lunedì 2 aprile 2018

Film(multi)Rece: Pacific Rim Uprising e Ready Player One

Sabato, dopo otto anni, Double Feature* all'Arcadia di Melzo, con un programma sicuramente più omogeneno della prima volta. Qualche considerazione sulle due pellicole, al solito, senza rovinatori (cit.).

Pacific Rim Uprising
Come i più affezionati tra i miei dodici lettori ricorderanno, il primo Pacific Rim mi era piaciuto parecchio. O meglio, era entrato di prepotenza nella mia top ten cinematografica di tutti i tempi. Questo Uprising si guadagna una sufficienza piena, ma non molto di più. Intendiamoci, il film fa il suo: la trama risulta un'evoluzione credibile del mondo costruito nel primo film e scorre bene, con un paio di colpi di scena riusciti; gli attori funzionano, specialmente John Boyega, che mi piace sempre di più; l'impatto visivo è forse ancora più maestoso dell'originale, con diverse sequenze davvero spettacolari. Però, e mi rendo conto che rischio di suonare un po' assurdo, visto che sto parlando di due film su robottoni che menano mostri, in questo sequel non ho trovato l'anima dell'originale. Forse per il tono (estremamente) più cazzone rispetto al primo film; forse per la scelta di girare tutte le scene d'azione in piena luce, che ha permesso più colore e più dettaglio, ma ha tolto un po' di drammaticità;  forse semplicemente, perchè in Pacific Rim si percepisce l'amore di Guillermo Del Toro per i i mostri sullo schermo, Kaiju o Jaeger che siano.

Ready Player One
In questo caso non c'era da confrontarsi con un primo capitolo ingombrante, ma con un libro che mi aveva entusiasmato** (invito i miei dodici lettori a leggere il vecchio post linkato qui sopra per avere un'idea della storia, se vogliono). Confronto difficile, perchè il film devia dal libro in maniera sostanziosa, anche in elementi piuttosto rilevanti della trama e dei rapporti tra i personaggi; nonostante questo (anche se uno dei miei migliori amici*** dissentirebbe) ritengo RPO uno dei migliori adattamenti che abbia visto su schermo negli ultimi anni, e uno dei film più divertenti. Visivamente è incredibile, sia nelle sezioni ambientate nel mondo reale che, soprattutto, in quelle in OASIS; la storia, pur con le deviazioni citate prima, è sostanzialmente la stessa del libro, con i suoi pregi e i suoi difetti; i protagonisti, specialmente il Nolan Sorrento di Ben Mendelsohn, sono credibili. Come il libro, è un film densissimo: ci vorranno almeno un altro paio di visioni solo per cogliere le centinaia di dettagli, citazioni e strizzatine d'occhio che sicuramente in sala mi sono sfuggiti. RPO non è perfetto: la morale è un tantino troppo ovvia e un tantino troppo esplicita per i miei gusti, e come il libro rischia di essere un po' troppo rivolto al suo pubblico d'elezione, ma è una bellissima cavalcata nostalgica e iper-tecnologica che sarei pronto a rifare anche domani. La domanda più importante resta però la stessa che mi sono fatto quando ho finito il libro: quando verrà lanciata la versione 1.0 di OASIS?

Pacific Rim Uprising su IMDb: 6,0
Pacific Rim Uprising su Rotten Tomatoes: 45%

Ready Player One su IMDb: 8,0
Ready Player One su Rotten Tomatoes: 76%

* Tecnicamente le Double Feature erano gli spettacoli in cui con un solo biglietto si assisteva a due film; stavolta i biglietti li ho dovuti acquistare entrambi.
** E che ho appena riletto, giusto per prepararmi al film.
*** Ciao Mauro!

