venerdì 23 marzo 2007

FilmRece: 300

Avevo aspettative altissime, per questo film (come i miei 12 lettori avranno capito da alcuni indizi): il fumetto da cui è tratto è una delle cose migliori che Frank Miller abbia mai realizzato (e parliamo dell'autore di Sin City e The Dark Knight Returns, mica ceci) e il trailer mi aveva assai incuriosito.
Ero talmente ansioso di vederlo che per la prima volta da Il Ritorno del Re sono andato a vedere un film al cinema il giorno stesso della sua uscita (di solito preferisco aspettare almeno una settimana per evitare di infilarmi nell'orrenda falange di pubescenti che di solito va a vedere i blockbuster nei primi giorni di distribuzione).
Detto questo, il film si è rivelato all'altezza delle aspettative? Sì. E' un film perfetto? No, anche se per quanto mi riguarda, ci va davvero vicino.
La mia principale riserva riguarda l'aderenza al fumetto: comprensibilmente (si sa: un po' di carnazza fa sempre botteghino) il ruolo della regina Gorgo, presente per circa 3 tavole nell'originale è stato enormemente ampliato, inserendo una sottotrama che francamente mi ha detto poco (anche se lo sguardo tra lei e Leonida prima di "QUESTA E' SPARTA" è un tocco che mi è piaciuto molto). Un po' meno comprensibilmente sono state tolte alcune scene presenti nel fumetto che mi sarebbe piaciuto vedere: su tutte la mini-sottotrama Stelios/Stoltos/Stumblios (chi conosce il fumetto sa sicuramente a cosa mi riferisco).
Altri due dettagli che non mi hanno convinto fino in fondo sono stati la decisione di far iniziare il film con Leonida bambino invece che, come il fumetto, con "Marciamo" e un certo abuso di slow-motion nelle scene di battaglia, ma si tratta, appunto, di dettagli.
Praticamente tutto il resto mi ha entusiasmato: gli attori, la scenografia digitale, l'esaltazione un po' naif della forza, l'onore e il coraggio, il mare di Persiani che si lancia contro la falange dei 300 Spartani, Efialte e Serse...
Ovviamente non sono mancate le polemiche: 300 è stato accusato di fascismo, razzismo, machismo, praticamente qualunque cosa negativa finisca in -ismo. Non provo nemmeno a rispondere, e rimando al post in proposito dell'ottimo Carli. Condivido in toto.

La pagina IMDb del film

lunedì 12 marzo 2007

Il mio [completare a piacere] è più grosso del tuo

Sigma ha annunciato l'obbiettivo ideale per chi non ha superato la fase infantile del "facciamo a chi piscia più lontano": un 200-500 mm f/2.8, che ha già guadagnato una certa fama su Internet non per le sue (eccezionali) caratteristiche ottiche, ma per le sue dimensioni. Nell'immagine a destra, disponibile sul sito Digital Photography Review in altra risoluzione, quella specie di brufolino nero attaccato all'obbiettivo è il corpo di una D-SLR (probabilmente una Sigma SD14).

Quest'altra immagine aiuta ad avere un'idea più precisa delle dimensioni del mostro: non ho idea di chi sia il tizio, ma l'espressione che ha in faccia è piuttosto eloquente; a me pare che sia indeciso se scoppiare a ridere o farsi uscire un'ernia.
Non so che mercato potrà avere un obbiettivo così estremo al di fuori dei professionisti della fotografia sportiva; diciamo che come estensione del pene è più adatto (per la forma), più innocuo (per l'ambiente) e probabilmente più economico di un Porsche Cayenne.

mercoledì 7 marzo 2007

BookRece: Hannibal Lecter - Le origini del male

Deludente. Molto, molto deludente. E' un libro scritto per tener fede ad un contratto, e si sente. Mi ha lasciato lo stesso amaro in bocca che a suo tempo mi lasciò Il mondo perduto di Crichton: il mancato rispetto della storia così come era stata raccontata. (Ian Malcom muore in Jurassic Park, dannazione!)
E poi: è proprio necessario indagare sull'origine del male (a parte i motivi economici, ovviamente)? Un personaggio come Hannibal Lecter deve davvero essere spiegato? Non è più affascinante e inquietante non sapere perchè è diventato quello che è diventato?
Infine: i dialoghi. Non so quanto sia colpa di Harris e quanto dei traduttori, ma alcuni scambi di battute tra i personaggi sembrano presi dai bigliettini dei Baci Perugina o da un manuale di retorica barocca. Peccato.