giovedì 28 settembre 2006

BookRece: A Storm Of Swords

Non ho quasi fatto in tempo a posare questo terzo libro della bellissima Song of Ice and Fire che già non vedo l'ora di iniziare il quarto A Feast For Crows (che spero amazon mi consegni in fretta). Pochi libri negli ultimi anni mi hanno catturato così in fretta e così completamente: al momento mi vengono in mente solo la saga di Harry Potter e quella della Dark Tower. E probabilmente il motivo per cui ho adorato tanto la storia del maghetto di Hogwarts e di Roland di Gilead quanto quella dei Seven Kingdoms è lo stesso: in questi libri non si racconta solo una storia, si racconta un mondo.
In questo caso, Il mondo di Westeros: complesso, duro e maledettamente affascinante, e Martin lo racconta in modo magistrale; politica, religione, guerre, intrighi, magia, potere, amore, tradimento: tutto meravigliosamente immaginato e scritto.
A Storm of Swords, forse anche più dei primi due libri della saga, sa di sangue, di fango, di sudore, di meat and mead, di tradimento, di vendetta e di paura. Diciamo che è un libro che probabilmente i cvitici che incensano dei Baricchi e dei Paulicohelo qualunque butterebbero schifati in un angolo gridando "mioddìo", spaventati (forse) dalla sola idea che qualcuno abbia saputo creare un mondo così complesso, e abbia sauputo popolarlo di personaggi indimenticabili.

Lizzy la smilza

Stamattina, nel mio fido MuVo V200, ho caricato (anche) Black Rose dei Thin Lizzy. In generale è un gran bel disco, ma in particolare l'ultima traccia Roisin Dubh (Black Rose): A Rock Legend è un vero capolavoro. La fusione più riuscita che abbia mai sentito tra hard rock e folk irlandese, punto.
Per la cronaca, i dischi che ho oggi sul MuVo sono questi:

Alice In Chains - Dirt
Bruce Springsteen - We Shall Overcome
Dave Matthews Band - Crash
Iron Maiden - Piece Of Mind
Iron Maiden - A Matter Of Life And Death
Kansas - Leftoverture
Rush - Permanent Waves
Thin Lizzy - Johnny The Fox
Thin Lizzy - Black Rose

Pray tell me the story of young Cù Chulainn...

mercoledì 27 settembre 2006

FF2RC1

Brevissima, solo per segnalare che è uscita la Release Candidate 1 di Firefox 2. Non è ancora una versione ufficiale; non che la cosa mi preoccupi, visto che sto usando Firefox 2 dalla versione alpha 3, ma è giusto dirlo.
E' disponibile per il downolad, anche in italiano, per Windows, Linux e MacOS da questo sito.

lunedì 25 settembre 2006

Piove

Breve e amarognola riflessione ispirata dalla prima vera giornata autunnale in quel di Milano.
Quando piove il traffico automobilistico va in tilt (più del solito), e va bene: si va più piano quindi le strade si intasano di più.
Ne consegue ovviamente che anche tram e autobus, almeno per i tratti in cui il percorso non ha corsie preferenziali, siano rallentati.
Ma per quale misterioso motivo anche i treni accumulano ritardi degni di una linea di corriere colombiana? Quando piove devono andar più piano anche loro? I binari si bagnano e quindi le ruote scivolano? I macchinisti si fanno prendere dall'ùggia autunnale e mentre sono in cabina di guida sorseggiano tè, ascoltando Chopin e guardando fuori dal finestrino con aria sconsolata?

Sun Chi!

In questo gustoso articoletto, il buon Severgnini evidenzia come a volte il dialetto (nel suo caso il cremasco) superi per espressività l'italiano, e possa essere un buon sostituto, se non altro per l'effetto-shock suscitato nell'interlocutore, anche per l'inglese. Io parlo un dialetto un po' diverso, il milanese, ma non potrei essere più d'accordo. In un libro satirico uscito qualche anno fa, Curs de Lumbard per Terùn, Davide Rota mostrava come il milanese fosse a volte più sintetico e rapido oltre che dell'italiano, perfino della lingua d'Albione. "Io sono qui" in inglese si traduce "I am here", in milanese con un fulmineo: "Sun chi!".
Ma ovviamente la grande ricchezza del dialetto non è nella rapidità, ma, come ricordato sopra, nell'espressività; alcuni modi di dire, che ovviamente mi guarderò bene dal tradurre, nascono dalla saggezza popolare, ma mostrano il genio e il gusto linguistico della migliore poesia:
Invers come ona pidria, Pudè segnass cul gumbet, Fa cume l'Isacch che'l strascia i camìs per giüstà i sacch, Se la mia mamma la gh'aveva i roeudd l'era un tranvai... Il milanese è ricchissimo anche in tema di coloriti epiteti: Caneta de veder, Lendenon, Trema-coa e Pelabrocch sono solo alcuni dei più celebri.
Malmustus 'me l'asa dal camar è invece un modo di dire che mia nonna mi avrà ripetuto almeno un milione di volte (e che non ho mai sentito da nessun'altra parte): ancora oggi non so con sicurezza che diavolo sia questa "asa dal camar", ma l'espressione non perde niente della sua forza.
Mi mette un po' tristezza pensare che già oggi questo patrimonio non sia quasi più lingua viva ma solo oggetto di studio, e me ne mette tantissima sapere che nel giro di un paio di generazioni molto probabilmente scomparirà del tutto, e dovremo fagh sü una crus.