domenica 25 febbraio 2018

Oscar Screeners & Black Panthers

La stagione degli screener l'anno scorso mi aveva regalato due bellissimi film come Arrival e Hidden Figures; quest'anno è stata ancora più generosa, con addirittura quattro titoli davvero notevoli come The Post, Darkest Hour, The Shape of Water e, recuperato giusto oggi, Three Billboards Outside Ebbing, Missouri. Insieme a Dunkirk, che avevo visto in sala a suo tempo, mi portano a cinque visioni su otto tra i candidati come Miglior Film agli Oscar di quest'anno, un discreto passo avanti rispetto alle due su nove dell'anno scorso. Probabilmente il mio preferito resta ancora Dunkirk, ma The Shape of Water è una meravigliosa favola, oscura e romantica, che solo Guillermo del Toro avrebbe potuto raccontare, e se dovesse vincere l'Oscar ne sarei comunque felicissimo. Three Billboards e Darkest Hour mi sono piaciuti nel complesso un po' meno*, ma hanno delle prove d'attore strepitose: Frances McDormand e Sam Rockwell interpretano due dei personaggi più veri e più sfaccettati che abbia visto negli utlimi anni, e il Churchill di Gary Oldman, molto semplicemente, entrerà nella storia del cinema. The Post è l'ennesima dimostrazione dello sconfinato talento di Steven Spielberg, e l'ennesimo bellissimo film sul giornalismo che Hollywood sembra capace di produrre a ciclo continuo; forse preferisco ancora Spotlight, ma it's the same fucking ballpark (cit.).
Chiudo questo post con due parole su Black Panther, visto ieri. Mi è piaciuto. Molto. Non lo trovo il miglior film dell'universo Marvel, non fosse altro perchè non c'è Scarlett Johansson, ma è senz'altro qualcosa di diverso e di molto interessante. È anche il film più esplicitamente politico del MCU, e anche se da maschio bianco europeo non ne ho potuto cogliere gli aspetti più profondamente legati alla cultura nera americana, si intuisce che Black Panther è qualcosa di più del solito film di supereroi in calzamaglia che se menano. Per inciso, questo significa anche che, purtoppo, specialmente nell'Interwebs americano, si sono create due opposte fazioni: chi esalta il film a prescindere, perchè è il primo film con un supereroe nero, e chi lo schifa a prescindere per la stessa identica ragione. La situazione mi ricorda un po' le discussioni dopo l'uscita di Wonder Woman l'anno scorso, e mi mette la stessa tristezza.

Black Panther su IMDb: 7,9/10
Black Panther su Rotten Tomatoes: 97%

* "Un po' meno" vuol dire che sono un 8 contro il 9 di Dunkirk o The Shape of Water.

venerdì 23 febbraio 2018

Un vecchio amico va in pensione?

Per circostanze che non sto a descrivere in dettaglio (grazie Elena!), da poco più di ventiquattro ore mi trovo ad essere il proprietario di un Kobo Aura Hd praticamente nuovo. Visto che sono quasi due mesi che non scrivo nulla qui sul blog, e che nel frattempo i post che ho cominciato e mai finito spaziano dal deprimente al molto deprimente*, ne approfitto per inaugurare il 2018 con un post più leggero, e soprattutto caratterizzato dal mio consueto tempismo: un confronto tra un lettore ebook di quasi cinque anni fa e un lettore ebook di quasi otto anni fa**.
Nel 2010 usciva il Sony PRS-650, che dal giugno del 2011 è il mio fedele compagno di letture, e che posso tranquillamente definire uno degli acquisti tecnologici più azzeccati della mia vita e uno degli oggetti che porterei su un'isola deserta. Questo Kobo, però, rischia di mandarlo finalmente a godersi la meritata pensione: ha uno schermo più grande (6,8 pollici contro 6) e più risoluto (1080x1440 pixel contro 600x800) anche se le dimensioni totali sono praticamente le stesse; ha un'ottima luce integrata, regolabile e disattivabile; ha il WiFi, anche se ancora non ho capito se è utilizzabile solo per gli acquisti o anche per i trasferimenti di file già presenti sul Pc; soprattutto, ha un'infinità di regolazioni per il testo, tra cui il tipo e la grandezza del carattere, l'interlinea, i margini e la giustificazione. Quindi, perchè rischia solamente, e non ha già mandato definitivamente e irrevocabilmente in pensione il suo predecessore? Per due motivi. Il primo, e meno importante, è la gestione delle collezioni: apparentemente Kobo non riconosce correttamente le etichette di Calibre***, e non ordina i volumi di una serie. Il secondo, e più importante, è la mancanza di qualunque tasto fisico, che rende più scomoda la lettura con una mano sola, o perlomeno l'alternanza rapida tra le due mani: l'ergonomia del Sony, che unisce pulsanti e touch screen, rimane imbattibile.
Vedremo. Già da un po' mi stavo trastullando con l'idea di un Kindle Voyage, anche se l'ecosistema chiuso di Amazon non mi attira particolarmente; come minimo questo Kobo inaspettato ha allontanato il momento dell'acquisto.

