochè impossibile da rendere in italiano.

Grazie mille ad Annarella per il consiglio.