domenica 24 settembre 2006

Guardare ad occhi chiusi

Stavo sentendo una trasmissione radiofonica in cui si parlava della mostra di Basquiat in corso a Milano. L'esperta a un certo punto ha detto "guardandole ad occhi chiusi, alcune opere di Basquiat ricordano Mondrian". Ora, io non sono un grande esperto d'arte, ma credo che guardare un quadro ad occhi chiusi non sia esattamente il modo più efficace per giudicarlo. Ad occhi chiusi credo che anche uno degli sgorbi che potrei disegnare io potrebbe ricordare un Raffaello o un Vermeer...
O forse l'esperta voleva dire qualcos'altro, ma in questo caso la domanda è: cosa?

martedì 19 settembre 2006

300

Ne avevo già sentito parlare, ma per il momento solo in maniera molto nebulosa, quindi ho iniziato a sbavare furiosamente quando ho visto questa locandina. Dopo Sin City, un altro capolavoro di Frank Miller che approda al cinema. Speriamo che sia bello anche solo la metà di Sin City, e se lo è, che abbia il successo che merita. Chissà mai che tra la mania per Frank Miller e la rinascita della franchise di Batman prima o poi qualcuno non riesca a portare sul grande schermo The Dark Knight Returns, magari con Clint Eastwood nel ruolo del Cavaliere Oscuro...

La pagina IMDB del film

lunedì 18 settembre 2006

Un Rottweiler sdentato

Il Mastino del dogma, il Rottweiler dell'ortodossia, Ratzinger Z... L'ex cardinale Joseph Ratzinger, ora Papa Benedetto XVI, è stato spesso definito in questi termini, per la sua intransigenza sulle questioni di fede e per la sua immagine tutt'altro che comunicativa e aperta, in netto contrasto con quella del suo predecessore GPII.
Sembra però che il Rottweiler abbia perso i canini: dopo le misurate critiche e le pacifiche manifestazioni di dissenso che una sua lezione sul rapporto tra fede, ragione e violenza ha provocato in alcuni settori del mondo musulmano, BXVI ha deciso di scusarsi, dicendosi "rammaricato" delle reazioni suscitate dal suo discorso, che peraltro sospetto ben pochi abbiano letto nella sua interezza.
Ora: è una mia impressione o quanto è successo nei giorni scorsi conferma, almeno in parte, quello che Ratzinger Z sosteneva nella sua contestata lezione? Ed è una mia impressione o queste scuse sono una calata di brache notevole davanti alle urla della parte più radicale e fanatica dell'Islam?
Ma no, sicuramente è solo una mia impressione, dato che in materia sono ignorante e mi sfuggono le sottigliezze della politica religiosa di alto livello.

L'immagine è stata rilasciata sotto la licenza Creative Commons da Gabby de Cicco ed è disponibile su Flickr