* Con l'eccezione di una bozza scritta sull'onda dell'entusiasmo per il lancio di Falcon Heavy, che spero di integrare e pubblicare, prima o poi.
** Più o meno come se Quattroruote pubblicasse nel prossimo numero il confronto tra la Fiat 128 e la Peugeot 309.
*** L'eccellente software open source che uso per la gestione dei miei ebook sul PC.

sabato 30 dicembre 2017

Film già visti e film da vedere

Un annetto fa scrivevo su Feisbù che il 2017 sarebbe stato un anno clamoroso per i film, con almeno un'uscita al mese meritevole di visione al cinematografo. Ci sono andato vicino: dieci pellicole* viste in sala, quasi tutte che quelle mi ero prefissato a inizio anno; un paio di delusioni (Kong: Skull Island e, in parte, Justice League) ma nel complesso un'ottima annata. Miglior film dell'anno direi Dunkirk, ma mi sono piaciuti molto, e soprattutto, mi sono piaciuti più di quanto mi aspettassi anche Logan, Wonder Woman e Spider-Man: Homecoming. E poi The Last Jedi, che ancora non ho assimilato completamente e che non vedo l'ora di rivedere.
Il 2018 si prospetta altrettanto ricco con almeno una decina di uscite che vanno dal molto interessante all'imperdibile. In particolare sto aspettando La forma dell'acqua, Ready Player One (i più affezionati tra i miei dodici lettori ricorderanno la mia recensione del libro), Solo e Avengers: Infinity War. Sono un po' più scettico sul secondo capitolo di Pacific Rim, anche se, a meno di recensioni clamorosamente negative, lo andrò comunque a vedere. E poi c'è Macchine mortali, di cui è uscito da poco il primo trailer, che mi incuriosisce parecchio.
Mettiamola così: anche nel 2018 sarò spesso a Melzo.

* Di cui una davvero in pellicola.

domenica 17 dicembre 2017

FilmRece: Star Wars Episodio VIII - Gli ultimi Jedi

Appena rientrato dal cinema, due righe veloci, ovviamente senza spoiler, su Gli ultimi Jedi.
Anche se negli ultimi giorni mi sono autoimposto un embargo* quasi totale su qualunque cosa parlasse anche vagamente del film, qualcosa è filtrato, e mi pare di aver capito che i giudizi su questo Episodio VIII sono quantomeno divisi. Ecco, a me è piaciuto, diciamolo subito. È sicuramente più ambizioso del precedente Risveglio della Forza, va molto meno sul sicuro, si prende più rischi e, quasi sempre, funziona. Quasi sempre perchè ci sono un paio di situazioni che non ho proprio capito**, diversi momenti in cui si ha l'impressione che al regista sia mancato il coraggio, o il permesso, di seguire fino in fondo le sue idee, e alcune scene che, per quanti divertenti, sembrano inserite esclusivamente per esigenze di merchandising. In compenso ci sono un film coraggioso e originale, alcune scene memorabili, e un finale tra i più belli di tutta la saga. Mi fermo, perchè non c'è molto altro che potrei dire senza rischiare lo spoiler: ai miei dodici lettori, che immagino (quasi) tutti appassionati di Star Wars, non posso che suggerire di andare al cinema più vicino.