domenica 17 settembre 2006

FilmRece: Pirati dei Caraibi - La maledizione del forziere fantasma

All'uscita del primo Pirati dei Caraibi ero molto scettico. D'accordo, Johnny Depp; d'accordo, Geoffrey Rush; d'accordo, Orlando Bloom e Keira Knightley; ma un film ispirato ad una giostra? Andiamo, siamo seri.
E invece, felicissimo di essermi dovuto ricredere. La Maledizione della Prima Luna (e al solito, i distributori italiani dovrebbero spiegarmi cosa c'era che non andava in La Maledizione della Perla Nera) si è rivelato un film godibilissimo, scanzonato senza essere stupido, e con uno dei personaggi più memorabili visti sullo schermo negli ultmi anni, il Capitano Jack Sparrow.
Stavolta avevo delle aspettative decisamente più alte, e a parte un paio di dettagli, sono state soddisfatte in pieno.
Johnny Depp è, se possibile, ancora migliore rispetto al primo capitolo: Capitan Sparrow è un personaggio talmente sopra le righe - specialmente in questo secondo film - da rischiare sempre il crollo nella macchietta, ma JD riesce a dargli spessore, imprevedibilità e follia, senza mai scadere nell'autoparodia. Due esempi: la scena in cui Capitan Sparrow fa la sua entrata in scena (che sicuramente a molti miei coetanei avrà ricordato la leggendaria Monkey Island) e l'incontro (molto) ravvicinato con il Kraken, che secondo me vale da solo il biglietto.
Il supercattivone (ma in fondo dimostra di avere un cuore tenero) Davy Jones è un puro e semplice miracolo di animazione CGI, al livello del Gollum di Andy Serkis e Peter Jackson, e forse anche oltre: è altrettanto espressivo, ma a differenza dell'ex-hobbit ha metà della faccia (e non solo) coperta da tentacoli.
Con un eroe e un cattivo (ma sarà lui il vero cattivo?) così, mezzo film è già fatto, e anche il resto si dimostra all'altezza: l'azione è ovviamente frenetica, Miss Elizabeth Swann è ovviamente adorabile, Will Turner è ovviamente eroico ed atletico
e, in generale, tutto gira come un orologio.
Anche i personaggi di contorno, in particolare "Bootstrap" Bill Turner, e la bellissima e inquietante Tia Dalma (e anche qui le reminiscenze di Monkey Island si fanno sentire) sono ben scritti e ben recitati, ma non mi ha entusiasmato la fine che hanno fatto fare al Commodoro Norrington, che nel primo film secondo me era stato il personaggio più interessante (a parte - ovviamente - Capitan Jack Sparrow) e qui viene un po' banalizzato.
Insomma, complimenti a Johnny Depp, a Gore Verbinsky, alla Disney, alla ILM e a tutti quelli che hanno ideato e realizzato questi film, che potevano rivelarsi, per usare le parole immortali di Fantozzi, una cagata pazzesca, e invece sono riusciti a reinventare un genere che sembrava ormai morto e sepolto. E ora aspettiamo il terzo episodio, yo-ho-ho e una bottiglia di rum!

La pagina IMDb del film

venerdì 15 settembre 2006

Oriana

È morta Oriana Fallaci, e sicuramente in questi prossimi giorni si sprecheranno le polemiche, gli insulti, le celebrazioni e i ricordi.
Sono pronto a scommettere che, della sua carriera più che quarantennale di scrittrice e giornalista, verranno ricordati principalmente i suoi ultimi 3 pamphlet contro l'Islam (un certo Islam?), quelli scritti dopo l'11 settembre.
Io nel mio piccolo voglio ricordarla con questo passaggio di "Se il sole muore", libro
sulla sua esperienza a contatto con i tecnici e gli astronauti del programma spaziale americano, uscito nel 1965.

[...] io me li bevo come un liquore i trent'anni: sono stupendi i trent'anni, ed anche i trentuno, i trentadue, i trentatré, i trentaquattro, i trentacinque!
Sono stupendi perché sono liberi, ribelli, fuorilegge, perché è finita l'angoscia dell'attesa, e non è cominciata la malinconia del declino.
Perché siamo lucidi, finalmente a trent'anni!
Se siamo religiosi, siamo religiosi convinti; se siamo atei siamo atei convinti.
Se siamo dubbiosi, siamo dubbiosi senza vergogna.
E non temiamo le beffe dei ragazzi perché anche noi siamo giovani, non temiamo i rimproveri degli adulti perché anche noi siamo adulti.
Non temiamo il peccato perché abbiamo capito che il peccato è un punto di vista, non temiamo la disubbidienza perché abbiamo scoperto che la disubbidienza è nobile.
Non temiamo la punizione perché abbiamo concluso che non c'è nulla di male ad amarci se c'incontriamo, ad abbandonarci se ci perdiamo: i conti non dobbiamo più farli con la maestra di scuola e non dobbiamo ancora farli col prete dell'olio santo. Li facciamo con noi stessi e basta, col nostro dolore da grandi.
Siamo un campo di grano maturo a trent'anni, non più acerbi e non ancora secchi: la linfa scorre in noi con la pressione giusta, gonfia di vita.
È viva ogni nostra gioia, è viva ogni nostra pena, si ride e si piange come non ci riuscirà mai più.
Abbiamo raggiunto la cima della montagna e tutto è chiaro là in cima: la strada per cui scenderemo un pò ansimanti e tuttavia freschi.
Non succederà più di sederci nel mezzo a guardare indietro avanti e meditare sulla nostra fortuna [...]
Io di anni ne ho 32, e la prima volta che ho letto questo passaggio, pochi mesi fa, è stato come sentire un crescendo trionfale. Anche solo per questo, grazie, Oriana.