Gli ultimi Jedi su IMDb: 8.0
Gli ultimi Jedi su Rotten Tomatoes: 93%

* Embargo che finirà nel secondo stesso in cui pubblicherò questo post, sono estremamente curioso di leggere i pareri di parecchie persone che conosco e/o seguo sull'Interwebs.
** Aspetto a chiamarli veri e propri buchi di trama perchè prima voglio leggere qualcosa di più sul film.

domenica 19 novembre 2017

Film(multi)Rece: Thor: Ragnarok e Justice League

Riprendo a scrivere sul blog dopo una pausa vergognosamente lunga per buttare giù due righe, rigorosamente senza spoiler, sugli ultimi due film di casa Marvel e DC.
Solita premessa: bla bla bla non sono fan dei fumetti bla bla bla solo dei film.

Vado in ordine cronologico e comincio con Thor. Già dal poster e dal trailer si intuiva che il tono del film sarebbe stato leggero, ma non mi aspettavo che lo sarebbe stato così tanto. Nonostante si parli - in un certo senso - della tragedia cosmica della morte degli dèi e della rinascita del mondo, Thor: Ragnarok è coloratissimo e cazzone, e non si prende sul serio neanche per un momento. Forse nemmeno quando dovrebbe: in questo film si vede, per la prima volta nel MCU, quanto davvero sia potente Thor (che è pur sempre un dio), ma anche nelle scene più epiche e più drammatiche c'è la gag che alleggerisce, la battuta per cercare la risata. Il film funziona, mi è comunque piaciuto molto, e Cate Blanchett è strepitosa come sempre; diciamo solo che la storia si sarebbe potuta raccontare scegliendo un tono più alto, e avrebbe funzionato comunque, e forse anche meglio.

Credo di averlo già scritto da qualche parte: la DC non recupererà mai il vantaggio che la Marvel ha acquisito con gli anni e i film spesi per costruire un universo condiviso e coerente. Di conseguenza, i personaggi che nel MCU hanno avuto tempo per evolversi e per farsi amare dal pubblico, nel DCEU risultano (quasi) sempre forzati e fuori contesto. Un esempio perfetto è Flash in questo Justice League: l'attore che lo interpreta è probabilmente la cosa migliore del film, ma il personaggio si è visto solo per qualche forzatissimo minuto in Batman vs. Superman, e quindi non lo conosco, o, per usare un francesismo, non me ne frega un cazzo di lui e delle sue motivazioni.
Quindi un disastro? Non esattamente. Come per Thor, a volte avrei scelto un altro tono, ma tutto sommato ho trovato Justice League meglio di quanto mi aspettassi. La fotografia è molto bella, la storia fila, il cattivo funziona e tutto sommato anche le relazioni tra i membri della squadra; le premesse per realizzare dei film quantomeno decorosi in futuro ci sono, vedremo.