martedì 12 settembre 2006

Lettori 'merregani e lettori italiani

Sempre a proposito di A Song of Ice and Fire. Nelle intenzioni dell'autore si tratta di una eptalogia (si dice?), della quale sono usciti finora negli USA i primi quattro volumi, con il quinto atteso per il 2007. In Italia, per il momento sono stati pubblicati solo i primi tre. Ora: queste sono le copertine dei primi tre volumi in edizione economica USA:


E queste sono le copertine delle equivalenti edizioni italiane (anche loro sono paperback):


Curioso, vero? Tre volumi, sebbene piuttosto generosi quanto a numero di pagine (i primi due si aggirano sulle 800, mentre il terzo supera abbondantemente le 1000) sono diventati magicamente sette. Ottimo modo per favorire la lettura in un Paese che già arranca in tutte le classifiche internazionali, non c'è che dire...

Immaginazione a colori

Mentre sto leggendo un libro o prima di vedere un film cerco sempre di evitare qualunque informazione sul medesimo. In particolare, nel caso dei libri - specialmente quelli da cui hanno tratto film - cerco di ignorare qualunque illustrazione dei personaggi e dei luoghi, per non sovrapporre alla mia immaginazione quella di qualcun altro. Per una volta ho trasgredito alla regola, cercando qualche immagine tratta dalla magnifica Song of Ice and Fire, di George R. R. Martin, e quando sono capitato davanti a questo ritratto di Lord Tywin Lannister sono rimasto letteralmente a bocca aperta. Non solo perchè è una bellissima illustrazione, ma perchè mi sono accorto che fino a quel momento mi ero immaginato tutti i personaggi della saga quasi in bianco e nero, o al massimo in sfumature di grigio, con qualche spruzzata di marrone, di verde e di rosso qui e là. Riprendendo in mano i libri mi sono reso conto invece che le descrizioni di Martin sono un trionfo di colori: armature smaltate, mantelli sgargianti e vestiti variopinti accompagnano i personaggi molto più spesso della iuta marrone e del grigio piombo delle corazze con cui li avevo abbigliati. Proseguendo la lettura degli altri libri della saga ho notato che anche la mia immaginazione ora vede i colori degli elmi e degli stendardi, delle armature e dei mantelli, e per una volta sono molto contento di non avermi dato ascolto.

venerdì 8 settembre 2006

BookRece: L'eretico

Credo sia la prima volta che un libro mi lascia impressioni così contrastanti. Tanto mi sono piaciuti i personaggi e la storia, quanto mi ha lasciato perplesso il linguaggio.
Alcuni dei primi sono indimenticabili (Wulfgar, Reinhard von Dekken), e la seconda è di una durezza che lascia il segno.
Il terzo è spesso pretenzioso e inutilmente didascalico (dopo il primo combattimento la descrizione dei colpi di spada - uno ad uno - risulta noiosetta), e alcuni dialoghi ricordano i peggiori momenti di King Arthur; quello della forma dell'acqua, tra l'eretico e il disertore, su tutti.

L'eretico è il primo volume di una trilogia, e sicuramente leggerò anche gli altri due; mi resta però un po' di amaro in bocca: avrebbe potuto essere un capolavoro, e invece è solo un ottimo libro.

mercoledì 6 settembre 2006

TvRece: House

Mentre negli US of A è iniziata la terza serie, qui nella Terra dei Cachi sono appena andate in onda le prime puntate della seconda, cosa che mi ha spinto a due considerazioni.
Prima, e più importante: House è la miglior serie televisiva degli anni '00. Punto.
Secondo: chi ha curato l'edizione italiana farebbe meglio - forse - a riconsiderare la sua professionalità, e ad intraprendere un percorso di replacement. In italiano: a cambiare mestiere.

Articolo meglio i due punti.
Sul primo non c'è molto da discutere: il personaggio di Gregory House, MD, nefrologo e infettivologo (nell'immagine a fianco, non quello morto, quello con la pistola in mano) è, come direbbero gli anglosassoni, a work of genius. È pigro, viziato, misantropo, infantile, ingrato e acido. A confronto Ebenezer Scrooge è un tenero cucciolotto bagnato con gli occhi dolci. Insomma un personaggio odioso, cui si dovrebbe augurare tutto il male possibile. E invece ci si scopre quasi (quasi!) a voler bene a questo medico zoppo, disadattato, geniale, sarcastico e tagliente; a fare il tifo per lui mentre immancabilmente sbaglia un paio di diagnosi prima di trovare la soluzione giusta al puzzle della puntata.

Secondo punto: traduzioni & adattamento.
Già nella prima serie c'erano stati degli esempi abbastanza clamorosi di dialoghi tradotti ad mentula canis, ma nei primi episodi della seconda serie, sembra che le cose siano addirittura peggiorate. Un par di esempi:

Durante una discussione riguardo ad una conferenza stampa e all'eccessiva ricerca di attenzione dei media, House accusa la Cuddy (Lisa Cuddy, amministratrice dell'ospedale e capo di House) di essere una "media whore" (prostituta da media) e poi le dice: "Whores can like the sex. Doesn’t mean they’re not whores". Letteralmente: "Alle prostitute può anche piacere il sesso, ma non vuol dire che non siano prostitute". Incomprensibile traduzione trasmessa: "L'ambizione si può manifestare in molte forme".

House a Stacy (sua ex-compagna e avvocato dell'ospedale): "Cuddy and I are so in sync, we're wearing each other's underwear" che tradotto sarebbe: "io e la Cuddy siamo così d'accordo che ci siamo scambiati la biancheria intima". Ora, per quale misterioso motivo la puntata italiana recita: "[...] siamo così d'accordo che ci scambiamo il rossetto"? Il rossetto?

House suggerisce ad una paziente dell'ambulatorio di prendere delle pillole e lei non ne sembra moto entusiasta. House: "You don't like to swallow? Not surprised", ossia "Non ti piace ingoiare? Non mi sorprende" (esatto, ingoiare in quel senso). Versione andata in onda in Italia: "
Non riesce ad inghiottire? Non c'è problema".

Mi piacerebbe sapere la motivazione di queste scelte, che per i miei gusti puzzano fin troppo di politically correct (fenomeno che personalmente ritengo uno dei più dannosi prodotti della cultura occidentale dei XX secolo). Si pensa che il pubblico italiano non capisca o non apprezzi certe battute? Lo si ritiene più scandalizzabile, più infantile o più bisognoso di protezione di quello americano? Si vuole evitare di offendere o di pestare i piedi a qualcuno?

In un episodio della prima serie venne completamente tagliato questo dialogo tra House e Chase, un medico della sua squadra che da giovane era stato in seminario:

House: You know nuns, what do you think? (Tu conosci le suore, che ne pensi?)
Chase: I don’t know nuns. (Non conosco le suore.)
House: You hate nuns. You can’t hate someone if you don’t know them. (Tu odi le suore. Non puoi odiare qualcuno se non lo conosci.)
Chase: Know any Nazis? Maybe I hate them on principle. (Conosci qualche nazista? Forse le odio per principio.)
House: I have a theory on what makes good boys “good”. It’s not because of some moral imperative. Good boys have the fear of God put into them. Catholic Church specializes in that kind of training, to make good boys afraid of divine retribution so they will do what their daddies tell them [...] (Ho una teoria su quello che rende bravi i bravi ragazzi. Non è per qualche imperativo morale. Ai bravi ragazzi si mette in corpo la paura di Dio. La Chiesa Cattolica è specializzata in questo tipo di allenamento, spaventare i bravi ragazzi della vendetta divina così faranno quello che i loro paparini gli dicono di fare [...])

Una sola domanda: perchè? Forse i traduttori della serie (più realisti del re, si dice) pensano che il Vaticano si preoccupi di quello che viene detto in un telefilm? E se anche così fosse?

Too bad. House è una grandissima serie anche e soprattutto per il sense of humor caustico e irriguardoso del suo protagonista: castrarlo in questo modo, diluirlo in innocue battutine all'acqua di rose, o peggio, censurarlo vuol dire snaturarlo completamente.

House MD Guide: tutto quello che si può desiderare di sapere (e anche di più) su questa serie.

martedì 5 settembre 2006

Doppiati e ridoppiati

Propongo di istituire per legge una punizione corporale (10 nerbate potrebbero andare) per chi realizza e distribuisce la versione ridoppiata di un film. Esempio: Superman. D'accordo, per altri versi è un ottimo Dvd; d'accordo, i nuovi doppiatori hanno fatto un buon lavoro (anche perchè Cristopher Reeves ha la voce di Luca Ward, mica ceci); d'accordo, sono state aggiunte diverse scene inedite. Però, dannazione, perchè non è stato fatto come per The Blues Brothers? Scene aggiunte in lingua originale con sottotitoli. E credo anche che costi meno...