Thor: Ragnarok su IMDb: 8,2
Thor: Ragnarok su Rotten Tomatoes: 92%

Justice League su IMDb: 7,6
Justice League su Rotten Tomatoes: 40%

domenica 3 settembre 2017

FilmRece: Dunkirk

Come preannunciato a un'amica su Feisbù*, due righe su Dunkirk.
Per cominciare, il formato: cercando un po' sull'Interwebs si trovano decine e decine di articoli su quale sia il modo giusto di vedere il film, viste le scelte tecniche di Nolan. Ho la fortuna di vivere (relativamente) vicino all'Arcadia di Melzo, quindi la decisione è stata facile: proiezione in 70mm nella sala Energia, che raccomando senza riserve. Come vuole il significato originario delle tre stelle Michelin: vale un viaggio.
Esperienza epica: l'immagine aveva una definizione e un dettaglio incredibili, ma senza la nitidezza a volte quasi eccessiva del digitale; il sonoro è stato, molto semplicemente, il migliore che abbia mai sentito (vedi anche più avanti).
Il film, per i pochi che ancora non lo sapessero, si svolge durante l'Operazione Dynamo, l'evacuazione delle truppe alleate, circondate dai nazisti, dalla spiaggia francese di Dunkerque.
Un film di guerra atipico, già dal tema: niente vittorie trionfali, niente battaglie decisive, solo centinaia di migliaia di uomini che cercano di tornare a casa; non a caso è difficile trovare un eroe in Dunkirk, o anche solo un protagonista nel senso proprio del termine.
La narrazione si svolge su tre piani temporali diversi che si rincorrono e si incastrano: in un paio di occasioni si prova lo stesso orgasmo di quando in Pulp Fiction ci si rende conto che nella scena finale Jules e Vincent sono nel locale che sta per essere svaligiato da Ringo/Pumpkin**.
Non scenderò nel dettaglio della trama, sia per evitare spoiler, sia perchè non è così importante: Dunkirk è un film che funziona innanzitutto perchè emoziona e coinvolge, fa provare la stessa tensione, la stessa paura, lo stesso spaesamento dei soldati sullo schermo; sconfitti, circondati da un nemico senza volto e disposti a tutto pur di andarsene.
E funziona, anche e soprattutto, per merito di un lavoro incredibile sull'audio. Dunkirk è un film almeno tanto da ascoltare quanto da vedere: ci sono numerose scene senza dialogo, dove le immagini sono accompagnate esclusivamente dai suoni d'atmosfera e dalla straordinaria colonna sonora. Mi autocito con questo tweet di ieri sera:
Per chiudere: un film che ancora non ho assimilato del tutto, teso, intenso; una grandissima lezione di cinema e molto probabilmente la migliore opera di Christopher Nolan.

Dunkirk su IMDb: 8.4
Dunkirk su Rotten Tomatoes: 93%

* Ciao Scilla! :-)
** Lo so, tecnicamente è uno spoiler, ma credo che dopo 23 anni scatti la prescrizione.

#ForzaAsteroide

Quelli nell'immagine qui a destra sono gli hashtag più condivisi in questo momento su Twitter. Dopo il prevedibile #SpagnaItalia, troviamo un curioso #buondimotta, che si riferisce a due spot che promuovono in maniera quantomeno inconsueta, almeno per l'Italia, la tradizionale e secchissima merendina, e alla pletora di polemiche che hanno scatenato.
Qui trovate il primo e qui il secondo. Guardateli, tanto durano 30 secondi l'uno, e poi proseguiamo.

Fatto? Ok.

Un paio di considerazioni.
La prima, e la più ovvia: la campagna ha perfettamente raggiunto il suo scopo. Tutti ne stanno parlando, me compreso, e stanno regalando alla cartonata brioche una pubblicità gratuita che è il sogno bagnato di qualunque direttore marketing. Da questo punto di vista, chapeau.
La seconda. Le discussioni sugli spot si polarizzano principalmente su due posizioni. La prima: "finalmente la famigliola puccipucci del Mulino Bianco viene sterminata, ora tocca all'insopportabile ragazzina". La seconda "omioddio la violenza la madre pensiamo ai bambini salviamo la famiglia tradizionale". Io tendo più alla prima, non fosse altro perchè questi spot sono un modo diverso di rappresentare certi prodotti, e visto che mi piace la buona pubblicità, un po' di varietà di linguaggio non può che fare bene.
La terza: ho letto un breve scritto di uno dei realizzatori della campagna. Sono d'accordo sul contenuto, ma la forma è scoraggiante. Possibile che si riesca a innovare il linguaggio della pubblicità anche in settori ultraconservatori come quello delle brioche, ma quando si parla di pubblicità ci si esprime ancora come uno yuppie rampante uscito direttamente dal 1986?
La quarta, e ultima: personalmente continuerò a non comprare Buondì, specialmente nella versione classica. Credo siano la sostanza con il più elevato potere assorbente esistente in natura, e li trovo più adatti all'intervento di emergenza in caso di alluvioni che alla colazione.